mocca settembre 11

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Chi si accontenta gode

Anche questa volta partiamo dal finale della storia. Partita finita, pezze piegate già negli zaini e fermi in attesa ci facciano uscire dallo stadio; io vago per il settore incrociando gli sguardi di ognuno dei presenti alla ricerca di un commento, un cenno, una considerazione o un qualcosa che mi confermi di aver visto una squadra che, a regime, potrà far male a tutti. Girando quà e là incontro Fabry che mi guarda e dice: “ma adesso dimmi la verità, quanto ti diverti di più in Lega Pro?” . Effettivamente ha ragione. La Lega Pro che avevo lasciato quattro anni fa era differente, perchè essendo divisa ancora in due categorie, non raggruppava tutta una serie di squadre con altrettante tifoserie che amplificano quella positiva tensione e quell’emozione che hai  in ogni trasferta, e che, se ci penso, è forse il fattore più importante che alimenta la mia passione. Alessandria Novara è una partita dal punto di vista del tifo molto calda. Ho ricordi di alcune partite degli anni ’80 e ’90 dove a Novara loro si presentavano davvero in tanti, e idem noi da loro, ed erano tutt’altro che improbabili degli scontri o “solamente” macchine rigate e vetri sfondati. Non lo ammetterei mai davanti un tifoso grigio, ma da piccolo li ammiravo pure per la loro compattezza e tifo. Insomma si vede di molto molto peggio nelle categorie superiori.

4 bus (oltre ovviamente i mezzi privati) alla terza di campionato dopo 2 retrocessioni in 3 anni e in una giornata lavorativa, sono tanta roba. La vicinanza della trasferta comunque ha aiutato, tuttavia è evidente di come la retrocessione, dal punto di vista della tifoseria, è stata archiviata, e questo è un segnale certamente positivo. Il ritrovo era fissato alle 18 al solito posto, e io arrivo ovviamente prima per anticipare l’arrivo dei bus, e soprattutto anticipare l’arrivo della massa, perchè organizzare queste cose vuol dire essere predisposti all’attacco frontale micidiale dei partecipanti che ti chiedono senza nemmeno consentire che tu possa respirare “sei tu Claudio? Ma ti pago subito? Ma su che bus devo salire? Ma ci fermiamo a cena? Ma quanti siamo? Ma c’è ancora posto per l’amico del cognato di un cugino di settimo grado di mia madre che ha deciso all’ultimo?”. Ovviamente la massa è più puntuale di me, e appena fuori dalla macchina vengo circondato dall’affettuosa ansia pre trasferta di 200 persone, ma va bene così.  I 4 bus sono già allineati, io inizio a smistare tutti come fossero dei pacchi alla DHL ma c’è un particolare: i bus saranno anche puntuali ma sono chiusi e gli autisti non ci sono. Alle 18 non c’è nessuno, 18,10 nessuno, 18,20 nessuno. Alle 18, 25 vedo un gruppetto con camicia azzurra che parla e ride e decido di intervenire, non immaginando che stavo per imbattermi in una delle mie proverbiali figure di merda. “illustri, che dite ci aprite i bus? che qui c’è da partire eh”, dico io  . “ueeeeeee mamma mia che fretta che tenete voi, non lo sapete? qui hanno sospeso la partita per ordine pubblico ahahahahahah” mi dice il più grasso di tutti, con chiaro accento napoletano. “ueeeee amico mio, eddai qui teniamo  fretta di partire che qui ci stanno 200 persone che vanno a scontrarsi con quelli là ” replico io simulando un improbabile accento napoletano e pensando di fare il simpatico. Vedendo che questo non accenna a muoversi decido di abbandonare l’improbabile accento napoletano, e in maniera più decisa gli dico “ma allora, ci fa salire sul bus o no? quale è quello che guida lei????” “Ma quale bus e bus!!!!!!, io sono Commissario di Polizia che vi scorto ad Alessandria, anzi mo ve lo dico, ad Alessandria se combinate qualcosa io non posso far niente eh? Ve lo dico già adesso”. Praticamente avete presente la scena di quando il Commissario Lino Banfi entra dagli “incivili” nel film Fracchia la belva umana e gli cantano “e benvenuti a sti frocioni….” e lui gli risponde “non sono frocione, non mi chiamo fri fri son commissario e ti faccio un culo così”? Ecco, io ieri.

In meno di 45 minuti, tempo di assaggiare pane e gorgonzola e degustare almeno 4 tipi diversi di vini, siamo ad Alessandria che, per chi non ci fosse mai stato, non è propriamente una delle città più belle d’Italia. In più, il grigiore di un cielo che si stava drammaticamente imbruttendo non rendeva grazia al posto. La città è praticamente blindata. Colonne di auto della polizia davanti e dietro i nostri bus, poliziotti e vigili in ogni angolo di strada. Sembrava un circuito cittadino, strade vuote e bus che possono viaggiare contro mano. Arriviamo allo stadio che, per chi non ci fosse mai stato, non è propriamente un gioiellino. Da fuori conserva il fascino degli stadi di un tempo, ma dentro è oggettivamente brutto, vecchio e fatiscente. Il settore ospiti poi, che più che essere una tribuna sembra una balconata, è dotato pure di un camino che spunta fuori all’improvviso; è praticamente impossibile stare compatti, perchè inevitabilmente sei costretto a posizionarti un pò su, un pò giù, insomma dove trovi spazio, e pure i bagni sono degni della struttura, visto che si presentano allagati e infangati. Loro sono un buon numero in curva e soprattutto compatti, ma mi aspettavo onestamente qualcosina di più, mentre son rimasto molto deluso dagli altri settori, perchè troppo muffi. L’Alessandria che ricordavo era complessivamente differente.

Ah la partita. Devo onestamente ammettere che per le ultime due gare viste in Lega Pro quest’anno, se a bordo campo ci fossero stati i tabelloni pubblicitari con scritto “Serie B Eurobet” e ci fossero state le telecamere di Sky a riprenderle e trasmetterle in diretta, nessuno avrebbe pensato di stare su scherzi a parte. Sarà la B che è peggiorata oppure questa Lega Pro che promette bene, fatto sta che questo gap tecnico con una media partita in cadetteria non è che si sia ancora notato. E se questa sensazione verrà confermata nei prossimi incontri, credo che potrà davvero essere motivo di orgoglio per chi porterà a casa la promozione, e fonte di grandi soddisfazioni per chi come me fa il tifoso militante. Chi si accontenta gode, dice quel detto che purtroppo molti scambiano per mentalità perdente, ma che invece credo sia una grande verità. Credo che un anno in Lega Pro, soprattutto se vincente, confrontandoci poi con tifoserie con le quali abbiamo una rivalità storica, e facendolo con l’esperienza che abbiamo maturato in questi ultimi quattro anni, possa ricompattarci dopo un bruttissimo anno e possa farci crescere ancora di più. Vincere fa sempre bene, a prescindere dalla categoria, e se succederà sono certo che sarà anche grazie al calore che saremo stati capaci di trasmettere. Insomma, mentalità perdente un cazzo. Mi prendo il bello di questa Lega Pro e me la vivo come se fosse la serie A. In attesa di ritornarci veramente.