PROVIAMO A VINCERE NOI.

Vedere tutta quella gente spaventata in mezzo al campo dello Stade de France, o pensare a ieri al panico che possono aver avuto i tifosi in Germania alla notizia del rinvio della partita per fondati motivi di pericolo pubblico, mi ha gelato il cuore. Non ho scritto nulla fino ad oggi in memoria dei morti, non ho messo bandiere francesi o colorato il blog di blubiancorosso e ho mantenuto un profilo abbastanza basso perchè non sono abituato all’ipocrisia estrema strappa applausi. Credo che i sentimenti di dispiacere e rabbia facciano parte della sfera privata e che non possano comunque mai essere assolutamente autentici fino a quando qualcosa non ci tocca in prima persona.  Credetemi, ho tanto rispetto per quei morti in Francia che non permetterò a nessuno di provare solamente a speculare travisando il discorso che sto per fare, perchè le foto di quei corpi ammassati dentro al teatro che qualcuno ha pubblicato in rete mi hanno impressionato molto. Però credo si debba comunque andare avanti senza perdersi in troppe paure o spendere troppe parole di rito, esattamente come già facciamo quando ognuno di noi viene a conoscenza di morti per malori o incidenti a persone che non conosciamo, o anche alla notizia di qualche  strage dall’altra parte del mondo. Tanto possiamo lanciare tutti i messaggi virtuali che vogliamo, possiamo annunciare di piangere quanto vogliamo, ma alla fine solo chi perde un suo caro sa il dolore che sta provando, e poco se ne fà, almeno nell’immediato, delle nostre indignazioni e proclami di guerra sui social network. Credo che la mia sia solamente una forma di cinismo assoluta o forse una sorta di muro che ho eretto a tutela della mia quotidianità, altrimenti ogni giorno questo mondo di merda mi darebbe la scusa per deprimermi, per imbruttirmi, per intristirmi e per prendermela con qualcuno o qualcosa che da lassù dovrebbe volerci bene, e che ultimamente mi sembra dimostri il contrario.

Quelle scene allo stadio mi hanno invece toccato seppur non sono state espressione di morti, perchè ho visto davanti a me la proiezione di una possibile realtà e di un pericolo che concretamente devo e dovrò affrontare. Mi hanno toccato in prima persona, come credo abbiano scioccato quelle al Bataclan di Parigi sopratutto chi ha la passione della musica e che abitualmente frequenta i locali sede di concerti, perchè è così, inutile negarlo, quando colpiscono qualcosa che fa parte della tua vita e del tuo modo di vivere, si fà piu fatica ad “andare avanti”. E la differenza rispetto a tutti gli altri conflitti degli ultimi 30 anni probabilmente sta nel fatto che il nostro “nemico” non è armato di carri armato e aerei, non sta in una trincea o in una caserma ma fa proprio parte della nostra vita, è perfettamente  integrato nella nostra società e, probabilmente, condivide pure passioni ed usanze nostre. Quindi sa essere invisibile ai nostri eserciti e sa e può colpirci al cuore.

Molti stanno chiedendo di fermare lo sport e i campionati, non si capisce se come presunta forma di rispetto o se a tutela di chi allo stadio ci andrebbe. Ecco, io penso che la politica e l’ipocrisia del mondo possono portare anche a sospendere i campionati per un week end, ma non potranno mai fermare il baraccone del calcio. Un baraccone che è abituato a combattere ultras, i gruppi organizzati di tifosi, è abituato a reprimere, a dividere settori e a scoraggiare l’acquisto dei biglietti, ovvero tutte sciocchezze se ci pensiamo, ma Cristoiddio non può e non deve preoccuparsi di qualcosa enormemente più grossa di lui, come il terrorismo o la guerra. Quando leggo che aumenteranno i controlli francamente rimango perplesso, perchè potranno anche fermare (come allo Stade de France) uno imbottito di tritolo, ma se questo deciderà di farsi esplodere all’ingresso, oppure sul tram che raggiunge lo stadio, nessuno sarà mai in grado di fermare la strage che quel gesto provocherà. L’aumento di controlli porteranno solo ulteriori difficoltà a chi vorrà vedersi la partita in santa pace, e alimenterà le polemiche di chi non ha altro da fare che schierarsi contro il mondo dello stadio a vomitare il suo cavallo di battaglia “chiudiamo gli stadi” senza capire che proprio lo stadio può essere un modo per dimostrare che noi non abbiamo paura, che il nostro stile di vita non è cambiato e che continuiamo a fare quello che più ci piace fare. Pochi altri eventi sono in grado di unire come lo sport e la musica, e sarebbe un peccato fermarli per la paura di un qualcosa che non possiamo comunque prevedere che succeda e che non risolverebbe il problema stesso ma lo sposterebbe solo altrove.

Il mio modo per onorare chi è morto in questi giorni è continuare a fare quello che loro stavano facendo quando qualcuno ha sparato: divertirsi. E’ successo ad un concerto, poteva succedere allo stadio, ma il comun denominatore rimane il divertimento e la felicità. Se vivrete nel terrore, se modificherete il vostro stile di vita, se vi barricherete senza reali motivi in casa, allora potrete mettere anche tutte le bandiere francesi sui profili Facebook e Twitter che vorrete, ma avranno vinto loro, perchè avranno colpito la vostra libertà e felicità. Proviamo invece a vincere noi. Questo week end riempiamo gli stadi e combattiamo a suon di sciarpe, bandiere e voce. Perchè la gente da stadio, ricordiamocelo sempre, non perde mai.