VIAGGIO NELL’ITALIA CHE TIFA ALL’ESTERO. PUNTATA N° 2 – ITALIAN HAMMERS STATION 936

Quando mi è venuta l’idea di raccontare le storie della “gente da stadio” italiana con la passione per una squadra estera ero sicuro che avrei trovato persone fantastiche, con belle storie da raccontare. E’ stato così con Simone della ITFC , ospite della prima puntata di questo viaggio, che mi ha dato quasi l’idea di essere un tifoso del mio gruppo da quante affinità ho trovato in lui, soprattutto dal punto di vista filosofico e di visione della passione militante per una squadra, ma non avrei mai immaginato di scoprire nei tifosi italiani del West Ham davvero un mondo incredibile. La puntata n°2 è dedicata all’Italian Hammers Station 936, il primo gruppo ufficiale di tifosi italiani riconosciuto dal West Ham.

Ho iniziato personalmente a seguire con affetto le sorti degli Hammers nel momento in cui Paolo Di Canio ha indossato la loro maglietta, e successivamente quando ci è arrivato Alessandro Diamanti, un giocatore che ho sempre apprezzato e che secondo me ha raccolto in carriera meno di quello che avrebbe potuto, fino a diventare quasi un oggetto di studio da parte mia visto il quantitativo importante di libri dedicati a loro che ho letto e musica “oi” ascoltata, un genere che ricorda un misto punk/rock espressione di tanti gruppi musicali con chiaro riferimento al tifo per il West Ham. Nel mio immaginario ho sempre visto formazioni come l’Arsenal piuttosto che il Liverpool come squadre “istituzionali” ma che, a livello personale, non mi hanno mai attirato quanto le più piccole, che in fin dei conti sono quelle che incarnano probabilmente meglio lo spirito del calcio inglese, e il West Ham rappresenta sicuramente una delle esponenti principali di questa cultura calcistica.

Gian V. è uno dei referenti di questo Supporters Group, al quale ho rivolto alcune domande che ha poi condiviso con altri ragazzi del gruppo.

1) Per prima cosa grazie del tempo che mi dedicate. Inizio con la prima domanda che più che altro è una curiosità personale: il West Ham per voi è la prima squadra per la quale fate il tifo oppure siete tifosi di squadre differenti in Italia con la comune passione per gli Hammers?

RISPONDE: Il Patrik
Per quanto riguarda me tifo hammers per passione… la mia fede è da quando sono nato per una squadra italiana ma la passione per il calcio inglese e per i suoi giocatori mi ha portato a scoprire questo magnifica squadra della quale mi sono innamorato sempre piu col passare degli anni… ricordo ancora gli anni quando Paolo di Canio… grazie alle sue gesta faceva parlare di se e del West Ham in Italia.. da li è partito il tutto per me… la mia passione si è rafforzata negli anni sempre di piu.

2) Presentate l’Italia Station 936: quanti tifosi raggruppate, e quante volte in un anno riuscite ad essere presenti allo stadio? Organizzate trasferte di gruppo oppure ognuno si muove in autonomia?

RISPONDE: Fabio Z.
La Station 936 nasce dall’idea di raggruppare la passione per la tradizione e la storia del calcio inglese, in particolare del West Ham, e l’aggregazione che il tifo inevitabilmente comporta..la voglia di stare insieme, di condividere emozioni e provare a trasmetterle anche a chi non le ha mai provate direttamente, sono alla base della filosofia della Station 936. Al giorno d’oggi il nostro gruppo su facebook (West HamEngland Group Station 936) conta più di 3000 iscritti, tra i quali vi sono tifosi più o meno convinti, appassionati, oppure semplici curiosi. Non avendo al nostro interno alcuna tessera di affiliazione, è difficile dare un numero esatto. Solitamente vi è sempre almeno un “membro” presente ad ogni partita in casa, che condivide con chi non è riuscito ad essere presente la propria esperienza di una giornata di football(pre partita, match e post); per quanto riguarda le trasferte, almeno una decina all’anno vengono seguite da uno o più ragazzi della station( il solitario e leggendario “Mr. Away”, seguito da un folto e caldo gruppo di “Young Hammers”). Non vengono organizzate vere e proprie trasferte di gruppo, in quanto inevitabilmente, provenendo da ogni parte d’Italia, risulta molto difficile; ma all’interno della Station vi sono tanti appassionati del Made in England, e del Football Inglese che viene naturale organizzarsi tutti insieme nel nome del West Ham.

