indignato agosto 29

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Auguri e vaffanculo

“Sul pussè bel d’la cagada l’è finì la merda” recita un vecchio detto novarese. Dopo aver combattuto da soli vincendo la battaglia più difficile contro le Istituzioni, ovvero quella di ristabilire la serie B a 22 squadre, il “sistema” probabilmente ha trovato il modo di farla pagare a chi si è permesso di sfidarlo e ci ha condannato grazie al Coni, che rigettando incredibilmente l’ultimo ricorso ha preferito rimangiarsi quanto dieci giorni prima aveva sentenziato, e soprattutto ha preferito creare un precedente molto pericoloso e scomodo, perchè in sostanza ha reso palese di essere succube della FIGC nonostante dovrebbe essere il contrario.

Alla fine credo che il Novara sia stato solo usato dal Coni di Malagò per condurre la sua guerra personale contro la FIGC di Tavecchio, guerra apparentemente vinta dalla FIGC ma che sono pronto a scommettere proseguirà nel corso dei prossimi mesi. Ma non ho più voglia di parlare di queste cose e, onestamente, non sono nemmeno più interessato ad eventuali ricorsi al tar che, poichè Sabato inizia il campionato di Lega Pro, al massimo potrebbero regalare al Novara solo l’amaro in bocca di un indennizzo. Io sono un tifoso e quello devo fare, e fortunatamente domani torno a farlo. Più schifato, più incattivito ma soprattutto già esausto. Perchè un’estate come quella che ho passato non l’auguro a nessuno. La retrocessione è una cosa che ci sta, e che alla fine accetti, un pò come quando ti lascia la fidanzata che dopo un pò dici “ma vaffanculo”. Qui è diverso, perchè quando entri in una guerra dove percepisci che il tuo avversario non gioca onestamente come stai facendo te, diventa mortificante. Combatti più per il principio che per l’oggetto del contendere, ed è devastante quando poi devi alzare bandiera bianca, e ti dimostrano che te non sei nessuno. Il tuo “ma vaffanculo” è tutto diverso. Ha il sapore della cicatrice, di un tatuaggio che rimarrà sul tuo corpo per sempre. Sto rosicando? Si. Non perchè farò la Lega Pro, mi sembra di averlo già chiarito più volte. Rosico perchè solo in Italia può succedere che siano seriamente candidate ad essere riammesse formazioni fallite pochi anni fa e oltretutto arrivate seste nel campionato appena concluso. In qualsiasi sport del mondo esiste il criterio meritocratico basato sulla classifica precedente, e se è vero che le regole sono quelle e vanno seguite, mi sia consentito di dire che sono regole idiote, illogiche, assurde e frutto di menti bacate che solo in Italia possono essere sedute su poltrone di comando. E il fatto che noi abbiamo combattuto la guerra per farla vincere a chi si è accorto solo quindici giorni fa che stessimo sfidando il sistema, aumenta la mia rabbia e lo schifo.

E quindi che si fa? Si ricomincia da dove eravamo rimasti. Da quei gradoni grigi e freddi, che il declassamento di categoria faranno diventare ancora più brutti, sporchi, freddi e squallidamente vuoti, perchè in due anni passare dall’Olimpico di Roma al Bottecchia di Pordenone o al Lino Turina del Feralpisalò è una cosa squallidamente triste, da qualsiasi punto di vista si analizzi la questione. Si ricomincia dagli amici, dal bus e dall’orgoglio di aver combattuto a testa alta contro il sistema, dalla mentalità vera, non quella che ti porta a sparare cazzate parlando per slogan su qualche forum internet, ma quella mentalità che ti porta ad essere sempre lì al tuo posto, sia che difronte hai l’Inter oppure la Giana Erminio. E si ricomincia con la voglia di riprenderci la nostra categoria, vincendo sul campo e zittendo tutti quei signori incravattati che per tutta estate ci hanno preso per il culo.

Auguri e vaffanculo quindi, a tutti voi per i vostri campionati. Domani inizia una nuova stagione, che regalerà nuove trasferte in posti che ormai avevo dimenticato esistessero. Nuovi racconti, nuove storie, nuovi viaggi, non cambia nulla. Saranno solo un pò più corti forse, e va bene così. Per una volta mi tratteranno come una delle big del campionato, nella speranza che i giocatori che scenderanno in campo siano meno pirla degli autorevoli colleghi che li hanno preceduti. Cosa onestamente nemmeno molto difficile.