ospedalefornaroli1 settembre 21

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Ospedale, maledetto ospedale

Ci sono dei momenti della vita dove anche uno come me deve mettere da parte la sua passione perchè realizza che ci sono cose più importanti e priorità maggiori, come per esempio accudire un famigliare ammalato e ricoverato in un ospedale, e rinunciare quindi ad una delle trasferte più interessanti dell’anno perchè “cazzo è solo una partita”, che solo pensare di averlo detto mi fa venire 6 cm di pelle d’oca, però davvero, quando capitano a te certe cose, non riesci (quasi) a pensare ad altro. E così, quando i miei amici e compagni d’avventura stanno esponendo le pezze e iniziano a cantare, io mi ritrovo a mettere “mi piace” a casaccio sulle loro foto pubblicate su facebook e a salire in auto in direzione ospedale, nella speranza che gli amici Foti e Molina via radio mi regalassero un millesimo delle emozioni che provo normalmente entrando allo stadio.

Pronti via, tipo nemmeno il tempo di aggiustare il volume, e perdiamo già uno a zero, proprio mentre sorpassavo una colonna di macchine ligie al limite di 50 km/h. “ma vaffanculo a Foti e Molina e tutta radio Azzurra” urlo imprecando, “lo sapevo che avrebbe portato sfiga sentirla per radio”. Cala quindi un assordante silenzio in auto, con io che mi adeguo al limite imposto dalle colonne di auto, per poter seguire qualche minuto in più della radiocronaca nella speranza che le cose cambino velocemente. E infatti così succede: in pochi minuti ribaltiamo la situazione e andiamo avanti di un goal “Foti e Molina vi amo alla follia” urlo strombazzando in piena tangenziale. Arrivo in ospedale, purtroppo in uno di quei reparti dove non puoi fare casino e devo spegnere la radio. Saluto idealmente Foti e Molina e passo alla forma più avanzata di telecomunicazione consentita in quel reparto: seguire un silenzioso live blogging della partita su twitter fatta dagli amici Somma e Specchia di Novara Channel. Il fatto è che in quei minuti di buio, tra lo spegnimento della radio e la connessione su Twitter la Pro Patria aveva pareggiato. “Ma vaffanculo a Somma e Specchia e già che ci siamo anche a Foti e Molina”.

Mi sale la tensione e il Cristo, ma devo mantenere un certo aplombe. Il mio famigliare, tra una flebo e l’altra e spostandosi la maschera di ossigeno mi sorride e mi chiede “si vince?”, “No”, “fate pena”. Ecco. Nel letto di fianco c’è ricoverata una signora anziana, una di quelle con la faccia simpatica, di un’età indefinita tra gli 80 e 245 anni, dal peso approssimativo di 30 kg, anche lei piena di flebo e tubi, ma con una particolarità: mi vede, mi saluta e dal cassetto estrae l’ultimo modello di uno smartphone Samsung e inizia a toccare a destra e sinistra con l’indice lo schermo, navigando come una bimbaminkia (come me). Cioè, non so se avete chiara la scena, signora anziana, una di quelle con la faccia simpatica, di un’età indefinita tra gli 80 e 245 anni, dal peso approssimativo di 30 kg, anche lei piena di flebo e tubi, ma con l’ultimo modello di uno smartphone Samsung. Giro nervosamente per i corridoi, un signore con la tuta del Chievo Verona mi segue a distanza sorridendo, una ventenne disperata in sala di attesa mi guarda pensando “ma questo è scemo” e Somma e Specchia che nel loro live Tweet sembra stessero replicando in forma scritta gli ultimi dieci minuti di telecronaca di Caressa a Barcellona nella semifinale di Champions Barcellona Inter. Entro ed esco dalla stanza, un’altra signora mi guarda e mi dice “lei deve stare calmo altrimenti ci finisce presto qui dentro”, io sorrido e mentalmente le dico “ma vaffanculo”, la signora anziana continua a navigare sul Samsung e la mia famigliare scuote la testa ridendo nel dirmi “fate pena”. Al sesto minuto di recupero ecco un nuovo tweet ” IN-CRE-DI-BILE Faragò a un metro dalla porta sbaglia. Termina 2-2. ANCORA si domina ma non si vince”. Spengo il mio aifon, sorrido alla ventenne in sala di attesa, entro nel bagno e urlo “vaffanculo a Foti, Molina, Somma, Specchia, Twitter, Faragò, la vecchia col Samsung, quella che me l’ha tirata e già che ci siamo anche alla ventenne disperata.

Esco dal bagno, entro in stanza portando una bottiglietta d’acqua alla mia famigliare che mi sorride, la vecchietta di fianco non naviga più ma mi sorride anche lei. In realtà tutti in quel reparto sorridono, nonostante avessero tutti ben pochi motivi per farlo. Ho capito due cose: la prima è che nella vita davvero delle volte mi incazzo per delle cose che dovrebbero avere il giusto peso ma così non è perchè sono il primo a non dargli il reale peso, e la seconda è che la signora era certamente bustocca e stava seguendo il live tweet anche lei. Per lei grande giornata quindi, un punto contro la “corazzata” Novara. Vabbè, se lo merita di essere felice, dai.