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Critiche, maledette critiche

Su una pagina Facebook di ultras ho visto pubblicata la foto di un volantino prodotto da qualche tifoso della Roma che critica la gestione delle trasferte, che mi ha portato ad una serie di riflessioni sull’annoso problema delle critiche a chi gestisce trasferte che voglio condividere anche sul blog. Il volantino è questo:

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Non conosco molto la situazione dei tifosi giallorossi, perchè ho conosciuto personalmente solo il direttivo dell’UTR (uno dei due Coordinamenti di Roma Clubs) ma credo loro siano fuori dalla gestione delle trasferte perchè si muovono autonomamente, comunque il mio pensiero è generale, e non rivolto all’oggetto del volantino, seppur mi permetto di far notare che un’accusa del genere, se non chiaramente firmata, perde di credibilità. Essendo tra gli organizzatori di trasferte un pò mi sento comunque tirato in causa, e quindi procedo.

La mia esperienza mi porta, in generale, a sostenere che i veri lucri e le vere porcate avvengono invece proprio quando l’organizzazione delle trasferte non è in mano ai tifosi, ma in mano alle Società, o comunque quando le stesse hanno importante voce in capitolo. Mi riferisco, per esempio, alla finale di Champions dell’Inter e alla finale degli Europei giocata dall’Italia contro la Spagna, gestite entrambe dalla Jakala (per chi ha voglia leggere qui e qui), ma potrei citare anche le finali del Milan a Instabul e Atene. In questi casi, però, la discriminante che concedeva il vero potere era chi aveva materialmente in mano i biglietti, ovvero le Società. E in tutti questi esempi (Spagna Italia esclusa) qualche agevolazione e concessione agli ultras era stata concessa, seppur la media del costo sostenuto da chi ha partecipato a queste trasferte è stato vergognosamente elevato. Diversa invece la questione dal punto di vista del campionato.

Per prima cosa penso che il mondo della gente da stadio, quella militante e più calda, è un mondo fatto di persone per lo più che, anche inconsciamente, amano apparire, se non in prima persona, come gruppo. La pezza o lo striscione che li rappresenta è la cosa più importante mentre penso, e qui critico pure il sottoscritto, si dovrebbe essere sempre più invisibili ma presenti invece che appariscenti. Organizzare trasferte o essere i referenti, oggettivamente regala visibilità a se stessi e al gruppo che si rappresenta, peccato che questo onore purtroppo può essere oggetto di invidie anche perchè è facile considerare solo l’aspetto dell’onore e dimenticarsi dell’onere, che è un tema ben più complesso. E in un anno in cui Alfano si inventa il daspo di gruppo, con pene raddoppiate ai “capi o organizzatori”, vi garantisco che le responsabilità di organizzare esodi di tifosi sono molte di più di quelle che pensate, senza considerare il tempo speso a contrattare prezzi per i bus e a raccogliere le prenotazioni, oltre a quello di esporsi anche finanziariamente, sempre e solo a livello personale, con le compagnie e anche con la Digos, con cui ti devi confrontare. Fino a che le cose vanno bene non avrai problemi, ma al primo problema paga sempre chi organizza, e non “il gruppo”. E qui arriviamo al secondo aspetto cruciale, ovvero le critiche sul costo. Prenotare un bus ha un costo che verrà ripartito tra i partecipanti con una quota singola. Quindi si hanno solo tre possibilità: si perdono soldi, si va in pari, si guadagnano soldi. Atre ipotesi non esistono. Se perdi soldi vuol dire che qualcuno deve pagare la differenza, se vai in pari sei a posto, e poi si apre il discorso della gestione dell’utile, che spesso è il vero punto cruciale.

