iCoreo

Ieri sera mi hanno presentato Paolo Milanoli. In realtà sapevo benissimo chi fosse, perchè quando ti trovi davanti ad una medaglia d’oro a Sydney che per di più abita nella tua città, non puoi cadere dalle nuvole e non provare rispetto per uno sportivo che ha onorato il tuo Paese nella manifestazione più importante che esista. Paolo ha smesso di gareggiare con la spada, adesso insegna. Ma non solo. E’ diventato un imprenditore. Che cosa ha inventato insieme a qualche altro socio? Un sistema tecnologico per organizzare, gestire, elaborare ed effettuare coreografie negli impianti sportivi. Il rispetto e la simpatia che provo per Paolo mi impongono, ancor più di quanto penso di avere sempre, un’onestà intellettuale assoluta nel raccontarvi il suo progetto che ci ha illustrato. Essendo una materia a me molto cara, ieri sera l’ho inondato di domande e di perplessità, ma qui mi limiterò solamente ad una riflessione generale al termine dell’articolo.

Il “prodotto” si chiama iCoreo, e per essere utilizzato necessita di due cose fondamentali: la prima, che ogni spettatore seduto allo stadio o nel settore preposto per la coreografia indossi uno speciale giubbotto da loro prodotto che, in maniera agevole e comandato da chi lo indossa, possa cambiare colore. La seconda, che ognuno possegga uno smartphone con installata sopra la loro applicazione. Ci sarà una sorta di “admin” o coordinatore della coreografia che da un tablet darà le indicazioni in modo che ogni singolo spettatore sappia guardando il proprio dispositivo quale colore indossare e quando cambiarlo con un altro indicato. Esistono diversi tipi di giubbotti, da quello iper tecnologico e tecnico che potrebbe pure essere indossato normalmente durante il giorno a quelli “usa e getta” utilizzabili per un solo evento. Occorre che venga mappato nel software l’intero settore, posto per posto e fila per fila e che, ovviamente, ogni spettatore inserisca a sistema, dal proprio telefono, il posto e fila esatto in cui si trova. Il risultato è qualcosa del genere:

Tradotto nel concreto, l’utilizzo di questo sistema consentirebbe, in maniera più agevole e senza l’utilizzo di migliaia da cartelloni, la realizzazione di coreografie interattive simile a questa:

In realtà iCoreo è molto più di un progetto perchè è già stato presentato a diverse Federazioni e primarie Società di calcio straniere che si sono dichiarate entusiaste, e anche in Italia alcune principali tifoserie e Società italiane hanno già visionato il prodotto (la Juventus giusto per fare un esempio) e sembrano molto interessate. Questo è (quasi) tutto.

Mi permetto ora di fare una riflessione generale. Nella vita compro e vendo titoli in borsa tutto il giorno. In una materia dove ognuno pensa di saperne di più degli altri e dove è pieno di personaggi con le teorie più disparate che pensano di avere la ricetta per guadagnare soldi borsa facilmente, esiste una legge non scritta che mette d’accordo tutti: mai andare contro il mercato. (gli inglesi poi l’hanno tradotta in maniera più figa con “follow the trend” ma il senso è quello). E il “mercato” europeo delle tifoserie, e quindi delle coreografie, dice che si sta andando sempre di più verso una situazione in cui i gruppi organizzati sono obbligati a collaborare con le Società ( e con le FdO, ma questo è un problema soprattutto italiano) che spesso partecipano fattivamente alla loro realizzazione. Un sistema come iCoreo, che tra l’altro permette a sistema di bloccare messaggi e parole non gradite inserendole in una sorta di blacklist in modo che, anche volendo, non diventi possibile fare una bella coreografia con scritto “ciao merde” perchè non verrebbe elaborata, viene incontro a questa nuova filosofia. E quindi mi sono permesso di dire a Paolo che sicuramente avrebbe avuto successo. Le Società otterrebbero così la realizzazione di belle coreografie a rischio zero dal punto di vista delle sanzioni, i gruppi organizzati si vedrebbero così sgravati dall’onere di realizzarla materialmente e, cosa di non poco conto, Società e tifosi potrebbero trasformare il sistema in forma di guadagno, perchè la Samsung del caso potrebbe “comprare” una coreografia particolare e vedersi il proprio logo in diretta con uno spettacolo creato in pochi minuti da un computer. Ogni spettatore guarda il suo smartphone, vede che deve indossare il bianco e poi al decimo secondo indossare il blu, e la coreografia è fatta. Ecco che lo stadio diventa quel famoso teatro cui il calcio moderno ambisce a diventare.

Premesso che una cosa del genere a mio è fattibile solo in realtà grosse (seppur bastano 1024 persone riunite in un settore per creare qualcosa di bello), ho provato una tristezza e un’amarezza devastante. Ma non per il prodotto in sè che, oggettivamente, è geniale, ma perchè offre una soluzione e risponde ad una domanda di omologazione ad un mondo che è diametralmente opposto a quello che sarebbe il mio mondo romantico ideale. Ne parlavo anche qua, per me la coreografia dovrebbe essere la massima espressione dell’artigianalità di una curva. E’ bello tagliare a mano migliaia di cartelloni, e bello cucire a mano centinaia di bandierine e dovrebbe essere un vanto e orgoglio di una tifoseria e non un qualcosa frutto di una mediazione con la Società o peggio di una compravendita con uno sponsor. Ma mi rendo conto che queste perplessità che ho esposto a Paolo ieri sera siano fondate essenzialmente sul mio rifiuto mentale di quello che sta diventando lo stadio e che diventerà sempre più. Paolo ieri, con una calma ovviamente olimpica, ribatteva ad alcune mie critiche con un “e che problema c’è? cambiamola questa mentalità, perchè all’estero si e da noi no?” che è la stessa filosofia che utilizzo io in qualsiasi altro ambito della vita. Ma sullo stadio proprio non riesco e tutto questo di cui vi sto parlando ora mi sembra, filosoficamente parlando, molto triste. Eppure il Manchester UTD e i suoi tifosi pare si siano emozionati, a Monaco e Francoforte in Germania pure, in Spagna anche. E pure in Italia iCoreo presto verrà utilizzata. Quindi è evidente che “il mercato” dice che si sta andando in questa direzione e presto i tifosi integralisti come me dovranno decidere se diventare dei cartonati viventi e, magari, pubblicizzare la marca del proprio dentifricio, oppure combattere questo sistema andando “contro il mercato”. Facile ora fare i duri e puri, come per esempio è stato facile cinque anni fa farlo contro la tessera del tifoso. Ma poi? Dopo cinque anni quanti sono rimasti duri e puri?

Vedremo nel corso dei prossimi mesi chi in Italia testerà per primo questo sistema, so che una Società di serie A ha dato disponibilità immediata a provarlo nel suo stadio prima di qualche partita. E quindi questione di poco tempo. Ci tengo a ribadire che non ho nulla contro Paolo e contro il suo iCoreo, perchè la mia è una critica alla filosofia che c’è dietro a questo sistema e non al sistema in se che, mi ripeto, trovo semplicemente geniale. Dico solo che nessun giubbotto, nessuna App e nessun freddo palmare potrà mai sostituire il calore del cartoncino che ho alzato in Rettilineo prima di Novara Padova finale playoff di B o della bandierina di carta che ho sventolato a Vercelli. Antico? No, romantico.