Una storia di gente con gli occhi lucidi

Finalmente i 10 giorni più lunghi della storia dell’umanità sono trascorsi e il giorno dell’ultima fondamentale partita è arrivato. Dopo una nottata quasi insonne, trascorsa a leggere le whattsappate degli amici anche loro con gli occhi pallati verso il soffitto pensando alla lunga giornata che stava per iniziare, e alla sistemazione degli ultimi ritardatari che si sono iscritti sui bus al foto finish, è arrivata la mattina di domenica 10 maggio 2015, il giorno di quello che qualche ora più avanti avrebbe certificato il nostro ritorno in serie B dopo solo un anno di permanenza in Lega pro. Il Barba e io non siamo due pirla, e sapevamo che l’eventuale festa promozione si sarebbe svolta in centro, che nelle precedenti occasioni di giubilo si è trasformato in un luogo irraggiungibile da qualsiasi auto causa folla festante, quindi il nostro personale ritrovo è stato proprio lì, intenzionati a lasciare un auto di appoggio per la sera e con l’altra raggiungere lo stadio dove ci attendevano 9 bus e 450 persone con la bava alla bocca pronti a sapere su quale salire. Il centro di Novara alle 8,45 del mattino di una giornata così importante te lo aspetti vuoto, in attesa di riempirsi in serata, e invece trovi conferma di come la gente abbia una testa diversa dalla nostra, e l’evento non era la possibile promozione della squadra di calcio della città, bensì sfidarsi in una competitivissima biciclettata e un’emozionantissima “camminata”. Sapere poi che alcuni tifosi che conosco hanno ritardato la partenza per Lumezzane per poter “correre” 6 km  non competitivi mi ha reso ancora più esterefatto perchè è un qualcosa che nemmeno davanti ad un plotone di esecuzione pronto a sparare avrei potuto pensare di prendere in considerazione. Però si dice che “il mondo è bello perchè è vario” e quindi va bene così.

Arriviamo al piazzale dello stadio poco prima dei 9 bus, e come da copione veniamo assaliti dalla massa che chiedeva su quale pullman salire. Evidentemente numerarli da 1 a 9 con un numero ben visibile non è stato sufficiente ad evitare domande tipo “sono sul bus n°4, mi sa dire se è quello bianco?” (ma Cristo, se ti dico che sei sul 4 e uno di questi ha un numero 4 gigante stampato davanti, ma quale cazzo deve essere?), e nemmeno la “pretesa” di chiedere con che nome si fossero prenotati ha snellito un pò la ressa iniziale perchè, sicuramente per un nostro limite, ma risposte tipo “boh non ho chiamato io, forse è segnato Giulio, Mario o Davide” o anche “boh credo ha chiamato il magazzino o la direzione” non ci hanno aiutato un granchè. Eppure alle 10 precise ognuno delle 450 persone iscritte sui bus aveva le chiappe appoggiate su un sedile e la carovana è potuta partire. La tensione nostra era comunque (spero) comprensibilmente marcata, e solo una buona dose di autocontrollo ha permesso di non rispondere con un bel “vaffanculo” ad ognuno delle 47 (quarantasette) segnalazioni a mezzo telefonata, sms, mail o whattsapp di un incidente in autostrada a Seriate con conseguente 4 km di coda, perchè la buona fede di queste persone è evidente, ma è altresì evidente che “cosa cazzo avremmo dovuto fare? passare dalla Liguria, risalire dalla Toscana e dall’Emilia e poi, via Veneto, raggiungere Lumezzane dalla parte opposta? Se c’è la coda la faremo.” Fortunatamente passati noi l’incidente era già risolto e la strada libera.

Alle ore 13 circa arriviamo a Lumezzane. Il Paese è situato in una zona molto ricca, ma evidentemente i locali sono gente che vive solo del proprio lavoro senza concedersi il lusso di ville faraoniche, palazzi e strade immense, visto che la zona, peraltro scomoda da raggiungere, presenta solo un discreto numero di sexy shop e qualche pizzeria di quelle che puoi prendere solo la margherita con la coca cola  oppure con la birra Dhrer in bottiglia. Il Paese sembra deserto, e lo stadio è forse il monumento più imponente di tutta Lumezzane, oltretutto popolato da circa 50 tifosi locali confinati timidamente in un angolo da oltre 2000 tifosi di azzurro vestiti. Inutile dire che “posto di merda” è stata l’ennesima recensione sulla nostra personale guida michelin delle trasferte. Lumezzane è lo specchio di quella che è diventata questa “serie C”, una volta un’orgogliosa e dignitosa terza serie espressione di un campionato tecnicamente valido ma ora combattuto solo da qualche piazza nobile decaduta con la tifoseria ridotta ai minimi termini, qualche altra nuova piazza che ci crede ancora e tantissime altre in paesini con una proprietà virtuosa ma strutture inesistenti. Certo, il tutto è sempre relativo alle proprie aspettative e a cosa ci si era abituati, ma oggettivamente agli occhi di un tifoso poco interessato alle beghe di tifo, alle rivalità e allo sfanculamento reciproco tra curve questa Lega pro è davvero imbarazzante.

