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Buon Natale, ma vaffanculo.

E’ un Natale un po’ così. Cinquanta e cinquanta. Il primo cinquanta è sicuramente pieno di felicità e di allegria, perché il Novara è davvero tanta roba. Non lo so come finirà questo campionato, però il Natale la mia squadra me lo fa festeggiare in terza posizione, non lontano dalle prime due che oggi salirebbero in A diretta, e questo basta e avanza per girare come uno scemo col sorriso stampato in faccia, perché non è la normalità essere lassù in alto, a distanze siderali da chi oggi retrocederebbe, con un buon margine sull’ultima che si giocherebbe i playoff, e con un buon numero di mie presenze in trasferta coi tre punti portati a casa.

Poi c’è il secondo cinquanta. Sempre quel maledetto secondo cinquanta per cento, quello che caratterizza e accompagna un po’ la mia vita, sia quella personale che quella da tifoso, che non ti fa mai essere felice al 100%, perché quando c’è una cosa che dici “minchia che culo, come godo”, arriva sempre un qualcosa che ti fa dire “ma vaffanculo”. Ecco. Il mio “ma vaffanculo” di questo periodo va a quanto di più brutto è successo nella mia città, ovvero un omicidio. Un omicidio è sempre brutto di per sé, poi quando chi uccide è un ragazzo che conosci da almeno 20 anni che uccide un tuo altro amico nella maniera più barbara che esista, ti fa passare la voglia di festeggiare. Non ho scritto nulla di questa faccenda, perché a volte davvero non c’è nulla da dire. Non faccio cronaca, quella la lascio ai cronisti locali, racconto solo storie di stadio, di emozioni, di incazzature e di risate, e questo fatto non ha nulla a che vedere con tutto ciò. Perché i due attori protagonisti di questa storia drammatica, ovvero chi ha ucciso e chi è morto, non riesco ancora a credere che fossero due teste di cazzo come me, in giro per l’Italia con me a fare i pirla tifando per il Novara. E che fossero amici. Miei e loro due tra di loro.

E un altro “ma vaffanculo” viene da dirlo perché non è stato possibile nemmeno ricordarli degnamente allo stadio. Un banalissimo striscione “Ciao Andrea, riposa in pace” è stato sequestrato dalle forze dell’ordine e non è stato possibile esporlo ieri sera allo stadio. Perché la colpa di Andrea è stata quella di morire a seguito di un atto criminale di cronaca nera invece che in un incidente stradale o per qualche malattia incurabile. E siccome evidentemente qualcuno col diritto di decidere ha la coscienza un po’ sporca, ha deciso che Andrea non meritasse nemmeno uno striscione. Perché è meglio mettere a tacere. Chissà a Roma, dove un Questore si sveglia la mattina e decide di dividere in due una curva sostenendo che l’ordine pubblico ne avrebbe giovato, o dove un elicottero può permettersi di bombardare con petali di rosa la banda e la gente accorsa al funerale di un boss mafioso, se avrebbero sequestrato lo striscione. E chissà in tutte le altre città d’Italia, dove i tifosi locali possono portare dentro i tamburi e accendere fumogeni e torce, se un pericolosissimo “Ciao Andrea, riposa in pace” sarebbe stato sequestrato. Come a Novara, nella mia Novara.

Quindi Buon Natale. A me, ai miei amici, a chi tifa Novara o qualche altra squadra di calcio. E buon Natale a voi che mi leggete sempre. Che questo cinquanta e cinquanta diventi presto un cento pieno di felicità e serenità. Senza assurdi divieti, senza assurde repressioni mascherate da false argomentazioni e senza limitazioni a persone che hanno ampiamente dimostrato di meritare fiducia. Buon Natale, ma vaffanculo.