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Empoli, maledetta Empoli

A me piace la Toscana. Ho origini molto lontane Toscane (proprio di Empoli), lavoro per un’azienda “Toscana” e spesso ci faccio le vacanze. Ma se c’è una cosa che odio di alcune zone della Toscana, è che per arrivarci devi fare il tratto Bologna Firenze che è una delle cose che, insieme al peperoncino e allo zenzero mangiato puro, mi provocano più fastidi. L’ho fatta talmente tante volte che la conosco a memoria, e tutte le volte soffro come un cane perchè mi sembra non passi mai. In virtù di questo, e fedele alla line “cambiamo qualcosa che magari porta bene”, decidiamo di raggiungere Empoli passando dalla Liguria. Alessandria, Genova, La Spezia, Pisa Nord, Fi-Pi-Lì e si esce a Empoli. A conti fatti non credo sia molto più breve, ma quello che conta è la percezione, che infatti sembra davvero essere più corta.

Alla partenza dobbiamo prendere atto di una defezione importante: il Clem per la prima volta nella storia del Novara Calcio salta una trasferta. Pure il Claudio, il nostro solito autista, non se ne capacita di come potesse essere possibile tutto ciò, ma una volta venuto a conoscenza del fatto che avesse un’importante riunione di lavoro (a 85 anni chi non ha un’importante riunione di lavoro? ndRett.) , una grossa risata coprì la sua incredulità. Ma il Clem doveva in qualche modo essere presente, e allora, col bus, ci si ferma sotto casa a salutarlo. Tempo cinque minuti ed ecco il Clem scendere emozionato, ovviamente con una cassa di Becks per tutti noi. “Ora possiamo partire davvero”.

La classifica di merda in un anno altrettanto di merda sta irrimediabilmente lasciando il segno in tutti noi. Sono sparite le parmigiane, i taglieri con pane, salame e gorgonzola, le carbonare e i tiramisù, ma compaiono i contenitori con scaglie di carote fresche e crude, i cetrioli (fortunatamente tagliati), i sacchettini di banane e albicocche secche. Tutto questo è di una tristezza disarmante, ma fortunatamente un autogrill di Viareggio restituisce la dignità ai nostri palati. “Ma dove cazzo vogliamo andare se mangiamo le albicocche secche?” chiedo al gruppo. La mancanza di risposta ricevuta è probabilmente la miglior risposta.

Arriviamo a Empoli. Tempo di scendere dal bus e mi ferma l’omino dei panini “oh che tu mi sai dire in quanti siete?”, “massimo 40”, “madonna impestata….ho capito…oggi non si guadagna”. I Toscani sono sempre i migliori in tal senso. Inizia quindi il momento di celebrità dello steward di turno “ma come, vi giocate la salvezza e siete soltanto in 40?”. In questi casi le opzioni possibili sono due : “ma vai a cagare te e chi non te lo dice” è la prima opzione, oppure alzare le spalle e proseguire senza considerarlo. Nel dubbio ho scelto tutte e due le opzioni. Ore 14, lo stadio dentro è vuoto, ma il tabellone luminoso mostra inequivocabilmente che Adam Kadmon di Mistero non è un pirla a sospettare su tutti e tutto. Il tabellone infatti mostra “Empoli Novara 3-1”. Come potevano sapere alle 14 che quel 3-1 sarebbe stato il risultato della partita? Può essere sempre e solo una coincidenza? Io credo di no. (cit. Adam Kadmon)

Eppure la partita si mette stranamente bene, il nostro gioiellino si ricorda di essere un giocatore di calcio e con un imparabile tiro all’incrocio ci porta in vantaggio. “dai cazzo che oggi è buona, dai che gli facciamo il culo” è il commento unanime dal settore ospiti. Pochi minuti dopo perdiamo palla dal limite, i nostri due centrali invece di chiudere su Tavano si allargano lasciandogli il tempo di stoppare la palla, prendere la mira, farsi un bidet, praticarsi del sano autoerotismo, rifarsi un bidet e mirare imparabilmente nell’angolino: 1-1. Passano 5 minuti e il nostro giovane terzino, uno di quei prodotti dei vivai delle squadre di A, quelle che fanno del vivaio il loro punto di forza e che ti prestano in estate facendoti credere di farti un favore nel regalarti il nuovo Maicon, tutto solo, nel dubbio tra spazzare e passare la palla, sceglie la terza opzione: dribblare le margherite. Perde palla, riparte l’Empoli, 2-1. In quel momento le mie lontani origini toscane si manifestano in tutto il suo splendore, e i Santi e le Madonne boncitte impestate non si contano più. “Ma vaffanculo, che squadra di merda, che posto di merda” è invece il commento degli altri colleghi nel settore ospiti. Mi sdraio all’intervallo sui gradoni insieme alla Scardina, penso a spiagge bianche e mari azzurri, prati di margherite, palme e cinguettii gioiosi di rondini festanti. Penso a tutto ciò che plachi il mio istinto omicida, perchè compiere una strage di massa era oggettivamente la sola cosa sensata da fare in quel momento. Il vaso è colmo. Inizia il secondo tempo, ce la giochiamo pure, ma ovviamente si prende il terzo e si torna a casa. Il culo però non ci lascia, visto che il Varese fa a gara con noi per retrocedere, e quasi quasi mi da pure l’idea di stare peggio di noi. “ci salveremo”.

Ormai sul bus si passa il tempo ad organizzare la pizzata post trasferta, ad insultare con cori da stadio “quelli seduti dietro” che ricambiano insulti a “quelli seduti davanti”, e a trovare un autogrill decente per la solita defecatio isterica di Paolino post sconfitta, perchè quando il richiamo della natura è forte, bisogna solo assecondarlo. Siamo ad Ovada, appena dopo una galleria. Vediamo un qualcosa seduto in mezzo alla prima corsia dell’autostrada “è un cerbiatto, è ferito fermiamoci”. Era stato investito, le due zampe dietro erano rotte, infatti le trascinava. Spaventato cerca di scappare; quattro di noi tentano di prenderlo, mentre gli altri fanno segno alle auto di scansarsi, prima che lo investissero del tutto. Lui sgattaiola giu verso i campi e ci guarda dal basso mentre noi chiamiamo la forestale (non risponde) e la Polstrada (che ci dice di essere stata avvisata e che qualcuno sarebbe uscito). Dopo venti minuti il cerbiatto era ormai lontano da noi, probabilmente agonizzante, ma nell’immediato salvo. Speriamo che qualcuno della polstrada sia uscito davvero, l’abbia trovato e curato.  Perchè noi saremo anche brutti, sporchi, ignoranti, cattivi con l’aggravante di tifare per una squadra di merda, ma abbiamo un cuore grande così. Noi.