IMG_5319 febbraio 16

Tag

Una storia di gente coi coglioni in gola.

Ogni campionato presenta sempre almeno una trasferta “evento”, ovvero quella che, a prescindere da interessi di classifica, l’aspetti già da inizio anno perchè la storia e la rivalità con la tifoseria antagonista la rende più divertente di tante altre. Come già ho avuto modo di raccontare, questa Lega Pro in realtà ci sta regalando diversi “eventi”, ma la partita di Pavia, complice l’interesse di classifica, è quella che, salvo la sciagurata ipotesi di playoff, sicuramente verrà ricordata come LA trasferta di questo campionato.

Quando capitano queste trasferte con un seguito così numeroso mi tocca dover gestire il mio animo bipolare e dover far fronte alle mie contraddizioni che vedono me (e i miei amici che organizzano con me) da una parte fare sempre di tutto per agevolare più persone possibili e portarle in trasferta, perchè alla fine questa è un pò una vocazione che emerge sempre su tutto, e dall’altra quella di “combattere” tutte quelle persone che concepiscono la trasferta solo come un qualcosa che può essere preso in considerazione solo se vicina e solo negli anni buoni. Siccome la vita è fatta di continue mediazioni, spesso al ribasso, e 700 persone “buone” da portare in trasferta sempre non ce le abbiamo, o si accetta quindi di portarsi dietro chi entra nel settore ospiti e come prima cosa guarda il posto segnato sul biglietto e lo cerca, (voi non potete immaginare il crimine che mi sale quando vedo queste scene) oppure si pensa al proprio orticello e gli altri si attacchino al cazzo. Ma non saremmo noi se ragionassimo così, noi che siamo capaci di portarci a casa centinaia di euro di perdita per non lasciare a casa 15 stronzi in più, che di solito nemmeno ti ringraziano per questo, non saremmo noi se in queste occasioni non ricevessimo telefonate alle 23,30 dal primo stronzo che capita, che nemmeno immagina i salti mortali che stai facendo per organizzare al meglio ma ti dice pure “ho già chiamato due volte e non mi hai risposto, dammi un posto per domenica” senza nemmeno arrivarci quanto meno a dirti “buona sera”. Tu lo sai che non hai bisogno di loro, semmai è il contrario, ma il sostegno alla squadra deve venire prima di ogni altra sega mentale, e per sostenere come cristo comanda ci vuole gente. Perchè il “meglio 30 fidati che 500 occasionali che si fanno i fatti loro” è una bellissima e meravigliosa cazzata che possono dire i Marines quando devono fare un’incursione armata, ma se vuoi far sentire il calore in uno stadio allora i numeri centrano eccome. E quindi prenotazione dopo prenotazione, telefonata dopo telefonata, siamo arrivati all’ottavo pullman prenotato. Devo però ammettere che arrivare al ritrovo, vedere dal Viale Kennedy sbucare uno dopo l’altro i bus (e 8 uno dietro l’altro è già una bella carovana) è un qualcosa che personalmente mi emoziona sempre molto e che mi fa mettere sempre in discussione tutte le mie convinzioni estremiste sull’argomento occasionali.