Sgombro il campo da ogni equivoco: condanno nella maniera più assoluta chi intasca i guadagni perchè il tifoso (o tifosi/gruppo), inteso come cittadino privato che organizza una trasferta e non come un commerciante che opera in nome e per conto della propria azienda, deve farlo per passione e spirito organizzativo. Se lo fa con l’intenzione di guadagnarci, ai miei occhi diventa un mercenario, e bene i tifosi fanno a criticarlo e boicottarlo. Altra cosa invece è aumentare leggermente il prezzo al fine di alimentare una cassa comune, da far fronte ad eventuali perdite future, oppure per abbassare il costo di un bus per una trasferta più lontana. Chi critica un prezzo ritenendolo troppo elevato e non considera, o peggio non crede, all’argomentazione della cassa comune è a mio avviso il primo ad essere in torto o in malafede, o magari è solo un tifoso che “vive alla giornata” massimizzando il risparmio per la singola trasferta e non considerando quelle future, ma queste sono scelte, criticabili o meno, ma sempre di scelte parliamo. Penso che la trasparenza di chi organizza alla lunga paghi sempre, perchè quando si dimostra poi coi fatti che il costo di una trasferta viene tangibilmente abbassato grazie alla cassa comune, si diventa inattaccabili a qualsiasi critica seria. Poi il tutto è sempre relativo, perchè se il rapporto tra costo e guadagno viene fatto paragonando il costo di una macchinata di 5 persone, è evidente che quasi sempre l’organizzatore di un bus ne esce perdente. Ma sono altresì evidenti due cose: la prima è che è impossibile pensare a esodi in trasferta fatti da singole macchinate, perchè la massa è per sua natura pigra e problematica, e se deve organizzare da sola un qualcosa che sia diverso dall’andare a fare la spesa, è probabile che desista a monte. La seconda è che affrontare certe trasferte a livello privato, se non sei conscio di cosa possa accadere e di cosa può voler dire girare per un’altra città indossando i colori della tua squadra, ti espone a inevitabili rischi notevolmente ridotti se invece ti muovi col gruppo.

Nella vita poi ho imparato anche che se la gente vuole criticarti, troverà sempre qualche motivo per farlo, come decenni di militanza mi hanno insegnato anche a capire e ascoltare soprattutto chi ti critica, e non solo la critica in se. Perchè se la critica arriva dall’occasionale di turno, che vedi solo un volta ogni cinque anni, e ti contesta il fatto che 15 Euro sono troppi e si poteva far pagare 10, personalmente prendo atto di quanto mi contesta e gli do il giusto peso (prossimo allo zero), contrariamente a chi invece è sempre presente e ha per me oggettiva voce in capitolo. In generale, penso che una tifoseria che ha riferimenti credibili e puntuali per le trasferte, siano essi esponenti del mondo ultras o supporters, è una tifoseria che avrà una cultura da trasferta importante, ovvero saprà muoversi e avrà certamente meno problemi rispetto a chi non appartiene ad un certo mondo e non considera certi aspetti del mondo del tifo, e prima o poi si ritroverà una faccia gonfia o un sciarpa rubata. Se poi, per stile di vita, identità di gruppo o solo perchè si è ultras nel dna, si preferisce un altro tipo di trasferta, ben venga. Chi sa a cosa va in contro non ha però scuse.

Da questo gioco perverso di criticare e vedere il marcio in qualsiasi cosa faccia chi si sbatte per il prossimo non ne usciremo mai, perchè altrimenti non saremmo italiani, come so perfettamente che è pieno di casi tra le tifoserie italiane di personaggi che se ne sono approfittati della buona fede della gente per interessi personali. Tutto sta nell’intelligenza di capire chi ci si trova davanti, sgombrando la mente da pregiudizi assurdi e tentando di non alimentare quella cultura del sospetto che non porta da nessuna parte. Non so chi ha scritto quel volantino, non so nemmeno se ha ragione e questo articolo non è stato scritto contro o in difesa di nessun tifoso della Roma o di altre squadre. E’ solo un parere personale basato sull’esperienza che mi sono fatto in questi anni. Permettetemi di dire che “parlo perchè faccio”, senza presunzione di avere ragione o di non sbagliare.