Cella 1312 – Daniele Caroleo

Primo libro del 2016 letto, e visto alcune tematiche trattate dall’autore simili a quelle che tratto io, ho pensato di recensirlo.

Stiamo parlando di “Cella 1312” di Daniele Caroleo. E’ un libro che si legge velocemente perché di “sole” 84 pagine (comprensive di prefazione e ringraziamenti finali) che ho pagato 12 Euro. In rete ho trovato alcune critiche sul costo ritenuto eccessivo per un libro così piccolo, ma essendo stato io stesso tra i collaboratori di un libro autofinanziato e prodotto, so perfettamente le logiche commerciali e dell’editore che ci sono dietro e che rende impossibile vendere una pubblicazione a costi molto inferiori di questo. L’autore, poi, non è uno scrittore navigato, e questo a mio avviso rende questa opera molto genuina. Insomma, il classico romanziere ci avrebbe ricamato su l’impossibile per portarlo a 300 pagine, ma qui c’è l’essenziale, e questo credo possa essere un vantaggio per chi non divora libri.

La storia parla di un uomo in carcere nel 2079, quando da solo in una cella di massima sicurezza, nell’ultimo giorno che lo separa dal sapere l’entità della pena che il Giudice leggerà in diretta televisiva, riflette sulla sua vita raccontandola ai lettori. Il 2079 è fatto di una società totalmente differente da quella di oggi ma che, volendo estremizzare il pericolo (come lo stesso autore ammette di fare nella sua prefazione) potrebbe essere una diretta conseguenza di quella attuale. Il Governo  detiene il controllo su tutta la Società alla quale non viene nemmeno più concesso il diritto e il piacere di intraprendere relazioni sociali col prossimo se non in forma virtuale, dove ad ogni individuo viene inserito un microchip per essere controllato e, l’inquinamento, la sporcizia e la cementificazione hanno ucciso la flora e la fauna obbligando le persone a cibarsi di pastiglie ed integratori alimentari.

In questo racconto un ruolo fondamentale è rappresentato dal ricordo del nonno, un ex ultras tatuato che idealmente credo possa essere collocato come una persona nata negli anni 70′, e che gli raccontava che cosa fossero gli Ultras e di come potessero essere allora considerati una forma di ribellione al sistema esattamente come lui lo era stato adesso e per questo era stato incriminato.

Non so se l’autore intendesse dare un monito ai movimenti ultras, ma una chiave di lettura personale che ho trovato leggendo questo libro è stata proprio quella di far riflettere chi oggi, per un ideale, una passione o semplicemente perché ribelle, non si piega ancora a tutto il peggio di quel “calcio moderno” cui le Istituzioni mirano ad ottenere. Nel libro, infatti, viene raccontato come nel 2079 il calcio non è più giocato fisicamente da veri calciatori in veri stadi con veri tifosi, ma tutto virtualmente dove, dietro pagamento di soldi, ogni tifoso può interagire e contribuire al risultato finale. I Governanti infatti, usando la scusa del calcio malato, del doping, delle scommesse e delle violenze, hanno cancellato questo sport sfruttando una sorta di lobotomizzazione della gente che ha accettato passivamente il tutto. Il passo fondamentale di questo libro si riassume in queste poche righe:

“Ma quindi, nonno, potevano essere davvero gli Ultras la soluzione di tutto questo?”

“Se fossimo stati realmente in grado o se avessimo avuto una benché minima possibilità di riuscita questo non lo so. So solo che gli Ultras avevano capacità aggregativa, la forza, il fascino, i numeri, lo spirito e la rabbia ideali per lo meno per provarci.”

Ecco, lo penso anche io e l’ho ribadito in tanti articoli. Ma solo rimanendo uniti, smettendola di litigare per interessi dei singoli ma ragionando in termini di un ideale minacciato da repressione e interessi opposti si può vincere. Altrimenti prima o poi, se non tra sessant’anni magari tra cento, ma il calcio che piace a noi e il modo di vivere lo stadio che abbiamo noi sarà solamente un ricordo che lasceremo noi ora con le nostre foto e i nostri racconti. E nulla di più.

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Bravo Daniele.