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Di tutti ma non per tutti.

Ci sono dei momenti nella vita di un tifoso dove la classifica e la prossima partita che dovrai giocare scriveranno la storia del campionato che sta volgendo al termine, quella partita che non puoi e non devi fallire perchè dirà se hai vinto o perso il torneo. La testa mi porta a pensare che il mio personale campionato 2014/2015 possa essere archiviato come uno di quelli in cui mi sono divertito maggiormente, perchè nonostante una brutta retrocessione portata a casa nella stagione precedente, la qualità e quantità numerica espressa soprattutto in trasferta quest’anno è stata decisamente importante, soprattutto se rapportata alla categoria e alle avversarie, di conseguenza sarei un pazzo se non fossi soddisfatto, anche perchè nonostante il primo periodo molto brutto con qualche assenza forzata causa ricovero di un famigliare, la mia presenza e il mio apporto alla causa sono stati costanti. Però è altresì vero che chiudere una stagione con la vittoria di un campionato è ben più appagante di una mesta retrocessione, o almeno la Signorina grazie al cazzo sosterrebbe questa tesi, e quindi la possibilità di festeggiare domenica, nonostante una pesante penalizzazione giustamente ridimensionata in appello, appoggiandolo delicatamente nel retto dei nostri tanti antagonisti storici incontrati in questi mesi di Lega Pro, beh diciamo che rende euforici. Eppure le mie contraddizioni con le quali non ho mai imparato a convivere mi stanno esaurendo. Vivo da tifoso sognando momenti come questi e poi, da venerdì scorso alle ore 17, ovvero quando si è palesata la situazione di essere “padroni del nostro destino”, mi trasformo in uno di quei monaci tibetani in perenne meditazione. Avete presente quegli omini tutti rasati in testa, tutti uguali, tendenzialmente con occhi a mandorla ma sempre chiusi, vestiti con un saio rosso e che girano per il mondo scalzi con le mani unite in perenne preghiera e meditazione? Ecco, sono io. Che nemmeno so a che minchia devo pensare, ma comunque penso. Penso, per esempio, che sia profondamente ingiusto attendere 10 giorni prima di una partita così importante, perchè trovarti nei 10 giorni più lunghi della storia dell’umanità senza apparentemente che passino mai, è logorante. E 10 giorni saranno anche pochi rapportati ad una vita intera, ma vi garantisco sono infiniti se sono quelli che ti dividono da un giorno che aspetti fortemente. In questi 10 giorni (6 dei quali fortunatamente passati) possono capitare e sono capitate tante cose. E soprattutto tante telefonate.

“Mi scusi se la disturbo, ma mi sa dire se posso pagare in contanti il biglietto che comprerò online?”. Ecco io lo so che alla fine sono ripetitivo nello scassarvi la minchia raccontandovi le telefonate più improbabili che ricevo, anche perchè sono io che mi metto in questa situazione rendendo pubblico il mio numero telefonico per le prenotazioni delle trasferte, però voi dovete anche fare lo sforzo di capirmi. Quando poi percepisci che una telefonata del genere ti viene fatta da un ragazzo che probabilmente è più vicino ai 20 anni che ai 30, insomma ti cadono proprio i coglioni. Primo perchè nemmeno sono in vendita i biglietti online, ma se anche lo fossero stati, sarebbe stato davvero da rispondergli “certo, infila 16,50 euro dove di solito ci metti il cd, ma attenzione che la macchina non da resto.”

“buongiorno, ho guardato sul sito e ho visto che non si possono comprare online i biglietti, ma lei mi sa dire se si possono comprare online?”  Ecco, amico mio, quando sarà finita questa settimana andiamo magari a berci una birra e mi spieghi quale altra conferma cercavi dalle mie parole, ok? Non credi che se si potevano comprare online li avresti trovati sul sito che hai controllato?

“pronto salve, premetto di non essere un occasionale perchè son già venuto con voi ad Empoli…” (playoff per salire in A 3 anni fa). Amico mio, ho fatto un fioretto che prevede il raggiungimento del massimo livello di apertura mentale e di predisposizione ad accogliere anche chi si è ricordato solo ora che esiste il Novara, però non mi sfidare così eddai.

“buongiorno, scusi se la disturbo, mi sa dire se il settore ospiti a Lumezzane è contro sole?”. Purtroppo noi monaci tibetani in meditazione viviamo in una dimensione parallela a quella di voi comuni mortali, e per noi sole, pioggia, neve o nebbia sono particolari non rilevanti.

Ma queste persone si possono anche capire. Nessuna di queste mi ha fornito le generalità, non sono voci conosciute, per cui dietro l’anonimato del telefono si sa che si può perdere qualsiasi inibizione e scrupolo. C’è tutt’altra categoria di persone, invece, a cui davvero è impossibile non augurargli interminabili sedute sul cesso per svuotare il colon: i colleghi e gli amici a cui non frega nulla di quello che stai passando, ma che ovviamente stanno condividendo questi 10 giorni assurdi perchè fisicamente vicini a te. L’altro ieri, per esempio, ho brindato con uno di questi il nuovo record del mondo della domanda “ma in che categoria gioca il Novara?”. Perchè la massa te lo può chiedere, ci mancherebbe, ma la stessa persona che da Giugno 2014 ti chiede periodicamente la stessa domanda può solo voler dire due cose: alzheimer o arterioslerosi galoppante. E rispondere male a chi purtroppo convive con queste malattie è inopportuno, di conseguenza mi piace pensare che il collega in questione soffra di queste patologie e quindi gli rispondo sorridendo “Lega Pro”. Altra domanda che potrebbe battere il record del mondo nella sua categoria è “ma quando gioca il Novara?”, che se vogliamo dirla tutta è ancora più difficile da tollerare perchè la prima è abbastanza generica, confinata nella dimensione di un campionato che può non interessare, ma la seconda, se mi stai accanto, è francamente imbarazzante perchè la decomposizione del telefono in stato avanzato a causa delle continue telefonate alle quali rispondo in serie “in quanti siete? ritrovo domenica ore 9,30, pagate sul bus” non dovrebbe lasciar spazio a dubbi circa il giorno della partita.

La verità è che queste attese imbruttiscono, ma sono l’inevitabile obolo da pagare prima di scrivere una storia vincente, di collettiva esaltazione e identificazione in quella maglia che rappresenta la compagine della nostra città, in nome di un tifo per una squadra che il mio amico Mau dice “essere di tutti ma non per tutti”, nonostante almeno per un’estate sarà patrimonio di tutti, esattamente come quando ci si deve spartire un’eredità molto corposa e si presentano a reclamarla le persone più improbabili dichiarandosi parenti del caro estinto. Ma questo non è un mio problema. Conosco la mia gente e so come la pensa, e proprio per questo so che il prossimo campionato, se questo finirà come speriamo, azzererà nuovamente il livello di fiducia e il senso di appartenenza lasciando l’onere e l’onore di rappresentarlo e manifestarlo ai soliti di sempre. Succede a Novara come in tutte le altre città d’Italia, per cui nulla di nuovo. Il Novara è di tutti ma non per tutti. Far parte di quei pochi è tutto.