monza settembre 01

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Monza, maledetta Monza

Questa volta partiamo dal fondo, ovvero dai commenti post articolo che sto iniziando a scrivere ora, per intenderci quelli in cui mi fate notare che i miei titoli sono sempre gli stessi. E’ vero, avete ragione, ma ormai è diventata una battaglia personale perchè vinceremo una cazzo di partita in trasferta prima o poi, e così potrò cambiare questo titolo che, detto tra noi, mi sta pure sulle palle come poche altre cose al mondo. Chiarito questo punto, posso ora ripristinare il corretto spazio temporale degli eventi e iniziare questo nuovo racconto.

Seppur la nostra storia parla di diversi precedenti contro i brianzoli, per me Monza Novara rimane una delle sfide tra big dell’hockey pista, quello vero degli anni 80 e 90 per intenderci, dove il Novara era il Real Madrid del calcio e spesso il Monza era il Barcellona. Ho sempre faticato ad immaginarci rivali del calcio proprio per questo antagonismo maturato nei palazzetti dello sport ma ahimè finito già da molti anni, prima a Monza e purtroppo poi anche da noi, e quindi sabato ho subito ripensato ad una delle tante battaglie sui pattini che, immagino, una buona parte dei novaresi e monzesi presenti ieri allo stadio probabilmente non ha nemmeno vissuto in prima persona causa giovane età o disinteresse per l’hockey pista. Siccome 48 ore prima di giocare questa partita noi non sapevamo nemmeno chi fossimo, come ci chiamassimo e che ruolo avessimo nel mondo visto che la possibilità di giocare in altra categoria, o nemmeno proprio giocare, è stata altissima fino a Giovedì, è stata concessa la vendita del settore ospiti anche il giorno della partita, e questo fatto apparentemente insignificante è stato invece quello che ha consentito un buon esodo a Monza. Se davvero volessero agevolare i tifosi dovrebbero consentire sempre di comprare i biglietti per gli ospiti il giorno della partita, soprattutto per le trasferte vicine, proprio per quel sacrosanto diritto di decidere all’ultimo se partire o meno. Quindi, grazie anche a questo “aiuto”, due bus e un centinaio di auto partono direzione brianza.

Non è cambiato nulla nonostante la retrocessione: il Clementoni sempre in prima fila, Claudio l’autista che mi saluta dicendo “come siamo finiti in basso” dimostrando ancora una volta di essere uno di noi, le birre e le bottiglie di vino che occupano i posti a sedere e la corsa a prendere i primi posti perchè “soffro il pullman e vomito” agguerrita più che mai. Una delle differenze (per ora) rispetto alle categorie più nobili, seppur è sempre stato così anche quando si chiamava Serie C, è che la Digos del posto non ti viene più a prendere al casello. Insomma una sorta di  “arrangiatevi, fate quel cazzo che vi pare, noi vi aspettiamo al parcheggio del settore ospiti, sono cazzi dell’autista arrivare qui”. Che la cosa avrebbe anche una sua logica se non fosse per il fatto che in tre o quattro altre prossime trasferte, se utilizzeranno la stessa linea di pensiero, immagino finirà a sprangate col comitato di accoglienza dei tifosi locali, ma vabbè, ci penseremo quando capiterà. Monza, poi, per noi fighetti che abbiamo ancora nel cassetto i biglietti dello Juventus Stadium, di San Siro e dell’Olimpico di Roma, è pure un inizio “soft”, perchè comunque parliamo di uno stadio grosso e bello dentro una vera città, molto più popolata di Novara, a differenza di altre mete che ci attenderanno in strutture simili a quelle che ospitavano le partite degli orange lo scorso anno. Il tornello (più che tornello è un contapersone, ma vabbè)  per entrare, poi, è fantastico perchè è stato installato al contrario, nel senso che segue il movimento delle persone in uscita invece che in entrata. L’omino giallo, infatti, un pò imbarazzato dice “eh sì è un pò rotto, passate lateralmente”. Welcome in Lega Pro.

Inizia la partita, non ci sono più i nomi sulle maglie. I “ma chi cazzo è questo” si sprecano. Non per tutti però. Perticone, uno degli eroi dello scorso anno, è sempre lì dietro in difesa. Ad un certo punto anticipa l’avversario e parte palla al piede e testa alta che nemmeno Beckembauer ai tempi d’oro, e dietro di me sento una voce dire chiaramente “cazzo quest’anno Perticone c’è di brutto, va che roba”. 60 secondi esatti dopo, calcio d’angolo per il Monza, Perticone dorme e il brianzolo da solo insacca. Monza Novara 1-0. Dietro di me sento la stessa voce di prima urlare “Perticone ma vaffanculo sei la solita merda”. Bene, anche la tifoseria è la stessa degli anni scorsi. Fa caldo, noi facciamo la partita, loro sparano pallonate a casaccio in avanti ma non succede nulla, a parte qualche goal sbagliato nostro, una traversa e tanti cristoni tirati dagli spalti. Poi succede uno di quei fatti che solitamente i media non raccontano, o comunque raccontano alla loro maniera. Il simpatico portiere brianzolo, impermalosito da qualche fischio, si gira e pare ci mostri il dito medio (onestamente non l’ho visto ma mi è stato detto da più persone). Volano parole e lui, invece di finirla, pensa bene di proseguire lo show mostrandoci il culo e battendo le mani sulle chiappe o portandosi la mano sull’orecchio come per dire “non vi sento”. Dovete anche capirci, siamo frustrati di nostro e con un personaggio simile era impossibile stare calmi, e infatti ci è partito un pò l’embolo tanto che, dopo poco, arriva uno schieramento di forze dell’ordine che sarebbe bastato per fare un blitz in India per riprenderci i Marò. 90 esimo, contropiede del Monza, il guardalinee sbandiera il fuorigioco, l’arbitro evidentemente pensa “ma che cazzo me ne frega non fischio”, e un monzese raddoppia. “Ma vaffanculo, che squadra di merda, che posto di merda” è il commento più o meno comune del settore ospiti.

Usciamo velocemente, ci imbarcano sui bus e torniamo a casa. Siamo ancora troppo in vacanza per essere depressi, siamo ancora troppo frustrati per sorridere ma sicuramente siamo già tutti di nuovo incazzati. Abbiamo giocato contro una squadra che…mah, boh, beh, eppure torniamo a casa con due pere e con la curva avversaria che ci canta “tutti a casa olè”. Come inizio non c’è male. Rincaso e non trovo nemmeno il gatto ad aspettarmi, forse perchè anche lui non è ancora in clima campionato o semplicemente non è abituato a vedermi rincasare così presto da una trasferta. “Il bello deve ancora venire”, canta Ligabue. E meno male!, si aggiunga.