3) il West Ham è molto famoso ovunque, ed ovviamente anche in Italia. Credete che film quali Green Street Hooligans, la moda dei Dr Martens e tantissimi libri condizionino un po’ le simpatie degli italiani verso il West Ham e, se sì, vi da fastidio questa cosa?

RISPONDE: Markus S.
Sicuramente la pubblicazione e la distribuzione in Italia del film Green Street Hooligans ha fatto in modo che molti appassionati di calcio che magari non si erano mai interessati alla Premier League ed ai club inglesi si rendessero conto della magia degli stadi e del tifo. Ovviamente il film ripercorre in maniera un po´ romanzata la storia dell´ICF, mostrando scene di vita dei cosiddetti “hooligans”, riuscendo nell´intento di rendere onore ad una cultura come quella degli ultras che va ben oltre il risultato della partita ma che troppo spesso viene etichettata solamente come criminale e violenta. Il film è diventato una specie di classico per gli amanti del calcio inglese ed è riuscito a far conoscere un club storico come il West Hamanche all´estero. Stesso discorso vale per la vendita di abbigliamenti firmati Dr. Martens (ex sponsor della squadra nella seconda metá degli anni ´90 e nei primi anni 2000) o comunque relativi allo stile degli ultras inglesi. Questi ultimi hanno avuto una certa influenza nel crearsi un proprio brand ed un determinato tipo di abbigliamento, ormai copiato e seguito dagli ultras di mezza Europa. Anche la letteratura è riuscita ad aprire le menti dei tifosi al di fuori dell´Inghilterra grazie a libri come “Congratulazioni hai appena incontrato la I.c.f”, “Good afternoon” e “West HamGuv´nors” in cui Cass Pennant ripercorre le gesta della firmche lui stesso guidava. Ovviamente il rischio è quello di trovarsi con dei simpatizzanti che seguono i risultati del West Ham solo ed esclusivamente perché sono venuti a conoscenza del West Ham tramite la visione del film o perché fa tendenza vestirsi con una giacca firmata Dr. Martens. D´altra parte peró credo sia un incentivo per le persone che amano il calcio vero, quello in cui gli stadi sono gremiti non solo da ultras ma anche da famiglie ed anziani, in cui il rispetto è fondamentale e l´amore per la propria squadra va oltre il risultato o l´errore arbitrale. Ecco cosa significa tifare West Ham: soffrire, lottare e gioire tutti insieme, come una famiglia.

4) Mettiamoci nei panni di un tifoso occasionale, nel senso di una figura non abbonata che decide di vedersi una partita di calcio allo stadio da spettatore neutrale, è più facile per lui acquistare un biglietto per una squadra inglese oppure italiana?

RISPONDE :Zebro M.
Direi inglese anche perché in Italia tra limitazioni territoriali e tessere del tifoso ti passa la voglia di acquistarli, la prima volta che ho acquistato i biglietti per Upton mi è bastato andare sul sito ufficiale scegliere i posti e pagare…dopo 15 giorni li avevo in mano

5) Come provereste a convincere del contrario un italiano medio che pensa che l’inghilterra calcistica sia solo violenza, birra, droga, hooligans e trash e che, in realtà, il modello inglese non sia un esempio?

