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Novara, maledetto Novara

21 partite casalinghe, una di Coppa Italia, una casalinga di play out, 17 trasferte di campionato, una di play out, una trasferta a vuoto causa rinvio per maltempo, una in ritiro estivo in Val d’Aosta e 20.660 Km totali percorsi in auto, bus, vagon e aereo: questi sono i miei numeri di una delle stagioni, sportivamente parlando, peggiori della mia vita, culminata con la retrocessione in Lega Pro. Essendo di Novara, fatico a identificare la terza serie col nome di “Lega Pro” perchè per me rimane sempre quella dannata serie C dalla quale ci avevamo impiegato, per andarcene via, lo stesso tempo che Gesù Cristo è rimasto al mondo. 33 fottuti anni, divisi tra C2 (tanta) e un pò di C1. Come si usa dire in questi casi, non siamo certamente retrocessi venerdì 13 Giugno 2014, ma molto prima. Probabilmente eravamo retrocessi già in estate, vittime di quella brutta malattia chiamata “sboroneria” in base alla quale ci guardavamo allo specchio e ci ripetavamo “quanto siamo belli, quanto siamo bravi, quanto siamo forti” gongolando dopo aver letto i competecnici giornalai scrivere che certamente avremmo lottato per la promozione diretta. Capite, nemmeno ai play off, che è una roba da barboni, diretta subito e vaffanculo ad Abodi e alla Serie B. Nove mesi dopo siamo qui che ci guardiamo ancora allo specchio ma per ripeterci “quanto facciamo cagare, quanto siamo pippe e quanto siamo coglioni”, con dietro la gigantografia di Abodi che ci manda a fare in culo lui, e il suo logo di merda della Serie B. Questo a grandi linee il riassunto un pò naif della storia dal punto di vista tecnico.

Ho pianto. Da solo, con dignità, e molte ore dopo il termine della solita contestazione in piena notte in mezzo alla campagna di Novarello, fatta non sai nemmeno te il perchè, visto che la sola cosa che il cuore e la logica ti chiedeva di fare era di prendere a sberloni un “campione” a caso, ma la ragione poi ti fermava sempre. Lontano pure dal mio gatto, forse il solo che, nell’attendermi sveglio dietro la porta in piena notte quando rincasavo da ogni trasferta, aveva già capito come sarebbe andata a finire. Ma non ho pianto perchè sono retrocesso, in fin dei conti che vuoi che sia, sono abbastanza vecchio da sapere che l’essere tifoso di una “squadra di merda” come il Novara è un privilegio che regala soddisfazioni uniche come quella di avere toccato la serie A, ma anche quello di dover prima o poi pagare il conto salato che il nostro destino puntualmente ci presenta. Ho pianto perchè a casa ho realizzato che fosse finalmente finita questa stagione che ci ha, mi ha esaurito non poco. La retrocessione ai play out non è stato un fulmine a ciel sereno, ma è la normale conseguenza di 42 partite precedenti che non potevano far sperare in niente di diverso. E’ un pò come quando devi gestire il tempo che manca da vivere ad un tuo caro malato terminale, ci speri sempre, soffri quando arriva quel brutto momento della fine, ma poi realizzi che la cosa era inevitabile e riparti.

Ecco, ripartiamo. Ho più volte detto che il pubblico Novarese potesse essere oggetto di approfonditi studi psico e sociologici per come abbia dimostrato di impazzire per la squadra della propria città e girarle le spalle subito dopo che il livello è iniziato a peggiorare. Si è chiuso un cerchio, se vogliamo anche un ciclo, e probabilmente ad Agosto scopriremo che il Novara Calcio non ha guadagnato nemmeno un tifoso dal 2010 ad oggi, ma in realtà credo sia riuscito a fare di meglio, ovvero a fidelizzare e far ammalare ancora di più quello zoccolo duro di tifosi che con orgoglio, tanto orgoglio, hanno portato sempre e da sempre in giro per l’Italia i colori della squadra della città. Il Novara Calcio in qualche modo ripartirà, ma con un patrimonio di tifosi che nel frattempo è qualitativamente cresciuto nonostante il dna di una città e di una terra terribilmente cinica, disfattista e diffidente, che sembra goda nel prenderlo nel culo costantemente per poter dire “io lo avevo detto”. Il tifoso Novarese è appunto strano, indecifrabile, ed è pure probabile che adesso si divertirà di più a tornare ad insultarsi con i bustocchi, i mandrogni o i cremonesi del caso, a differenza di quando si trovava di fronte quelli della curva del Milan o dell’Inter. Non chiedetemi il perchè di questo, non c’è una risposta, ma sarà così.

Cosa cambierà al sottoscritto? Nulla. La mia passione e il mio divertimento non è legato ad una categoria bensì ad una maglia e a qualche gradone in cemento armato. Fortunatamente ho amici o, se volete, fratelli che condividono con me la stessa malattia e quindi non cambierà proprio nulla. Continueremo a portare in giro il nome di Novara, la nostra goliardia e i nostri sorrisi come se fossimo nel settore ospiti dello Juventus Stadium, luoghi che le prossime tifoserie avversarie (e parte di quelle appena salutate) venderebbero la mamma per vederli e viverli con la loro squadra. Ma noi ce l’abbiamo fatta, e non 100, 50 o 30 anni fa, ma già nell’era dell’HD. Mi tengo quindi stretto l’album dei ricordi di questi ultimi quattro anni, e soprattutto di questo appena passato, fatto di tante batoste e sofferenze ma che ci hanno e mi hanno reso ancora più forte. I giocatori passano, la maglia rimane, e quindi ancora una volta ripartiamo da qui, da quel detto “solo per la maglia” che per me, credetemi, non è uno slogan privo di senso ripetuto per darmi un tono ma c’è dietro un mondo, il mio mondo, che mi vedrà sempre e comunque tifoso del mio Novara, maledetto Novara.