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Una storia di gente che divora km

Non ho mai avuto pretese di attribuire patentini di tifosi (tranne sul discorso degli occasionali, ma vabbè), perchè sono discorsi che lasciano il tempo che trovano. Però chi arriva a prendere in considerazione l’ipotesi di partecipare ad una trasferta come quella di Latina ha sicuramente un qualcosa in più di altri tifosi. Metà Gennaio, freddo, prima partita del girone di ritorno, ottima classifica nostra ma incontro tutto fuorchè fondamentale per la classifica e una tifoseria avversaria che “non fa fighi mostrarsi in foto su facebook per dire di essere stati lì”. Otto ore buone di pullman all’andata e altrettante al ritorno per arrivare al quinto minuto del primo tempo (ebbene sì, al netto di incidenti e lavori in corso che hanno causato ritardi in passato, questa volta abbiamo cappellato l’orario di arrivo) e partire subito dopo il fischio finale. Quindi 100 minuti scarsi di permanenza nel luogo, senza mai fermarci in qualche ristorante tipico ma soltanto mangiando in qualche squallido autogrill, senza visitare la città (nel caso specifico addirittura ben oltre al consueto “posto di merda” cui siamo abituati a vedere) e occupando uno dei settori ospiti più infausti che abbia mai visto nella mia carriera di frequentatore di stadi. Una trasferta così, fatta così, non è per tutti. Non la fa chiunque. “Lavoro, famiglia, pannolone da cambiare alla nonna incontinente, crisi, non si giudica un tifoso da queste cose, son più tifoso io che soffro da casa di quelli che vanno allo stadio”, sono tutte argomentazioni valide. Ma alla fine si tira una riga, si sommano i più e si sottraggono i meno per arrivare ad un numero che per definizione è sempre giusto. Con buona pace di chi, solitamente, si offende a leggere un discorso come quello che ho fatto.

Eppure in una trasferta come questa, dove porti a casa oltre 500 euro di perdita secca perchè il calcio è comunque una cosa popolare e per noi è sacro il principio dei prezzi popolari, c’è tutto ciò che basta e avanza a spiegare l’essenza dell’essere tifosi. Dalle teglie di pasta al forno con dentro polpette, uova sode e olive (chi le ha fatte è stato leggero con gli ingredienti perchè in fin dei conti si deve viaggiare), dalle damigiane di vino e di birre, dai film di Checco Zalone in DVD e dalle risate in autogrill quando la cassiera risponde al nostro quesito “ma chi cazzo è che può comprare a 109,9 euro un drone in autogrill” con un disarmante “una coppia lo ha appena comprato e mi ha detto che ora dovevano iscriversi ad un corso per prendere il patentino”. Presi singolarmente ognuno di noi aveva il mal di testa, il mal di pancia o solamente un pò di malinconia perchè non è riuscito a prendere sonno e ha guardato fuori dal finestrino scorrere quasi 800 km mentre il vicino spaccava legna a furia di russare, ma insieme siamo un gruppo invincibile, forgiato da anni di km macinati contro ogni logica e razionalità ma guidati solo da una passione che nessuno potrà mai scalfire. E va bene così.

Latina è una città che quando il Novara Calcio è nato lei nemmeno esisteva. Eppure ha analogie con la nostra città perchè, oltre al numero di abitanti di poco superiore, è collocata in un punto in cui squadre famose come Roma e Lazio le rubano il palcoscenico, un pò come succede a noi con le milanesi e le torinesi. E non c’è nulla da fare, quando devi convivere con questi mostri sacri non riuscirai mai a fare grandissimi numeri in anni medi. O stai sempre al top dove raccogli la qualunque e ci stai stabilmente, oppure tiri a campare con quei pochi ma buoni. Possiamo pensarla come ci pare, possiamo interpretare i numeri nella maniera che ci rende più giustizia, ma certe realtà non porteranno mai allo stadio 10.000 persone sempre e comunque. Magari ne portano 15.000, ma a seguire tre squadre differenti. Ho visto esempi al Nord, Centro e Sud e penso che davvero pochi possono sfuggire a questa regola. Si può invece parlare di  qualità di tifo, che è tutto un altro discorso, ma non di numeri.

Alle due del mattino arriviamo in una Novara deserta e ghiacciata, distrutti e provati, ma nessuno di noi non ripercorrerebbe i quasi 1500 km appena divorati. Perchè saremo anche gente che non ha un cazzo da fare, ma per noi il Novara viene comunque prima di tutto.