Il lotitismo

La notizia di Lotito indagato e delle perquisizioni in Lega e nella sua abitazione francamente non mi stupiscono più di tanto. E’ evidente, almeno dal momento in cui è stata pubblicata la registrazione telefonica intercorsa col Dg dell’Ischia Lo Iodice, che la sua persona non fosse più così “intoccabile” come sembrava prima. Se poi ci aggiungiamo la richiesta di squalifica a Macalli e, allargando le vedute, le dimissioni di un neo rieletto Blatter post scandalo tangenti Fifa, ci troviamo in uno scenario che autorizza a pensare che ci sia in atto un vero e proprio attacco certamente politico (seppur giustificato da reati che sembrano indifendibili) con possibile annullamento dei vertici del calcio. Ma tornando al nostro microcosmo, quanto si è potuto ascoltare in quella telefonata apre ad una serie di considerazioni che ora, a campionati fermi, vale la pena analizzare.

“Ho detto ad Abodi: se me porti su il Carpi…se me porti squadre che non valgono un c… noi tra due o tre anni non c’abbiamo più una lira. Se c’abbiamo Frosinone, Latina, chi li compra i diritti?”

Da tifoso di una squadra piccola, l’istintiva reazione che ho avuto è stata ovviamente di ferma condanna e sdegno, perchè quando il Novara è andato in A lo ha fatto esclusivamente per meriti personali e non per regali piovuti dal cielo. L’emozione e la gioia che ho provato io quella sera di Giugno non può essere fermata a prescindere da qualche politico del calcio con in mano la calcolatrice e un estratto conto bancario solo perchè il Novara manca in A da oltre 50 anni e non porta 40.000 spettatori allo stadio. Il calcio non è l’NBA americano, bisognerebbe farsene una ragione, per cui non si guadagna il diritto a giocarci lì perchè si è sempre stati in quella categoria o perchè si hanno milioni di tifosi in Italia, ma solo perchè si merita davvero, ovvero non si retrocede. Quando sento che il Carpi non può fare la A perchè non ha pubblico mentre altre piazze storico/importanti con un certo blasone e tradizione sono bloccate in B, mi viene francamente da ridere.

Lotito sbaglia e probabilmente è in malafede perchè gli investitori esteri non investono soldi sul campionato italiano solo perchè le 4-5 big italiane sono clamorosamente meno competitive rispetto a quella attualmente più forte e mediamente più scarse rispetto alla media europea, e non a causa dell’Empoli, Chievo, Sassuolo, Carpi e Frosinone. Anzi queste 5 squadre dovrebbero a mio avviso essere gradite alle Società forti, perchè garantiscono loro incassi sicuri anche in trasferta, proprio per il fatto che i tifosi considereranno le partite contro di loro un vero evento e accorreranno in massa allo stadio. E se le cosidette big italiane fossero così forti, dovrebbero seppellire le piccole di goal, rendendo le partite televisivamente parlando più appetibili. E’ infatti dimostrato che a molti Paesi poco evoluti dal punto di vista del calcio ma molto ricchi interessa di più vedere il campione di turno che seppellisce la squadretta con una sua tripletta che un bellissimo derby tra due grandi squadre che però termina a reti inviolate.

Lotito sbaglia e probabilmente è in malafede perchè la storia insegna che chi antepone solamente gli interessi economici a quelli collettivi, arrivando ad agire in maniera discutibile (spesso illegale) in difesa di questi o della propria posizione, vuol dire quasi sempre che i suoi privilegi e gli onori del ricoprire quella poltrona sono eccessivamente spropositati rispetto agli oneri e “alle rotture di coglioni” che si devono affrontare. Hai voglia poi a spiegare che avevi ragione paventando nozioni di finanza ed economia quando poi pensi solo al tuo interesse.

Lotito sbaglia e probabilmente è in malafede perchè la storia insegna che quando i colleghi, soprattutto quelli delle big, si rifugiano in un mesto silenzio, non è mai per “non infierire” bensì perchè la si pensa esattamente come lui, e questo fatto è molto grave. Come posso io, da tifoso di una squadra piccola, avere fiducia sul fatto non esista un vero “sistema” che possa addirittura arrivare a penalizzare la mia squadra quando il sistema stesso si chiude a riccio in sua difesa? Come posso avere fiducia in un calcio pulito?