Si parte, scortati già da Novara con tre auto della polizia (due delle quali senza telepass e quindi alla prima barriera le perdiamo subito) e carichi di 150 kg di coriandoli come coreo da trasferta. Sì, 150 kg divisi in sacchi da 5 kg l’uno reperiti ovviamente dal Sig. Coriandoli, da dividere un pò a tutti i 700 del settore. Arriviamo a Pavia abbastanza presto, e non puoi non chiederti come questi potrebbero mai gestire un’eventuale serie B, visto che bloccano mezza città per indirizzare i locali in alcune vie e gli ospiti in altre, nemmeno dovessero gestire affluenze di pubblico simili alle finali di Champions League. Tutto questo, unito al loro stadio sempre più decadente (seppur tutto coperto, e non è poco), situato in aperta campagna e al grigiore e all’umidità del tempo piovoso conferiscono al luogo il consueto status di “posto di merda”. Pure le locali forze dell’ordine dovrebbero mediare la loro innata contraddizione, vuoi per la loro totale incuranza nel presidiare decentemente il percorso (avessimo voluto noi o loro sarebbe successo il disastro in più punti del tragitto), per l’assurdità ormai anacronistica del non fare entrare le aste delle bandiere (ormai in tutti gli stadi i bandieroni sono ammessi), e dall’apertura mentale inesistente nel bloccare maschere di carnevale all’ingresso e striscioni scritti in latino, salvo poi consentire l’ingresso di 150 kg di coriandoli (si tratta di carta in fin dei conti, ma se vuoi fare il duro allora non fai entrare nemmeno quelli), e non accorgersi di torce e bomboni portati dentro con disarmante facilità. Ma tantè. La partita era sentita da entrambe le tifoserie, e aver nei fatti vinto la partita nella partita contro la loro curva (seppur numericamente sopra la media della categoria di quest’anno) rende il risultato finale, almeno dal mio punto di vista, solo un dettaglio. Certo, un dettaglio decisamente irritante, perchè  quando all’ottantesimo metti dentro in contropiede il 3 a 1, la partita è finita. E invece noi siamo il Novara mica così tanto per. Noi siamo il Novara perchè se non soffriamo, se non veniamo colpiti dalle sfighe e non rimaniamo vittime del nostro essere “ceppe di minchia” sempre, ovunque e comunque, ci chiameremmo Real Madrid. 3 a 3 per la gioia di chi ha scommesso pareggio + over, e per il pubblico locale che festeggia come noi abbiamo fatto quando siamo stati promossi in A, costante di questo campionato tra i tifosi delle squadre che ci hanno fermato.

Tornando a casa, nel tepore di un bus quasi tutto addormentato vuoi per la stanchezza mentale e vuoi per l’incazzatura, ho pensato che, sarà un caso, ma quasi tutte le volte che carovane di bus partono da Novara difficilmente poi regalano vittorie. Milano, Torino, Genova, in passato Alessandria, Pistoia, Verona, Modena e ora Pavia, hanno portato solo 1 punto (quando è andata bene). Forse solo Cremona nell’anno del ritorno in B fu meta di conquista, altrimenti dobbiamo tornare indietro negli anni 80 e 90. Come se il destino andasse contro a chi come noi la trasferta ce l’ha nel suo DNA, e non ha bisogno di una classifica che sorride per viverla nei migliori dei modi. Un pò come un giudizio divino (pure un pò stronzo, diciamocelo pure) che ci dice “ecchecazzo, vuoi dare l’idea di essere una tifoseria coi controcoglioni solo quando ti va bene? E adesso lo prendi nel culo. Quando tornerete ad essere in 100 vincerete”. Ma alla fine penso che senza quei 15 stronzi in più che di solito nemmeno ti ringraziano, senza una telefonata alle 23,30 del primo stronzo che capita e che pure è risentito perchè non gli hai risposto subito, senza vedere una volta ogni tanto la gente sorridente che si fotografa sui bus e che si porta dietro il cuscinetto poggia culo pensando di stare seduto in tribuna come a casa sua e senza tutti quelli che vengono una volta sola all’anno in giro, ma che si atteggiano come se fossero sempre in prima linea, giornate come questa verrebbero ricordate solo davanti a una birra dai soliti 4 amici al bar che volevano cambiare il mondo. Ieri invece è stata la giornata del pubblico Novarese, che per una volta, seppur forzatamente e con immense fatiche, ha indossato la maglia e “si è fatta arrivare i coglioni in gola” (cit. Ghigo) insieme a chi lo fa sempre. E chissenefrega se non sono arrivati i 3 punti. Comunque quest’anno vinciamo noi e saliamo noi.