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Tradizione o innovazione?

In questo periodo non c’è solamente il calciomercato e i tribunali sportivi (e non) a far da padrone, ma c’è anche il tema della nuova maglia da gioco che verrà indossata nel prossimo campionato e che le Società piano piano stanno svelando ai propri tifosi. Da quando la “marca” della maglietta  è diventato oggetto di guadagno da parte delle Società che si legano ad un fornitore con un vero e proprio contratto talvolta molto oneroso, e quindi non più un costo come lo era una volta e come lo è ancora nelle categorie dilettantistiche, la presentazione della nuova maglia da gara è diventato un evento importante quanto l’annuncio di un nuovo giocatore. Più importante è la squadra di calcio e più imponente e maestosa sarà la campagna pubblicitaria e la conseguente vendita sul mercato del prodotto. Tradotto in termini poveri, quello che una volta era un fatto secondario e scontato ora è diventato un ennesimo momento di business estremo ed aggressivo, tale da portare addirittura il mercato nero asiatico (avvantaggiato dal fatto che è il luogo dove le grandi marche producono effettivamente il prodotto, e quindi è più facile per loro averlo in anteprima)  a drogare le notizie e i rumors immettendo sul mercato europeo realistiche imitazioni o anche veri e propri fake di magliette spacciate come anteprime di quelle che da Luglio i nostri campioni indosseranno. Insomma, per chi è attento e interessato al tema, già da Marzo inizia una follia collettiva in rete di voci, news, foto e vendita su improbabili siti di magliette spacciate per vere ma che di vero hanno poco o nulla.

In parte questa follia è causata dalla piena diffusione di internet che amplifica qualsiasi cosa e consente al popolo della rete di creare un vero e proprio mondo anche sul nulla, perché trent’anni fa, semplicemente per il fatto esistessero solo i giornali, era impossibile farsi pipe mentali sulla nuova maglietta. Ma il nocciolo della questione stava nel fatto che le due magliette non potevano e dovevano subire stravolgimenti stilistici e cromatici che andassero contro la storia e tradizione del club: quella dell’Inter doveva essere a strisce verticali nerazzurre, quella della juve bianco nere e via così. Il materiale era sostanzialmente uguale per tutti e quindi di che cosa si poteva discutere? Con l’introduzione degli sponsor prima, con l’abbandono del cotone a favore di materiali differenti e con l’introduzione della terza maglia successivamente, sono iniziati i primi veri cambiamenti e, di fatto, è iniziato il dibattito. Se è vero che i nuovi materiali hanno reso esteticamente le magliette più belle, è a mio avviso altresì vero che, nonostante siano vendute tutte come un tripudio della scienza e della tecnica che “ha reso possibile la creazione di una maglietta eticamente sostenibile e ad impatto zero sull’ambiente che garantisce comunque alla pelle di traspirare” qualsiasi maglia che indossi, soprattutto al sole, dopo cinque minuti ti fa sudare e puzzare come una capra. Ma a prescindere da questo fattore opinabile, la corsa alla creazione di un prodotto nuovo ed appetibile al mercato sta progressivamente portando allo stravolgimento della tradizione a favore di una discutibile innovazione. E se prima si “osava” sulla seconda o terza maglia, ogni anni aumentano i casi shock di interventi cromatici sulla prima.

Il concetto della maglia è per un tifoso un argomento molto delicato. C’è chi va oltre il lato estetico, riconducendo il tutto ad una dimensione più intima e spirituale, e chi invece della tradizione e della storia fonda il pilastro cardine della sua fede. Sono visioni soggettive, spesso argomentate bene, per cui vanno accettate. Tendenzialmente sono per la tutela della storia sempre e comunque, quanto meno per la prima maglia, perché comunque è quella che ne identifica i colori e il senso di appartenenza. Se così non fosse avrebbero inventato solo delle pettorine bianche, rosse, verdi e blu da scambiarsi e sarebbe stato più semplice. Sono però abbastanza di vedute ampie da capire che se per esempio la Nike investe diversi milioni di euro per legare il suo marchio ad una squadra, deve avere anche voce in capitolo su un prodotto che dovrà poi produrre e vendere. Quello che non mi è chiaro è quanto peso la Società abbia sulla scelta. Perché se un giorno dovessero proporre all’Inter, al Milan o alla Juve una prima maglia gialla a pois fucsia questi accetterebbero impotenti?

La storia recente dice che l’Inter ha accettato una prima maglia totalmente differente dalla sua storia e tradizione:

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il Barcellona quest’anno giocherà con una maglia col verso delle righe contrarie alla sua tradizione:

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il Rayo Vallecano utilizzerà una maglietta arcobaleno in onore dei movimenti LGTB e dei diritti gay:

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e ogni giorno si scoprono novità più o meno clamorose su decine di altre squadre. Questo mi fa pensare e sperare che le Società siano vittime di contratti blindati, perché mi rifiuto di credere che siano promotrici di questi stravolgimenti.

Io penso che esperimenti di questo genere debbano essere confinati o in una terza maglia oppure proposti per una partita singola, legata ad un evento particolare e destinata ad essere ricordata nel tempo, ma che non possa diventare il senso di una intera stagione. E’ un problema di rispetto in primis per la maglia e poi per la sua storia. Poi possiamo discutere sull’inserimento di un colletto piuttosto che di una sciancratura, possiamo accettare il cordino al collo o i bottoncini, possiamo adorare una lavorazione cromatica che si vede a distanza oppure un bordino sulla cucitura, ma se la mia storia dice che ho la maglia a strisce bicolor, la maglietta deve essere a strisce bicolor. Senza se e senza ma. E non credo di essere integralista o mentalmente chiuso nel sostenere questo, e se lo sono, consentitemi di dire di esserlo almeno quanto la massa che sembra vada bene sempre tutto, quella dei “avete rotto il cazzo con la polemica sulle magliette, l’importante è vendere” (come se aumentasse il loro di conto corrente a fronte di più vendite) e di quelli che se un giorno dicessero “per andare allo stadio devi tenere nella mano sinistra un cono gelato e in quella destra un vibratore, e scegli te quale infilare in un orifizio a caso del tuo corpo” lo accetterebbero dandoci dei rompicoglioni polemici.

Le tradizioni e la storia sono importanti così come il progresso e la modernità. E’ davvero così difficile trovare un equilibrio?