Quarter Final England vs Italy aprile 01

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From father to son

Ore 7,15 circa, salgo sul solito treno frecciabianca a Novara proveniente da Torino e diretto a Milano; prime persone che vedo dentro sono 6 tifosi inglesi, 2 adulti maschi e 4 bambini, età stimata 7 anni il più piccolo 12 il più anziano, vestiti tutti con felpa della nazionale inglese e che sicuramente hanno assistito all’amichevole Italia Inghilterra di ieri sera nel capoluogo piemontese. Tutti e 6 dormivano sulle poltrone del treno e non avevano bagagli particolari eccezion fatta per un piccolo zainetto indossato dai bambini a conferma del fatto che la loro trasferta potesse essere solamente un “toccata e fuga”  per la partita, e nulla di più. Durante il viaggio uno dei bambini si è svegliato, e prima cosa che ha fatto è stato quello di accendere il suo iPhone e vedere un video girato ieri, precisamente un momento in cui gli inglesi cantavano il “God save the Queen”, seguito da un altro con qualche coro che però non sono stato in grado di riconoscere.

Per me è stata una scena bellissima da vedere. A campi e Paesi invertiti credo sarebbe stato difficile vedere una famiglia italiana viaggiare in queste condizioni perchè per prima cosa l’interesse medio degli italiani per queste partite si manifesta solo in caso di Europei e Mondiali (ma dalle semifinali in sù), e quindi figuriamoci per un’amichevole inutile piena di giovanotti. E qualora qualche romantico di altri tempi avesse voluto fare un toccata e fuga in Inghilterra, come minimo avrebbe avuto seri problemi in Italia ad acquistare 6 biglietti per il settore ospiti a Londra, le mogli/madri avrebbero spaccato i maroni minacciando il divorzio perchè è quantomeno da irresponsabili far dormire i figli in una stazione e su un treno, e i bimbi stessi, che mai avrebbero viaggiato senza una valigia con 6 ricambi e una farmacia ambulante dentro, avrebbero alla lunga pianto perchè il sonno, il freddo, la fame e il cagotto si sarebbe impossessato di loro. Eppure quei 4 bambini inglesi mi sembravano apparentemente in salute, dormivano che era una meraviglia, non manifestavano evidenti segni di sofferenza psicofisica e non sembravano denutriti.

La considerazione che faccio è che la gente più che esaltare il cosiddetto modello inglese e contemporaneamente affossare sempre di più quello italiano, dovrebbe invece iniziare a svegliarsi un pò, a non vivere sempre nella bambaggine e con quella chiusura mentale che ti porta sempre e solo a stare sul divano. Ho usato l’esempio della nazionale solo perchè ieri sera si è giocato Italia Inghilterra, ma se quella famigliola ha fatto questa trasferta per un’amichevole, sicuramente nella vita lo ha fatto pure per la loro squadra del cuore, e il concetto di base è lo stesso. Perchè se un bambino inglese di 8 anni già in braghette e con su solo una felpa sopravvive ad una notte in Italia e si diverte a fare una nottata prima allo stadio, poi su una panchina e infine su un treno, vuol dire che è stato cresciuto senza quella mentalità italiota che deve per forza avere un letto comodo, una coperta, un bagno per farsi due docce al giorno e tutto questo lo possa fare solo in estate, perchè guai a fargli perdere due giorni di scuola. Allora la questione non è che il modello inglese sia inarrivabile, semmai il problema siamo noi che viviamo e soprattutto cresciamo i nostri figli con una mentalità che siamo i primi che poi contestiamo e denigriamo. Insomma, non è che servano per forza il West Ham o il Millwall per vivere come il modello inglese, lo si può fare anche tifando Novara, Benevento o Virtus Lanciano. Non è la squadra di calcio ma la testa che fa la differenza. Noi abbiamo la testa per vivere come (diciamo) ci piacerebbe vivere?