Care vecchie coreo

Le coreografie sono una delle cose più belle che esistono negli stadi, alcune di queste fanno il giro del mondo e vengono ricordate anche parecchi anni dopo, addirittura più del risultato della partita in cui è stata esposta. Ovviamente uno stadio pieno con almeno 40-50 mila spettatori facilita la realizzazione di coreografie più belle che comunque, è bene ricordarlo, presuppongono un lavoro mostruoso talvolta di mesi ed hanno sempre un costo. Spesso molto più elevato di quello che potete immaginare. Mi piace sempre fare queste premesse prima di parlare di coreo, perchè la gente spesso da per scontate certe dinamiche e crede che sia normale vedere una curva o uno stadio colorato con cartoncini multicolor, ignorando che dietro a quello spettacolo ci sono decine e decine di persone che hanno lavorato di notte e hanno anche dovuto mediare con le forze dell’ordine per poterla esporre. Quindi una tifoseria che fa coreografie merita sempre e comunque un applauso a prescindere. Poi, entrando nel merito, si può criticarla perchè riuscita male, copiata da altre tifoserie o semplicemente “banale” (non so come la pensate, ma che palle a Barcellona sempre la stessa minestra riscaldata da una vita; sarà anche bella da vedere però una volta potrebbero farne una diversa che non muore nessuno), comunque sfido chiunque entri in uno stadio a non rimanerne colpito.

Sulla gazzetta di questa mattina c’è un articolo che parla delle coreografie organizzate dalle tifoserie delle due finaliste di Champions che si sfideranno a Berlino Sabato sera, nel quale vengono addirittura illustrate nei minimi particolari come saranno e viene indicato il nome dell’azienda che curerà quella della Juventus. Ora, non è mia intenzione aprire una polemica contro la tifoseria Juventina e blaugrana, ma trovo onestamente tutto questo (se vero) semplicemente imbarazzante e vergognoso. La coreografia, nella mia visione romantica e filosofica, deve sempre essere espressione di un lavoro manuale e artigianale fatto con la passione, bravura ed esperienza dei tifosi. Se come tifoseria arrivo a pagare un’azienda che la produce e la realizza per mio conto, a mio avviso perdo di quella genuinità indispensabile oltre a dimostrare una pessima mentalità. O si è bravi a farla o non si è bravi, e se non si è bravi non ci vuole molto a colorare il proprio settore, soprattutto in una finale di Champions. Basta obbligare tutti ad indossare una maglia coi colori della propria squadra, a fare una sciarpata o a sventolare una bandiera. Francamente, sapere che nel settore juventino “ci saranno due strisce bianche e nere sullo sfondo e due mani giganti che sollevano la Champions League” ecco, mi toglie qualsiasi curiosità e, se volete, magia ed emozione nel vederla esposta.

Eppure è così bello andare a comprare un km di telo, tagliarlo con le forbici in parti uguali per farli diventare una bandierina, andare a comprare un km di tubi da tagliare per farli diventare aste da 50 cm l’una, trovarsi in qualche luogo nascosto due volte alla settimana per lavorare e custodire gelosamente il segreto di quello che si vorrà fare, prima che gli avversari vengano a saperlo e preparino una coreografia in risposta, che personalmente credo rappresenti l’umiliazione più grossa. Non sono ipocrita, e come spiegato ogni coreo ha un costo, per cui posso anche accettare che qualcuno esterno alla curva la sovvenzioni o contribuisca alle spese di allestimento, ma addirittura rivolgersi ad una azienda specializzata, beh così mi sembra troppo facile. Aggiungo anche, ma ovviamente non ho elementi per dimostrarlo, che ultimamente vedo in certi stadi un pò troppe coreografie così perfette, talvolta col carattere utilizzato nelle scritte uguale a quello utilizzato in altre coreografie fatte da altre curve in altre circostanze, che mi puzzano di essere prefabbricate in larga scala. Diciamo che il sospetto che si stiano appoggiando sempre di più a queste aziende “specializzate” nella produzione di coreo è molto alto, e personalmente contesto e contesterò sempre questa scelta. Poi se mi dite che invece i gruppi che ci lavorano raggiungono un livello di perfezione così immenso, beh chapeau. Spero solo non si arrivi un giorno ad avere un vero e proprio catalogo con relativo prezzario perchè davvero sarebbe la fine di una certa cultura, fortunatamente ancora radicata e seguita da tante tifoserie più artigianali. Insomma, io sono più per la sostanza e il colore che per la fredda perfezione. Ma evidentemente i tempi sono cambiati.

coreoberlino

ecco un pezzo dell’articolo