Insomma, ieri c’era da vincere e basta. In questi giorni, su qualche Social e su internet quasi ognuno di noi ha lasciato il proprio segno con qualche messaggio di guerra per caricarsi. Chi ha messo il discorso di Al Pacino negli spogliatoi, chi quello del finale del film “300”, chi scene di “Apocalipse now”. Tutti noi ci siamo vestiti con gli abiti di grandi trascinatori, di potenziali eserciti di assassini pronti a trucidare i Lumezzanesi, di barbari pronti a devastare tutto ciò che incontravamo. “al dodicesimo dobbiamo già essere 3 a 0 ed è fatta”. E invece. Il primo tempo non tiriamo mai in porta, siamo fermi in campo, non ci avviciniamo nemmeno per sbaglio alla porta avversaria e il Bassano vince già 2 a 0. Sono questi i momenti dove ognuno reagisce in maniera del tutto irrazionale. C’è quello che passeggia nervosamente a destra e sinistra, chi snocciola un corollario di santi e madonne, chi mangia, chi piange, chi fissa la montagna, chi è pietrificato e chi invece sostiene di aver sognato la donna di nero vestita con in mano la falce. Io la sola cosa che posso fare è cercare il mio amico Scarda, colui che, tra i tanti, è quello che si avvicina di più al mio livello di pirlaggine. “Scarda per vincere devo stare con te, al goal ci abbracciamo” gli dico. Inizia il secondo tempo, l’arbitro ci nega il terzo rigore, noi non segnamo. “Ci dobbiamo credere, la dobbiamo spingere noi dentro questa cazzo di palla di merda” ordinano i lanciacori Ghigo e Nando e noi cantiamo sempre più forte, ma il goal non arriva. E poi, una ripartenza, una serpentina un tiro velenoso rasoterra di Corazza nell’angolino, 1 a 0 per noi. Lumezzane esplode, il nostro urlo si sente in tutta la Val Trompia, abbaccio Scarda che urla in lacrime, abbraccio Scardina, urliamo, imprechiamo, cantiamo. Seppur il Lumezzane dava l’idea di pensare a tutto tranne che di provare a pareggiare, ogni volta che uno di loro toccava un pallone mi sembrava il Barcellona, ogni loro giocatore mi sembrava Messi ed ogni palla giocata dal Lumezzane mi sembrava un’evidente occasione da goal per loro. Dopo il solito infinito recupero arriva il fischio finale, abbiamo vinto il campionato, contro tutto e tutti, arrivando primi nonostante una penalizzazione che avrebbe potuto ucciderci. Scarda piange, Tano piange, Danilo piange, Fabio piange, il Barba mi abbraccia imprecando contro la madonnina e il buon bambino Gesù. Tanti altri piangevano. Vincere il campionato era la sola cosa che potevamo, dovevamo e volevamo fare, ma farlo non è mai facile, e comunque è sempre bello.

Il viaggio di ritorno l’ho fatto pensando a tutto ciò che è successo quest’anno: dal Carlone che ieri avrebbe dato del bastardo disonesto all’arbitro, alla  Signora Maria che mi piace pensare fosse lì con noi a saltare festeggiando, fino poi a ripensare a Walter, che non sarà un caso ma da quando non c’è più il Novara ha solo perso ed è sceso di categoria, che adesso può festeggiare insieme a tutti gli altri lassù coi loro bandieroni del colore del cielo e delle nuvole che li ospitano. Alle 20,30 circa eravamo nel centro città a festeggiare. Per tutta la scorsa settimana si è parlato del tema degli occasionali, accusati di accaparrarsi i biglietti per l’ultima trasferta importante a differenza di tutte le altre volte che fuori Novara non si sono mai visti. In realtà potrebbero essere accusati di essere “occasionali da trasferta” perchè i 2000 presenti ieri a Lumezzane erano tutti veri cuori azzurri militanti. Tante facce conosciute, tanti tifosi storici, altrochè occasionali. La festa si è consumata in una città che invece non è esplosa per questa promozione, forse perchè ormai abituata a categorie superiori o forse perchè troppo imbruttita per scendere in piazza per festeggiare, a differenza delle due ultime promozioni dove i veri occasionali hanno paralizzato le strade. E’ stata la festa più bella, perchè chi era lì a ballare e a cantare era gente che lo ha fatto davvero perchè ha sentito questa promozione come “propria”, soffrendo come pochi la retrocessione dello scorso anno e un inizio di campionato un pò in sordina, lottando sugli spalti partita dopo partita e dimostrando di avere a cuore il Novara più di ogni altra cosa al mondo, al pari degli affetti famigliari.

Meglio così, non abbiamo dato troppo fastidio coi clacson ai concittadini già in pantofole in attesa di Fazio in tv, non abbiamo preso d’assalto le bancarelle di improbabili venditori ambulanti piene di magliette contraffatte con scritto A , B, Campioni o Forza Azzurri, e non abbiamo sporcato le piazze del centro storico. Abbiamo davvero gioito col cuore, abbracciandoci tra di noi con gli occhi ancora lucidi di chi si commuove ancora per una bella storia a lieto fine, senza che il resto della città fosse turbata e svegliata da questi pazzi in festa. Il Novara calcio 2014/2015 è una bella storia, e noi tifosi ne siamo stati assoluti protagonisti. E chi non ha vissuto tutto questo, beh peccato per lui.