Mi è dispiaciuto molto ascoltare quella telefonata, perchè Lotito si mette così clamorosamente dalla parte del torto che non risulta più credibile nemmeno su altri temi che tratta, a mio avviso invece corretti e fondati, che meriterebbero una riflessione seria: parlo della questione stadi. Purtroppo in Italia siamo vittime di 60 anni almeno di calcio dove al top ci sono sempre state le stesse 4-5 formazioni piu almeno altre 10 “medie” piu o meno stabilmente nella massima serie. Queste si sono create appunto tradizione e blasone e quindi dispongono di impianti, magari vecchi, ma comunque importanti. Il problema è che l’economia del calcio sta cambiando ed ora succede che i giocatori, quasi sempre meretrici interessate al guadagno, iniziano a fregarsene di concetti quale “tradizione e blasone” che prima potevano avere un peso nella scelta della squadra, ma guardano la regolarità dell’accredito dello stipendio, cosa non più scontata. Questo vuol dire che un giocatore forte, tra la possibilità di giocare in una piazza storica con molto pubblico e un punto interrogativo sul pagamento, e una “piazza di merda di con tre gatti al seguito” ma pagamento sicuro, preferisce la seconda ipotesi. Ed ecco uno dei motivi per cui nelle categorie superiori iniziano a vedersi realtà sconosciute. Ovviamente c’è una componente di bravura in queste Società molto alta, non voglio banalizzarla, però è un dato di fatto che fino a venti anni fa col cavolo che un Sassuolo del caso avrebbe ottenuto un sì di alcuni giocatori che oggi ci giocano. Il problema è che parlando di un sistema portato a ragionare solo sui soldi, si trova incapace ad affrontare gli altri problemi. Tra cui quelli strutturali. E’ un dato di fatto che in Italia prima si arriva in  serie A (o serie B) e poi si ragiona sul dove giocare quando questo aspetto non dovrebbe nemmeno essere motivo di discussione. La sfida che, a mio avviso, un governo del calcio serio e credibile dovrebbe affrontare e vincere è quella di considerare l’impianto sportivo come un parametro fondamentale per l’iscrizione, mentre oggi di fatto basta aver versato una fideiussione e non aver arretrati sul pagamento dei contributi ai tesserati. Il tutto però facendolo in maniera graduale, corretta e non penalizzante nei confronti di nessuno. Per esempio obbligando le Società ad utilizzare parte dei proventi derivanti dalle televisioni all’adeguamento del proprio stadio, ovvero “puoi fare la B con uno stadio da 5000 posti ma la metà dei soldi delle televisioni li devi usare immediatamente per ampliare il tuo stadio”. Idem poi in proporzione per chi sale in A. Questo per evitare casi clamorosi alla Carpi legittimamente in A ma con stadio da 4000 posti e garantire mediamente in un arco di tempo congruo di far crescere una Società in tutte le sue componenti e non solamente dal punto di vista della categoria.

Il problema è che tutte le componenti del calcio, quindi Società, giocatori, Dirigenti e ci metto pure i tifosi, dovrebbero far fronte comune per combattere non tanto il Lotito di turno, ma il “lotitismo”, ovvero  quella tendenza di proteggere il proprio interesse a scapito dei piu deboli e facendolo con quella malizia e furbizia che quasi quasi ti convinci che sia lui ad aver ragione e tu ad essere inopportuno. Perchè un conto è schierarsi tutti contro Lotito persona, e un altro dargli contro quando rappresenti una grande Società. E gli stessi tifosi di queste “grandi” squadre sono così convinti che gli convenga dargli contro oppure, per esempio, al primo playoff dove vuoi portare 4000 tifosi ospiti in uno stadio che ne contiene solo 757, e magari il playoff lo perdi pure, poi riempi il web di sfoghi tipo “Lotito ha ragione, queste squadrette non devono fare queste categorie”?

Non è facile cambiare il calcio, non è facile sradicare un sistema molto potente e di prestigio. La mia speranza è che almeno la componente dei tifosi si schieri concretamente, coi fatti e senza riserve contro un certo sistema. Anche andando contro gli interessi della propria squadra. Difficile, ma non impossibile.