Più sostegno, meno affetto.

Dovrei scrivere un articolo sulla bella trasferta di Cremona, ma quanto successo a Reggio Emilia tra Icardi e Guarin e la curva dell’Inter mi ha portato a dare precedenza a questa riflessione. Ovviamente ragiono sulle immagini che abbiamo visto tutti in tv, supportate poi da alcune testimonianze di amici presenti, perché non ero lì in mezzo e soprattutto non ho sentito di persona cosa gli possa essere stato detto, quindi non è nemmeno escluso che possa sparare qualche cazzata. Mi limiterò pertanto ad un discorso abbastanza generico.

In linea di principio sto sempre con i tifosi e mai con i giocatori. Per me quando una curva chiama a raccolta la squadra, soprattutto dopo una prestazione indegna, questa è tenuta ad andare sotto il settore a prendersi parole e a rendere conto di quanto visto in campo. Il giocatore che non accetta questa “legge non scritta”, o peggio ancora mostra inequivocabili segnali di insofferenza e indisposizione a sottostare a questo teatrino, è una persona che non ha rispetto di chi come minimo ha speso soldi per essere lì. Non arrivo a parlare di concetti alla massa sconosciuti, quali per esempio il fatto che per molti tifosi la maglia che indossano e l’essere lì a sostenerla possa essere uno stile o una ragione di vita, perché tocco un livello che riguarda comunque una minoranza di persone, ma credo che almeno concordare sulla mancanza di rispetto e sensibilità possa essere abbastanza semplice per tutti. Il fatto poi che il giocatore che si è risentito è quello che, nei fatti o nella sua percezione, sia uno dei meno colpevoli lo posso anche capire, ma penso che il suo risentimento dovrebbe essere confinato nelle mura dello spogliatoio e non essere esternato lì davanti ai tifosi e soprattutto dato in pasto alle televisioni, pronte a specularci sù. La curva, invece, a mio avviso è tenuta sempre a sostenere i giocatori durante la partita, proprio perché quello che ha da dire lo può fare al triplice fischio. La contestazione durante, a mio avviso deve sempre essere motivata da forti argomentazioni, altrimenti anche la curva stessa può essere criticata. Da questa mia convinzione purtroppo non mi smuovo facilmente.

Detto questo, è un dato di fatto che tutte le volte che una squadra viene contestata sotto la curva o sotto il settore, avviene poi un processo da parte di una buona fetta della stessa tifoseria verso i colleghi che stanno contestando, spesso con toni ancora più forti ed esasperati di quelli utilizzati contro i giocatori, che onestamente non ho mai capito, non capisco e probabilmente non capirò mai. E’ come se una parte della tifoseria avesse più a cuore la tutela e il rispetto del giocatore invece del risultato collettivo. E questo, lo ripeto, va oltre ad Icardi, perché potrei anche citare tutti quelli che dopo la retrocessione del Novara dello scorso anno, a noi che contestavamo, ci urlavano “ma non fate i deficienti, non rompete le scatole ai giocatori”, come se ai loro occhi fossero meritevoli di elogi. Parlando invece proprio di Icardi, rilevo davvero un numero elevato di interisti sostenere “se la sono presa con lui che è il solo che segna lì dentro” come se il giocatore in questione vantasse un curriculum di goal e di trofei vinti con l’Inter tali da renderlo immortale, oppure fare un processo alla curva portando argomentazioni che non centrano nulla coi risultati e col fatto specifico, ma buttandola su discorsi extra calcio tipo “curva fascista” ecc ecc.

Mi ha dato fastidio leggere queste opinioni perché mi toccano un po’ dal vivo in quanto in prima linea nel combattere questa battaglia personale (dopo quella principale e storica che faccio contro chi critica chi va allo stadio) tra chi tifa per la maglia e chi invece tifa per la squadra. Che sembra la stessa cosa invece c’è una filosofia differente dietro, perché chi tifa per la maglia parte dal presupposto che l’Icardi del caso sia un giocatore di passaggio, mentre chi tifa per la squadra è portato ad affezionarsi al singolo giocatore. Sostenere un giocatore non è la stessa cosa di affezionarsi, e chi si affeziona troppo ad un giocatore per me rischia seriamente alla lunga di perdere obiettività. Si può essere amici di un giocatore, per carità non sono così rigido, e io stesso in alcuni casi (molto pochi in realtà) ho piacere qualche volta a sentirmi al telefono o chiacchierare in chat con qualche giocatore con cui ho approfondito l’amicizia, ma mai lo difenderei a prescindere se mettesse a rischio l’onore della mia maglia. Eppure tantissimi su Icardi ora ti dicono “si hai ragione ma lui non se lo merita”, “mi dispiace per lui”, “ma a cosa serve?”, “senza di lui saremmo ancora più giù in classifica” arrivando addirittura a giustificarlo quando insulta i tifosi. A me piacerebbe sapere se vi trovaste davanti ad un vostro cliente, magari anche stronzo non discuto, che vi sta chiedendo giustificazioni su un prodotto difettoso vendutogli o su un servizio scadente che gli avete offerto se voi gli rispondereste mai “pezzo di merda, che cazzo vuoi, ci metto il cuore io nel lavoro che faccio (picchiandovi il pugno sul petto), prenditela col mio collega fancazzista”. E soprattutto vorrei vedere che cosa farebbe di voi il vostro datore di lavoro. Sicuramente in queste occasioni le parole che vengono dette ai giocatori non sono piacevoli, ma è altresì vero che chi ha la fortuna di fare il calciatore deve accettare tutto questo, altrimenti faccia l’impiegato.

Il fatto è che sono di parte, lo ammetto, ma davvero le argomentazioni usate contro le curve che contestano i giocatori rasentano spesso la follia oltre che la pochezza strutturale. Parlare di fascismo, comunismo, di Società messe in scacco dai tifosi, di giocatori sotto ricatto e di violenza perché la curva del Parma o dell’Inter chiede un chiarimento alla squadra è semplicemente ridicolo. I giocatori hanno bisogno del vostro sostegno, non del vostro affetto. Quando un calciatore vuole la vostra amicizia state certi che ve lo farà capire e vi cercherà altrove, ma altrimenti siete voi che vi state facendo un film mentale a senso unico, perché Icardi, o Cassano, o Rigoni o Rubino non sanno nemmeno chi siete, e proprio perché professionisti non si farebbero problemi a segnarvi contro festeggiando con i loro nuovi tifosi.

Io tifo solo per la maglia, quella resterà sempre.