Dio salvi i nostri derby

Quando parlo di derby col Vercelli parlo della partita e, nella fattispecie, della trasferta dell’anno. Che si giochi tra due formazioni che si contendono il primo posto o, più probabilmente, le ultime posizioni della classifica è soltanto un dettaglio per chi è appassionato di statistiche e di numeri, perchè in ogni partita ci si gioca tutto quello che ci si può giocare, caviglie e occhi neri compresi. Per chi ha voglia di leggere qualche presentazione romantica dell’evento lo rimando ad un paio di articoli del passato, tipo questo e questo, così da potersi fare una prima idea di cosa possa essere per noi questa partita contro quelli al di là del Sesia.

Passano i decenni ma la settimana che precede questa partita rispetta un copione abbastanza standard. Noi di Novara viviamo onestamente questa partita con una certa arroganza di quelli consapevoli di vivere in un contesto urbano più sviluppato e grande, con un numero di tifosi superiore, forti di un curriculum con una serie di “scambi di opinioni e affettuosità” tra tifoserie avvenute nella storia e terminate con oggettive vittorie, con  la certezza di avere sempre e comunque una squadra più forte e quindi con un certo complesso di superiorità. Quelli di Vercelli l’affrontano con quella finta e presunta indifferenza di chi a sua volta vuole far credere che da parte loro non ci sia tutta questa attenzione per una partita che alcuni negano addirittura di vivere come un derby, ma con l’orgoglio e quello snobismo di rinfacciarci una storia di 7 scudetti vinti in un passato che ovviamente noi non riteniamo degno di essere nemmeno ricordato, visto che vissuto in un’epoca in cui il calcio era agli albori. In sostanza ci stiamo sul cazzo. E’ davvero un peccato che solo il Novara e, negli ultimi due anni, la Pro Vercelli, abbiano rimesso piede nelle categorie superiori, a differenza dell’Alessandria e ancor peggio del Casale, che rimanendo in categorie più basse non hanno più dato vita al famoso “derby del quadrilatero”. E’ un peccato perchè credo che tutta Italia dovrebbe rivivere un pò di storia calcistica attraverso queste partite che non entrano più nelle case della gente da troppi anni, rimanendo di fatto solo un evento per le popolazioni della zona o in chi inizia ad avere un’età avanzata.

L’ultimo derby a Vercelli, concluso con una nostra vittoria, regalò alcuni scontri tra le due fazioni (peraltro con una banale ricerca su Youtube si può vedere il celebre video di quegli scontri pubblicato  da diversi portali che trattano l’argomento ultras), e se questo non ha sorpreso e scioccato nessun tifoso delle due squadre, ha invece profondamente turbato le due Questure locali, che hanno vissuto le settimane precedenti a questo incontro con la stessa paura che dovrebbe avere chi deve affrontare l’Isis. La faccio breve, con una grande opera di mediazione si è riuscito ad evitare che qualche fenomeno coi gradi e col culo seduto su una poltrona molto comoda decidesse di vietarci la trasferta, e quindi siamo riusciti ad avere la nostra “gita fuori porta”, quella che ogni tifoso non vede l’ora di vivere. Una decina di bus partono dal solito ritrovo con una scorta che probabilmente si vede in ogni normalissimo derby, ma di Belgrado. La distanza da coprire per raggiungere Vercelli è di ben 20 km, e a metà c’è il cambio di provincia, proprio in corrispondenza della famosa uscita autostradale di Borgo Vercelli, o meglio nota come il punto in Italia con più alta concentrazione di multe e controlli dei vigili. In quel punto esatto, sotto il ponte dell’autostrada, avviene il comitato di accoglienza  delle forze dell’ordine locali, che ci prendono in consegna e ci portano nella ridente Vercelli. Da quel punto, andando piano, ci vogliono circa 10 minuti per raggiungere lo stadio, ma a noi ce la fanno prendere con un pò di calma, sfruttando il fatto di aver trovato un bellissimo trattore davanti alla carovana di lampeggianti blu e di pullman. Quando entri in Vercelli ti rendi conto di trovarti in una realtà strana. A Vercelli, come a Novara, c’è tantissima gente cui non frega nulla della squadra locale, ma a Novara almeno permane una sorta campanilismo che porta un concittadino, se stuzzicato da un pullman di vercellesi con gesti ed insulti, a reagire, almeno verbalmente. A Vercelli pare di no, perchè fuori dai bar vedi pure gente che non ti mostra il dito medio ma ti applaude e saluta. Chissà cosa penserebbe il mio nonno se fosse ancora al mondo, lui che a Vercelli non ci andava con la bandierina del Novara ma direttamente con la mazza da Hockey, ma vabbè. Ci troviamo davanti ad una città completamente militarizzata. Ad ogni incrocio, ad ogni rotonda, in ogni via che i nostri bus hanno percorso ci siamo trovati un esercito di polizia pronto ad intervenire e ad isolare le strade in modo da evitare qualsiasi tipo di contatto, anche accidentale con le due tifoserie.

Siamo dentro lo stadio, noi con l’oggettiva presunzione di “giocare in casa”, loro con i soliti sette scudetti che ci mostrano convinti di umiliarci, perche (pensano loro) nella vita quotidiana viviamo complessati da questo prestigioso palmares che non possiamo vantare. Ma è bello così, è il senso e il succo di un campanilismo che ha radici molto piu profonde e antiche del giuoco del calcio. Vincere un derby in casa loro è sempre bello, vincerlo con un goal sotto il nostro settore lo è ancora di più, e uscire cantando “non vincete mai” lo rende perfetto. Il ghigno per questa vittoria rimarrà per molto, anche perchè uno schieramento di militari e forze dell’ordine è riuscita in tutto tranne che evitare che in campo si pigliassero a calci e pugni come non si vedeva da parecchio tempo. E questa volta in diretta Sky, in HD. Novara e Pro Vercelli hanno onorato il derby, incarnando lo spirito di una rivalità che certamente viene bollata come “eccessiva provincialità” da tutti quei soloni da divano e da teatro pronti a sparare sentenze verso i tifosi, ma chissenefrega di loro. Per una volta il derby è stato davvero onorato da chi ha indossato le rispettive maglie combattendo sul campo e trasformandosi in ultras per difendere la propria storia. Mai come sabato sera ho percepito un giocatore come fosse davvero un fratello sugli spalti. E scusateli se hanno dato un pessimo esempio ai bambini in televisione, ma siamo certi che questi impareranno tanto dai grandi campioni della serie A e della Champions, che giocano i loro derby forti di un bel contratto di qualche milione di euro, netto.

Il nostro derby è questo, i nostri bambini si sono divertiti e son tornati a casa tutti sani e contenti. Beh, felici non tutti, ovviamente solo quelli di Novara. Come sempre.