RISPONDE: Nik F.
C’era una volta in Inghilterra, dalla metà degli anni Sessanta alla fine degli anni Ottanta, un gruppo di persone che facevano della violenza e della conquista dei pub e curve avversarie il loro credo di vita: stiamo parlando degli hooligans.Inghilterra, 2014:in ogni stadio, all’ingresso degli scalini che ti portano sugli spalti, compaiono cartelli con la scritta “No alcoholic drink beyond this point”, nessuna sostanza alcolica oltre questo punto; poco più avanti, si troverà la scritta “ Persistent standing is not allowed”, vietato rimanere in piedi per più di un determinato tempo.La cosa affascina ed allo stesso impaurisce: come fanno gli inglesi ad essere così civili? Dall’altro lato, come fanno persone che hanno messo a soqquadro l’isola ed un continente ad aver accettato così passivamente questa trasformazione? Le leggi della Thatcher, il Taylor report, i primi rave, l’acid house e le conseguenti droghe, tutto ciò ha portato all’allontanamento del tifoso medio inglesi dagli stadi negli anni Novanta (che, non a caso, è considerato il decennio più brutto per quanto riguarda il calcio inglese); non si aveva più notizia dei famigerati hooligans, firm come Inter City Firm, Headhunters e Bushwhackers si erano praticamente sciolte, ed i suoi membri preferivano fare affari tra di loro, scrivendo libri o diventando sceneggiatori per il grande schermo. E’ in tutto questo che nasce la Premier League, in sostituzione della vecchia First Division: i primi contratti milionari con le televisioni, gli stadi tutti a sedere e dai prezzi più che quadruplicati, l’invasione degli stranieri e la trasformazione dell’utente medio da tifoso a consumatore; il supporter diventa intransigente: come in una pièce teatrale, non accetta l’insuccesso; qualora l’evento non porti al divertimento sperato, egli abbandona, senza nemmeno troppi rimorsi.Vedere una partita di Premier League non ha nulla a che fare con una partita di vecchia First Division: i posti sono tutti a sedere; non ci si trova ammassati senza poter respirare, correndo il rischio di trovarsi all’uscita con i pantaloni pieni dell’urina di colui che ti stava sopra; non ci sono i programmi in carta, con cui segnare a matita i titolari ed il numero degli spettatori, ottenuto dal numero di quante volte il tornello conta persone veniva girato; non ci sono le birre sulle terrace e quell’odore pervasivo di cipolla; i bagni non sembrano provenire dai lager; i giocatori ora hanno acconciature disparate, il nome sulla maglia e troppi sponsor; i cori sono molto frammentati, ed accade sovente che i tifosi di casa, oltre a rimanere seduti, si esibiscano in soli due-tre cori in novanta minuti; il presidente non è un ragazzino nato e cresciuto nella città del club, coltivando fin da bambino il sogno di poter giocare nella squadra per cui fa il tifo, ma è malese, qatariota o russo; non è più il calcio in cui “football was football, and footballers weremen”.Come la stragrande maggioranza delle persone, mi sono avvicinato al calcio inglese nella sua nuova fase (per ovvi motivi, essendo un ’91), e nonostante guardi con nostalgia al passato, non posso lamentarmi di quello che ho davanti: il calcio inglese è profondamente cambiato, non ha nulla a che fare con quello di prima; la violenza è scomparsa, alcool e droghe, sebbene consumati in quantità, non incidono assolutamente, e non riesco a considerare hooligans persone che si ritrovano a chilometri dallo stadio, in luoghi predefiniti con numero di presenze concordato; il bello degli anni Ottanta, nei racconti delle persone che l’hanno vissuta, era l’eccitazione, il brivido di potersi trovare una volta girato l’angolo l’intera firm rivale. Quelli erano gli hooligans.Sebbene provi nostalgia per il passato, sono contento di entrare nel mio pub di fiducia due-tre ore prima del kick-off, bermi buona birra con i miei amici, uscendo per un fish’n’chips condito con vinegar nel negozietto a fianco, rientrare e cantare a squarciagola fino a dieci minuti prima del calcio d’inizio: la vera atmosfera la si trova nei pub ormai, e non sugli spalti, dove il borghesotto non ha troppa voglia di scomporsi (caso diverso in trasferta): ciò è anche dato dal fatto che molti frequentatori del pub non si recheranno poi alla partita, a causa del prezzo troppo alto dei biglietti o di diffide che se raccontate 25 anni fa farebbero sorridere.
In conclusione, provo un brivido di irritazione ogni volta che gli Zazzaroni ed i Collovati parlano di calcio inglese, senza sapere minimamente cosa sia: non sono non abbiamo gli stadi, ma non abbiamo nemmeno la mentalità; con governatori che propongono leggi inique, con presidenti e capi ultras impelagati con la malavita, con steward che non sanno nemmeno i loro compiti e con decenni di barriere e chilometri tra noi ed il campo, come è possibile immaginare una partita senza barriere, a due passi dal campo, potendo respirare l’odore dell’erba ed il respiro affannoso dei giocatori? Come è possibile mischiarsi con i tifosi avversari, sfotterli in caso di vittoria o subendo in caso di sconfitta? Come è possibile entrare sugli spalti a due minuti dal calcio d’inizio e trovare il proprio posto libero, senza che venga occupato da qualcuno che non ti vorrà cedere il tuo legittimo posto? Come è possibile collegarsi al sito internet della società, prendere il biglietto in un minuto, passare il tornello ed entrare sugli spalti con ancora l’accendino e la pericolosissima bottiglietta d’acqua?E per concludere, in tutto questo, come è possibile entrare allo stadio senza prima aver mangiato un panino con hamburger, qualsiasi tipo di salsa e cipolla, ed un numero indefinito di Carling, Foster’s e Carlsberg?
Viva il calcio inglese!

