mondiali giugno 20

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Considerazioni approssimative su un mondiale mai visto

Devo essere sincero: sto vedendo davvero poco di questo mondiale. Da massimo esponente di quell’Italia nazional popolare tanto odiata, mi sono imposto di vedere Italia Inghilterra, salvo poi addormentarmi alle 23,50 e risvegliarmi alle 2,58 dove ho appurato tramite App sull’aifon che avevamo vinto. Le partite alle 18 sono troppo presto, quelle alle 24 troppo tardi, quindi ogni tanto butto un occhio su quella alle 21 o mi limito a vedere i goal su youtube il giorno dopo. Un pò poco per dare un giudizio credibile e motivato, però due o tre cose le vorrei dire.

Per prima cosa, da occhio attento alle dinamiche dello stadio e del tifo, non ho potuto non notare come, eccezion fatta per poche centinaia di biglietti venduti nelle rispettive curve probabilmente alle due Federazioni che si scontrano nelle partite, vi sia un totale mescolamento di tifosi all’interno dello stadio. Se questo apparentemente contribuisce a quel clima di festa decoubertiano tanto ambito dai filosofi – il mondiale è una festa ed è bello che i tifosi tifino per la propria squadra tutti insieme – è evidente di come questo fattore possa esporre ogni partita a potenziali rischi. Se è vero che siamo ancora alle fasi iniziali del mondiale, è altresì vero che se dovessero mai incontrarsi squadre tipo Inghilterra e Olanda, e ci fosse la stessa leggerezza nella distribuzione dei tagliandi che mi pare di capire ci sia stata fino adesso, qualche problemino potrebbero anche avercelo, infatti basta ricordarsi cosa successe in occasione degli ultimi Europei quando si sono scontrate Nazionali con tifoserie un pò meno propense al “volemose bene” collettivo. Questo tema dei biglietti è a mio avviso molto importante, perchè mostra tutte le contraddizioni dei vari organismi politici che governano il gioco del calcio. Abbiamo da una parte l’Uefa che ogni anno organizza la più importante manifestazione calcistica del pianeta (Champions League) e che impone misure di sicurezza nella vendita dei tagliandi spesso maniacali, che combatte a parole la violenza negli stadi ed ha imposto per esempio i settori ospiti blindati, e una Fifa che non si pone il minimo problema in un mondiale a far gestire tre quarti dei biglietti disponibili agli sponsor e a mescolare dentro ogni impianto quegli stessi tifosi che la sua cugina Uefa divide durante l’anno normale.

La seconda considerazione, un pò più filosofica, è come un mondiale catalizzi l’attenzione di tutta quella massa di gente che normalmente non parla mai di calcio. Andate in un bar, sulla metro o su un treno e ascolterete una serie di improbabili giudizi tecnici, non solo sull’Italia, da parte di persone che appare evidente non sappiano nemmeno di cosa stiano parlando. Non voglio aprire l’ennesimo capitolo sulla mia guerra personale nei confronti degli occasionali, perchè dopo un pò si diventa stucchevoli, e nemmeno sostenere che chi non frequenti uno stadio non possa parlare di pallone, solo che tutto questo rafforza le mie convinzioni estremiste sul fatto che un mondiale di calcio non sia nulla di più che un grandissimo show televisivo ad uso e costumo del popolo spettatore. Un pò come il David Letterman Show per gli americani o il Festival di Sanremo per noi. Insomma si deve guardare perchè questo è il top che la tivvù propone e poi si commenta. E così può capitare di sentire al mattino un collega a caso, che trascorre i week end facendo giardinaggio (legittimo per carità) sostenere: “l’Uruguay ha giocato di merda ma se vedi ha un buon attacco” e poi ridere nel notare che lo stesso concetto viene più o meno espresso dai giornalisti professionisti che sono in Brasile per lavoro.

Terza ed ultima considerazione, che se volete è una naturale conseguenza del fatto sia solo uno show, è di come il mondiale regali perle di dubbia utilità ma di forte impatto mediatico quale la schiuma bianca degli arbitri per delimitare la barriera e soprattutto indicare il punto esatto in cui il pallone debba essere battuto, o ancora l’utilizzo della tecnologia per capire se la palla ha superato la linea di porta oppure no. Questo punto, che sarebbe peraltro epocale, avrebbe un senso qualora l’arbitro potesse utilizzare l’immagine computerizzata per convalidare o meno un goal, ma siccome viene usato esclusivamente come un arricchimento di immagini per lo spettatore in tv, penso quindi si sia solamente persa una buona occasione per progredire. Ah, dimenticavo, la nuova moda di avere le scarpette di colore differente mi sembra una bellissima cosa che farà assolumente lievitare il prezzo delle Nike, che le riverserà sul mercato in modo che i nostri baldi teenagers potranno indossarle insieme ai jeans portati sotto il livello del culo.

Meno male che i mondiali ci sono solo ogni 4 anni.