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Una storia di pacche sulle spalle e di vin brulè

Dopo molti anni di trasferte è inevitabile costruirsi un proprio database di stadi visitati, che parte dalla collezione del biglietto fino ad arrivare a tenersi un proprio diario con indicato l’uscita del casello autostradale, qualche buon ristorante della zona, qualche parcheggio comodo o magari un monumento da visitare. Quando poi sei un tifoso del Novara nel 2015 puoi solo appartenere a due categorie: la prima, ovvero il tifoso di vecchia data, che si sente nel diritto ad ogni trasferta di fracassare i maroni al “nuovo di turno”, raccontando con dovizia di particolari qualche avventura calcistica successa almeno vent’anni prima nel posto che si sta raggiungendo, oppure si fa parte della seconda categoria, il nuovo tifoso, che si approccia ad ogni trasferta come se stesse per invadere l’Old Trafford di Manchester e che si rompe i coglioni ad ascoltare la puntuale filippica del tifoso appartenente alla prima categoria. La trasferta a Salò, contro la Feralpi Salò, mette d’accordo tutti perché assolutamente inedita, e grazie a Dio la locale squadra quando è stata oggetto di qualche fusione ha mantenuto almeno la parola Salò, perché si fosse chiamata solo Feralpi sfido chiunque a collocarla geograficamente parlando nella zona giusta. Insomma, anno nuovo vita nuova, trasferta nuova, meta nuova e soliti due bus in partenza con noi organizzatori già un po’ amareggiati, perché i 70 che abbiamo portato sono troppi per un bus solo e troppo pochi per due, sicuramente sufficienti per farti smadonnare, ma almeno con la curiosità di vedere uno stadio nuovo e la speranza di passare una bella serata.

Guardando le foto postate sui social da qualche tifoso arrivato sul posto presto, Salò parrebbe pure essere un bel Paese. Però noi Novaresi abbiamo un blocco mentale impiantato dalla nascita che ci mette nella condizione di farci cagare qualsiasi lago che non sia quello d’Orta o il Maggiore (ovviamente la sponda piemontese). In taluni e improbabili casi dotati di apertura mentale sopra la norma, è possibile trovare qualche sporadico amante del Lago di Mergozzo, ma parliamo comunque di esseri umani in via di estinzione. Per cui sai a noi che ci fregava del lago di Garda. Oltretutto arrivare sotto un diluvio, al buio invernale, in un impianto che potrebbe tranquillamente ospitare un gara di terza categoria, col campo perfettamente visibile da fuori la recinzione e che quindi nemmeno rende indispensabile entrarci dentro per assistere all’incontro, unito al nostro complesso di superiorità mai abbandonato per aver giocato in serie A solo l’altro ieri, ci autorizza a catalogare la trasferta col più classico del “posto di merda”.

Non esiste polizia, non esistono vigili, un’ora prima dell’incontro lo stadio è ancora chiuso al pubblico. Entro, solo dopo aver dovuto spiegare che il flaconcino di Vics servisse a contrastare la mia rinite cronica e non fosse un’arma di distruzione di massa, e mi sale un po’ il magone per lo spettacolo che i miei occhi devono assistere: l’impianto più piccolo di tutto il girone ci ospita. Fortunatamente uno dei nostri decide di animare il settore entrando in campo con una facilità disarmante, andando a salutare i nostri portieri e riportando nel settore la bandierina del calcio d’angolo. Questa è la Lega Pro. Solo una decina di minuti dopo dal campo compare un addetto che ci urla “edda ragazzi su, ridateci la bandierina” così, tra risate generali, la partita può quasi iniziare. C’è da dire che andare in questi posti ti da la possibilità di trovare al bar il “vin brulè” che nel calcio che conta col cazzo che lo trovi. Peraltro pure di ottima fattura. E questo fatto ti da un senso alla serata perché in fin dei conti ti sembra quasi di stare ad una festa di paese con i tuoi amici lì con te che cantano e bevono, e in mezzo al campo 22 pirla che corrono dietro ad un pallone.

Noi siamo il Novara, e queste squadrette di questi paesini dovremmo mangiarcele, eppure si fa una fatica bestiale, anzi quasi quasi becchiamo pure. Si vede che complessivamente siamo più forti, e diciamoci pure grazie al cazzo visto che solo il nostro centravanti guadagna più o meno come tutto l’11 titolare avversario, aggiungo io, però poi la pratica è sempre diversa dalla teoria e alla fine son 4 partite che non vinciamo. L’impressione di essere più forti non si tramuta più in vittoria, e tutti pensieri più negativi, contraddittori e inquietanti che vanno dal “Salò è città fascista non può essere che un posto di merda” al “Salò non è mica una città comunista come la nostra, e infatti ci hanno fatto il culo, qui hanno due coglioni così”, fino al sempre gettonatissimo “che posto di merda” rendono la serata ancora più amara di quello che in realtà è stata. Nemmeno la gioia di imbroccare un autogrill giusto e serio al ritorno la rendono meno amara, e quindi non ci resta che accettare il menu rustichella come cena e tornare a casa.

Quando si giocava nelle categorie fighe e noi eravamo la cenerentola spesso si usciva dagli stadi con le pacche sulle spalle degli altri tifosi che talvolta ci dicevano “siete simpatici”, ora che siamo nella categoria degli sfigati ma non siamo più le cenerentole fatichiamo pure a dare le pacche sulle spalle alle tifoserie simpatiche. Anzi, quasi quasi ormai ce le diamo tra di noi che ci facciamo pure tenerezza. Però vuoi mettere la soddisfazione, alla prossima gita a Salò, di fare la filippica a qualche nuovo tifoso dicendogli “bevevo il vin brulè mentre Pablo Gonzalez segnava?”