6) cosa pensano in Inghilterra della tessera del tifoso?

RISPONDE: Federico B.
Direttamente e personalmente non ho mai parlato con un inglese della tessera del tifoso Made in Italy c’è di meglio di cui conversare… Comunque la versione inglese della nostra schifezza è una splendida Member che offre svariate opportunità al tifoso della propria squadra e che lo fa sentire parte integrante della stessa… Non un documento per la schedatura del tifoso sotto forma di carta di credito!
Insomma in Inghilterra è una cosa fatta bene e con criterio
In Italia invece è la solita iniziativa campata per aria per apparire ma senza consistenza effettiva

Indicativo l’intervento finale di Gian V. :

La Station 936 vuole essere o cerca di essere una stanza dei sogni….nel 1995 mandammo una lettera per avere informazioni su come seguire il West Ham, e su come raggiungere Upton Park, non pensavamo ci rispondessero, ma lo fecero subito, con tante info sulla Società e tanto altro. Lì capimmo….che forse era possibile realizzare un sogno!

Quando scrivo un articolo non specifico sul Novara tento sempre, per quanto possibile e per quanto mi riesca, di avere un approccio neutrale e di esaltare sempre le figure di persone che valuto essere simili a me in quanto filosofia e passione per lo stadio e il calcio. Non ho e non voglio avere pregiudizi e rivalità verso nessuna tifoseria perchè quella penso vada riservata esclusivamente sugli spalti. Qui dentro per me siamo tutti uguali, nel senso che si è “uno di noi” o non lo si è. In questo caso, non ho difficoltà ad elogiarli solo perchè ho simpatie per gli Hammers ma perchè leggendo le risposte dei ragazzi della Station sono rimasto incantato dall’idea che hanno loro di gruppo – “una stanza dei sogni” – che credo sia la base per costruire qualsiasi gruppo basato non solo sul sostegno alla propria squadra, ma anche un progetto di vero polo aggregante. Un gruppo, il mio gruppo ideale, non può essere solo un insieme di tifosi, ma deve proprio essere un unione di persone che facciano del gruppo una vera filosofia di vita, che vada oltre l’amicizia personale e che non abbia interessi esterni se non la propria maglia, che abbia senso di appartenenza, senso identitario e tanta motivazione. Ecco, incontrando la Station 936 ho queste impressioni. Non so se sono di Milano, Novara, Lecce, Roma, Napoli, perchè in loro emerge solo il gruppo.

Sono anche molto bravi a immortalare le loro trasferte. Sono gli autori di un video che ogni tanto guardo, e che a mio avviso è un concentrato di emozioni incredibile che sfido chiunque a non rimanere incollato al monitor e a rimanere affascinato dall’esperienza che hanno vissuto:

Sul loro sito, station936.it potete trovare tutti i riferimenti e i link ai vari Social Network dove sono molto presenti. A tal proposito, io credo che i gruppi di tifoserie dovrebbero dare sempre più importanza al mondo dei Social uscendo un pò dalla mentalità chiusa (seppur comprensibile) del far parlare solo “i fatti” allo stadio, soprattutto per le tifoserie con grande seguito di tifosi sparsi sulla penisola. Essere presenti su Facebook e Twitter, ed esserci in un modo consapevole ed intelligente (non fare gli ultras da tastiera, tanto per intenderci) sia un biglietto da visita importante, e una forma aggregante incredibile. Personalmente su Twitter ho conosciuto tanti ragazzi appassionati del West Ham, ognuno con una storia differente da raccontare, e ognuno abitante in una zona d’Italia diversa, che seguono gli Hammers con una passione molto simile a quella per la loro squadra italiana, e che possono sicuramente ritrovarsi nell’idea della station 936.

Sono davvero contento di averli conosciuti, e non ho difficoltà a dire che la loro esperienza mi ha avvicinato ancora di più a un certo tipo di mentalità, che come sapete sto cercando di replicare nella mia realtà. Grazie a Gian V, grazie a tutti Voi della Station936.

se siete rappresentanti di qualche gruppo ufficiale italiano di sostenitori di squadre all’estero e vi piacerebbe presentarvi su questo blog, contattatemi su rettilineotribuna @ gmail . com