Maleducati ma liberi.

Alla fine la Roma, forse perchè più famosa di tante altre squadre o solo perchè in eurovisione, sotto la curva a rapporto dopo l’ultima di una serie di prestazioni deludenti ha portato il Viminale ad esprimersi su questa “nuova moda” dei giocatori di dirigersi a fine partita sotto il settore occupato dagli ultras , ipotizzando l’introduzione di sanzioni sportive ed amministrative alle Società e ai singoli tifosi in caso di “contatti” post partita.

Più volte su questo blog ho argomentato le mie convinzioni circa quello che ritengo un diritto da parte della tifoseria di dialogare con la squadra e sul fatto che debba essere considerato un dovere dei giocatori spendere 5 minuti (perchè di questo si tratta) coi tifosi, soprattutto quelli più fedeli e presenti. Ho sempre accettato che questo mio punto di vista potesse non essere condiviso, peraltro forse la maggioranza dei tifosi probabilmente è contraria al principio che la squadra debba prendersi insulti o si debba sentire obbligata a “giocare” questo umiliante terzo tempo, e ho sempre specificato che il tutto non dovesse mai superare quella linea di demarcazione tra la civile contestazione, dove per civile intendo che nessun tifoso metta le mani addosso al calciatore, però davvero questa volta trovo semplicemente idiota il fatto che si pronunci il Viminale, paventando addirittura, in una visione estrema del tutto, di far diventare reato la richiesta di un confronto.

Ribadito che questo possa non essere condiviso, qualcuno però sarebbe ora che argomentasse il punto di vista contrario, perchè alla lunga stanca sentirsi ripetere “eh ma non è giusto che il giocatore debba venire lì a prendersi gli insulti”, oppure si snoccioli un’arrogante falsa certezza tipo “all’estero queste cose non succedono” (cosa che non corrisponde ovviamente alla realtà), quando poi ipocritamente si corre a casa smadonnando con odio contro la squadra o riempiendo qualche forum di frasi ad effetto tipo “squadra di merda”, “allo stadio non mi beccano più”. Ma a prescindere da questo, vorrei davvero capire cosa da fastidio, e quale concreto pericolo derivi da un confronto a caldo sul campo. Fa paura il principio che quelli riconosciuti come “capi” riescano ad avvicinare idoli che per la massa invece risultano inavvicinabili e questa cosa generi una sorta di invidia? Siamo davvero diventati un popolo così educato e fine che rimaniamo scandalizzati per il fatto che giuocatori di calcio si prendano qualche vaffanculo o qualche invito ad andare lavorare? No perchè, sicuramente per colpa di qualche mio limite, ma davvero non riesco a capire tutti questi problemi e paure. In tantissime situazioni nella vita quotidiana non sono d’accordo su qualche atteggiamento o comportamento di gruppi di persone, ma semplicemente mi comporto diversamente da chi ritengo stia sbagliando e finisce lì. Eppure quando in gioco ci sono i tifosi, sembra che si debba per forza di cose esprimere il proprio sdegno ed invocare l’intervento delle istituzioni per affrontare questo pericolo sociale numero uno in Italia.

Siccome nella vita mi è stato insegnato ad essere sempre propositivo, mi piacerebbe allora che il Viminale mi trovasse un’alternativa al confronto con la squadra visto che pare considererà illegale farlo allo stadio e, da tifoso militante, attivo, presente e soprattutto pagante (e non poco) pretendo che qualcuno mi chiarisca come potrò esternare il mio disappunto. Qualche proposta alternativa mi permetto di avanzarla. Organizziamo una comoda video conference? Non si darebbe fastidio a nessuno e ognuno potrebbe farlo comodamente da casa, ovviamente previa accettazione di un moderatore che escluda i più maleducati. Creiamo un mega gruppo su whattsapp? Forse più comodo ancora ma a rischio insulti. Per i più fedeli, alla diciottesima trasferta dell’anno e al superamento dei 2500 Eur spesi per seguire i propri idoli si concede il diritto di mandare una mail ad un giocatore a caso, a patto che il testo venga scritto da Alfano? Oppure spostiamo il problema dallo stadio al centro sportivo dove si allenano e ci puliamo la coscienza, caro Viminale? O meglio ancora facciamola finita e diciamo che il mondo del tifo debba essere completamente separato da quello della squadra che invece debba continuare a vivere in una campana di vetro ed essere esclusivamente osannata ed idolatrata e basta. Diciamo che il giocatore debba essere visto sempre e solo come un idolo e concediamo magari al tifoso la possibilità di acquistare, pagando con paypall o con comode rate a tasso agevolato, un autografo. In fin dei conti nessuno obbliga il tifoso ad andare allo stadio no?

Se passa il principio in base a cui non si possa mai contestare, non si possa mai esternare il proprio dissenso, non si possa mai mandare a fare in culo nessuno perchè questo “è prima di tutto una persona che si merita dignità e rispetto”, allora non si diventa un popolo più civile, ma si diventa un popolo vittima di un regime dittatoriale, che è cosa ben diversa. Oggi ci dicono che non puoi avvicinare un giocatore giocando sul fatto che la massa consideri criminali gli ultras, domani magari ci diranno che non potrai più parlare ad un politico o all’insegnante di tuo figlio perchè verrà considerato pericoloso che tu faccia pure questo. Ma davvero volete vivere in Paese così? Difendo quindi il diritto di essere un tifoso forse maleducato, esponendomi magari al rischio personale di una querela (qualora si dimostri che offenda qualcuno) ma sempre libero di dire e fare quello che penso, ovviamente nel rispetto della legge, senza essere vittima di proibizioni perbeniste ed ingiustificate. Alla gente da fastidio che mi incazzo se ritengo che un giocatore non onori la mia maglia? Perfetto, io mi sento invece offeso da quei tifosi che invece sembra accettino sempre tutto, che sono felici se un giocatore pagato milioni pascoli in campo e poi rida di te alla sera al privè di una discoteca, dopo che tu hai pagato per andare allo stadio a sostenerlo. Punti di vista differenti. Con la differenza che non chiedo che il Viminale intervenga contro di loro considerandoli illegali, beceri e pirla, ma al massimo mi limito a pensarlo. Questa è la differenza tra me e loro.