Lo stadio non è un gioco.

Ieri pomeriggio, insieme ad alcuni miei simili, alla vigilia di un ennesima riunione per “caricare” un pò un ambiente depresso in vista della fondamentale sfida contro il Varese, riflettevo di come, forse per la prima volta in vita mia,  non veda l’ora che finisca questa stagione calcistica. Spesso sono arrivato a fine campionato esausto, prosciugato nelle forze e nel portafoglio, e con la voglia di “staccare la spina”, ma in realtà si è trattato sempre di stanchezza fisica, soprattutto al termine di stagioni che magari mi hanno visto protagonista in organizzazioni varie ed impegnative fino all’ultima giornata. Insomma, un po’ come quando sei al termine di un periodo particolarmente stressante e pieno di impegni sul lavoro, che ti prendi una giornata di riposo per ricaricare le batterie, ma in realtà non stacchi mai completamente, perchè quello è il tuo lavoro e, bene o male, ti obbliga a rimanere sempre sul pezzo. Quest’anno è diverso. Almeno per me. E’ stato un anno davvero di merda, non solo dal punto di vista sportivo, dove comunque questo aspetto ha notevolmente pesato, ma anche e soprattutto dal punto di vista personale, perchè mi rendo conto che il mio “mondo stadio” è andato decisamente in conflitto col mio “mondo privato”, fatto di affetti, problemi, divertimenti, impegni vari, come succede a tutte le persone che abitano sul pianeta terra. E questa cosa mi sta e mi ha logorato.

Tutta questa riflessione nasce dalla presa di coscienza di un concetto banale: il calcio è solo un gioco, il calcio è divertimento. L’ho appreso bene quest’anno, soprattutto ogni Martedì e Giovedì sera, quando con la mia borsa raggiungevo il campo degli Orange per l’allenamento e incrociavo i bambini delle giovanili che finivano il loro di allenamento, e ridevano e scherzavano sotto la doccia mentre i genitori li aspettavano a bordo campo. Il calcio è solo un gioco, il calcio è divertimento. L’ho appreso Domenica pomeriggio, quando correvo e giocavo su un campo di calcetto con dei bambini di dieci anni invitati ad una festa di compleanno del figlio di un mio amico. Il calcio è solo un gioco, il calcio è divertimento. Perchè ci sono poche cose divertenti come l’assistere al “dramma sportivo” del Valencia, che all’ultimo secondo perde l’accesso alla finale di Uefa Cup e alla contestuale esplosione di gioia di quelli del Siviglia, oppure nel vedere un eurogoal di Messi o seguire un mondiale di calcio. Il calcio è solo un gioco, il calcio è solo divertimento, perchè unisce milioni di appassionati il Sabato sera, magari davanti una pizza e birra sul divano dell’amico di turno con la casa libera. Il calcio è solo un gioco, il calcio è solo divertimento, perchè potrei andare avanti all’infinito con infiniti esempi che avvalorano questa tesi.

Lo stadio, invece, è un’altra cosa. E’ molto di più di un punto di vista differente. E’ qualcosa di molto simile ad un universo parallelo che avanza di pari passo col mondo reale della massa. Lo stadio è divertimento? Si anche, perchè altrimenti sarei masochista e scemo. Ma lo stadio, inteso come lo intendo io, non è per niente un gioco. Perchè quando ti trovi, per esempio, a dover giustificare in Questura un tuo comportamento assolutamente non criminale, ma considerato tale da un sistema che è il primo ad essere sbagliato ed ingiusto, e questo ti porta poi a star male anche fisicamente, o a far star male tuoi amici o addirittura a rompere amicizie perchè questo mondo ti obbliga ad esporti e a prendere sempre e comunque una posizione netta, ecco che non è più un gioco. Lo stadio non è per niente un gioco. Perchè, per esempio, quando sei costretto quotidianamente a mediare con anime differenti e modi intendere la vita completamente opposti, con l’obiettivo di costruire un gruppo compatto, e magari non ci riesci perchè gli interessi singoli di ognuno superano quelli del gruppo, e questo ti porta a star male o a rompere amicizie, ecco che non è più un gioco. Lo stadio non è per niente un gioco, perchè se arrivi a mettere in discussione i tuoi affetti, quando magari non capiscono e non ti supportano nella tua passione, ed arrivi a confondere quali debbano essere le priorità della tua vita, ecco che comprendi che sei dentro in un sistema che è molto di più di 22 giocatori che corrono dietro ad una palla, e te sei li coi tuoi amici scemi a divertirti come potresti fare in un cinema o in un circo.  Quando il sonno, la salute, la qualità della tua vita iniziano ad essere intaccati da questa passione, capisci che lo stadio non è per niente un gioco.

“Ma se ti lamenti, perchè allora vivi per questo?”. Non mi lamento, rifletto e condivido con voi questi miei pensieri. E arrivo alla conclusione che vivere per lo stadio è prima di tutto una sfida con se stessi. Se riesci tutto sommato comunque a divertirti, se riesci a costruire un qualcosa per il quale verrai ricordato e rispettato perchè sei andato oltre alle inimicizie, alle antipatie, alle guerre personali, se riesci ad andare contro un sistema che ti combatte tutti i giorni, se riesci a costruirti veri amici, talvolta amori, a mantenere un certo equilibrio e non mandare a fare in culo tutto ciò che rappresentava la tua vita fuori da quelle dannate gradinate, se sopravvivi ai sacrifici che ogni volta devi compiere ecco che sei ripagato di quella malattia chiamata stadio cui non puoi più fare a meno. E vi garantisco che starete davvero bene, vi sentirete davvero vivi  e felici. E’ questione di testa più che di mentalità. O ci nasci così, o rimarrai nell’universo dei comuni mortali, che magari lo frequentano pure lo stadio, ma con altre prospettive.

Non è importante cosa abbia vissuto di particolare nella mia vita in questi ultimi nove mesi. Forse ho dovuto affrontare tutte le cose che vi ho elencato o forse nemmeno una di queste. Ma questi ultimi nove mesi hanno lasciato il segno in me più degli altri 30 e passa vissuti negli stadi. Non cambierei la mia vita e la mia passione con nessun altra al mondo, ma sono certo che gli insegnamenti appresi in questa stagione mi abbiano fatto crescere molto. Stagione dove ho commesso certamente degli errori, dove ho vissuto esperienze importanti e dove anche fortunatamente ho fatto scelte giuste. Ma ho bisogno di staccare la spina per un pò. Non è però ancora questo il momento. C’è una stagione da terminare, e questa stagione deve finire solo con una salvezza. Ma non per i giocatori o la massa di miei concittadini del cazzo cui interessa solo poter vedere la partita su Sky o tornare al Piola in caso di annate buone, e nemmeno per la categoria, visto che anche in Lega Pro farei le stesse identiche cose che ho fatto in A e in B. Questa stagione deve finire con una salvezza perchè, vaffanculo, se permettete me lo merito. Odio i finali brutti, perchè fondamentalmente sono un vanitoso eccentrico del cazzo, che adora il lieto fine, quell’happy end che rende la storia bella e piacevole da ricordare. E poi si riparte, carichi e pirla come sempre.

min. 2:45

“è solo un gioco!”

“non mi dire così, per favore, è la cosa peggiore, la più stupida che uno potrebbe dire, perchè mi sembra evidente che non sia soltanto un gioco..si, insomma, se lo fosse, pensi forse che me fregherebbe così tanto? ”