San Nicola (quasi) uno di noi.

Il bello di giocare in categorie con copertura capillare del territorio è quello che ti da la possibilità di girare l’intero stivale e vedere realtà lontane anni luce dalla tua Novara, non solo dal punto di vista logistico. Ogni trasferta è uguale e differente dalle altre, ma ce ne sono alcune che, a prescindere dal risultato, è sempre un piacere fare. La trasferta di Bari è una di quelle. Tutte le volte che giriamo e ci sono di mezzo i voli finiamo sempre a Bergamo (come quella volta là, quando San Nicola fu davvero uno di noi), perchè alla fine vivere attaccati a Malpensa è una bella e comoda cosa ma solo se devi girare il mondo, perchè se fai le toccate e fuga in Italia da un giorno solo finisce sempre che da Malpensa non c’è mai nulla di utile. Erano quasi due anni che non partivo da Orio al Serio, e devo ammettere che parecchie novità nel frattempo sono state apportate a questo aeroporto che adesso sembra davvero figo, come tutti quelli seri insomma, pur mantenendo la particolarità di restituirti quell’idea di gestione improvvisata degli imbarchi che fa sorridere: tutti con un mano un foglio stampato, tu che fai una coda per imbarcarti a Bari attaccati ad una coda che si sta imbarcando per Bruxelles, una signorina svogliata con l’aria annoiata finge di guardare il foglio e ti fa passare e tu che a piedi raggiungi gli aerei Ryanair tutti uguali che partono tutti insieme. Roba che invece di trovarti al San Nicola finisci a vedere una partita dell’Anderlecht.

Tempo di sbrigare le pratiche di noleggio del pullmino ed eccoci in città. A me Bari non piace, non ci posso fare nulla. Per me la Puglia è il Salento, ma questo è un problema mio, quindi con una buona dose di apertura mentale e con la voglia di essere smentito, mi infilo (insieme agli altri) nei vicoli di Bari vecchia alla ricerca di un qualcosa che mi porti a dire “che figata Bari”. Giriamo per i vicolini in abiti civili, ma ovviamente abbiamo tutto fuorchè la faccia da baresi e quindi non veniamo risparmiati dalla pratica della squadratura con occhiatacce da parte dei locali. Tipo che tu cammini tranquillo e loro smettono di parlare tra di loro e ti seguono visivamente in silenzio, fino a quando non sei passato. Però in quella Bari vecchia ci son stato bene, perchè non ho visto degrado, ma anzi pure un certo ordine e pulizia oltre ad una certa pace interrotta ogni tanto da qualche piccolo Cassano che giocava a palla. Visto che aveva portato bene, pure il ristorante che ci ha dato da mangiare è stato lo stesso dell’altra volta, con felicità del proprietario che ci ha riconosciuto e felicità del nostro palato, deliziato da un pranzo fotonico che da solo giustificava la nostra presenza lì.

E’ ora di raggiungere lo stadio, ed è lì che capisci tutte le contraddizioni di un Paese come il nostro, incapace perfino di dare l’idea di una certa coerenza tra organizzazione, regole e prassi operative tra due città distanti 950km. Ci fanno pagare l’ingresso al parcheggio ospite, il cui prezzo pare pure essere contrattabile, davanti agli occhi di alcuni poliziotti che fingono di non vedere davanti a loro un parcheggiatore abusivo che dirottava le auto su un pezzo di terra da lui gestito, e due ragazzi su uno scooter senza casco sorpassare tranquillamente le transenne per venire a chiederci se avevamo pagato il parcheggio. Si rasenta il ridicolo quando chiediamo agli Steward e a due Carabinieri come potessimo fare per un ragazzo in gruppo con noi che non aveva il biglietto, per sentirci rispondere dall’uomo in divisa “ti metti attaccato ad uno col biglietto e passate insieme il tornello con un biglietto solo e sei a posto”…..il Carabiniere che ci dice questo. Mi rendo conto che agli occhi di un Barese o di un lettore del sud possa dare l’idea di scrivere il solito pezzo semi razzista scritto da uno che sta al Nord contro il meridione, ma vi garantisco che non è mia intenzione fare questo. Tuttavia è evidente che, a prescindere dal numero di pubblico e dalla importanza della partita, l’impressione che abbiamo avuto è stata quella di trovarci in una realtà che con la nostra Italia o, se volete il nostro microcosmo di Novara, non hanno nulla a che fare. Il minimo che potessimo aspettarci dentro era quello di assistere ad uno spettacolo della loro curva con tamburi, torce e bombe, ed infatti così è stato. Non sto dicendo cosa sia piu giusto o sbagliato, evidenzio solamente differenze che non possono essere degne di un Paese come l’Italia in una partita del secondo torneo piu importante. Chissà poi a quel simpatico padre di due figli, al 91 esimo quando gli abbiamo regalato il pareggio, le solerti forze dell’ordine novaresi cosa avrebbero fatto se dentro il Piola avesse raggiunto il limite col settore ospiti per abbassarsi i pantaloni e far vedere il culo. Usciamo, ci scortano in aeroporto ma consentendo a tutti i baresi di passare nel nostro parcheggio, cosa che loro avrebbero potuto massacrarci o noi combinargli qualsiasi tipo di disastro.

Questa è stata Bari Novara. Per carità, ci siamo divertiti e anche tanto, per essere stati in 27 abbiamo fatto un tifo strepitoso e abbiamo pure viaggiato con la squadra al ritorno. Non che questo abbia contribuito a migliorare una giornata di per se fantastica, però almeno ci ha permesso di prendere bonariamente per il culo il nostro goleador al contrario Faraoni, reo solo di aver fatto due autoreti clamorose in un mese. Gli ho detto che doveva essere felice, statisticamente quello che ha fatto è talmente irripetibile ed improbabile che avrebbe dovuto approcciarsi al proseguo della carriera come quello che è scampato vivo dal disastro aereo. Peccato che quel signore poi morì in un incidente stradale tornando a casa dall’ospedale, ma a Faraoni non glielo abbiamo detto. Ci piace pensare che adesso segni nella porta giusta, sarebbe già un bel passo avanti.