cesena marzo 30

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Cesena, maledetta Cesena

Può capitare di non avere l’ispirazione per trovare qualche titolo un po’ diverso ai miei pezzi, ma il fatto è che ogni quindici giorni circa mi ritrovo qui a raccontare di una storia che, più o meno, arriva sempre allo stesso finale amaro. Un film già visto, seppur con qualche dettaglio differente, ma che nella sostanza trova il suo comune denominatore nell’esclamazione  “ma vaffanculo”. Mi è quindi impossibile non maledire l’ennesima città che mi ha ospitato, seppur questa volta le si può dire di tutto tranne che sia un “posto di merda”, perchè mi rendo conto che il confronto tra la mia città e lei, possa anche far uscire con le ossa rotte la mia Nuara.

Ieri posticipo alle 18, non si sa il perchè di questo strano orario per la B, ma tutto sommato non è malaccio. Ti consente di non fare la solita levataccia e, per gli amanti delle gite, di organizzarsi una serata al mare post partita prima di rincasare. Il ritrovo è sempre lo stesso, le persone sempre quelle, ma il bus non arriva. Di solito il Claudio è puntuale con noi, anche perchè come ho avuto modo di raccontare l’ultima volta, tifa un po’ Novara anche lui, ma questa volta non si vede. Squilla un cellulare, è lui :“ragazzi fatico ad arrivare a prendervi. C’è stato un brutto incidente, hanno chiuso l’autostrada in direzione Novara e io sono bloccato tra Arluno e Marcallo”. Queste sono le telefonate che ti gelano. Passi la settimana a curare i dettagli per cercare una perfezione organizzativa che vuoi raggiungere, e poi un cazzo di furgoncino in autostrada decide di perdere il carico e ti manda in merda tutto. Dopo pochi secondi di sbandamento, abbiamo una reazione immediata tipo quella di Fantozzi quando, coi minuti contati, gli si rompono le stringhe della scarpa e allora gli viene l’illuminazione di prendere il bus al volo dal balcone: “andiamo verso di lui, chi può metta le macchine e andiamo al casello di Marcallo così guadagnamo tempo”. In meno di due minuti primi circa 30 macchine partono verso Marcallo.

Marcallo è l’uscita appena dopo Novara Est, in direzione Milano. Una volta si chiamava Boffalora, poi i recenti lavori di ampliamento dell’autostrada e dell’alta velocità hanno reso questa uscita un qualcosa di molto simile ad uno svincolo stradale che puoi trovare a Tokyo. Ponti, viadotti, curvoni, 47 corsie, treno ad alta velocità che ci passa in mezzo, tutto bello e tutto nuovo, ma con un piccolo particolare: all’architetto non è venuto in mente di fargli un parcheggio decente appena fuori. Posti auto disponibili circa 5 di cui la metà occupati. “e dove cazzo lasciamo le auto adesso?”. Un minuto e arriva la volante della Polizia stradale “ma voi chi siete, ma dove volete lasciare le macchine scusate?”; “e ce lo dica lei per cortesia, abbiamo avuto questo problema”, “no guardate, qui non si possono lasciare, prendete le vostre auto ed andate a Arluno che lì ci sono i parcheggi”. In due minuti netti, con una performance che il team di Alonso quando fa i pit stop si sogna, ripartiamo verso Arluno: Claudio è lì ci aspetta, si sale in mostruoso ritardo e si và. Cesena stiamo arrivando. Sono un tipo troppo scaramantico per non pensare che la trasferta sarebbe finita con la più classica delle “inculade”, ne ho viste troppe, e quando succedono degli intoppi chissà come mai poi la partita finisce sempre peggio, ma un po’ di ottimismo non guasta mai. Qualcuno dice “può solo andare bene ora, il peggio è alle spalle”, qualcun altro “chissà che questa volta non assisteremo ad un finale migliore” e qualcun altro ancora non lascia spazio a dolci pensieri “moriremo tutti”.

Il viaggio trascorre sereno, alternando i Gem Boy a palla, tutto il calcio minuto per minuto per sentire le avversarie, grappe, birre e alcoolici vari. Lo stadio di Cesena per me è tanta roba, la loro curva pure. I rapporti coi Cesenati sono davvero pessimi, storicamente ci stiamo sui coglioni e loro non mancano mai di farcelo sapere e noi di confermargli i nostri sentimenti. Siamo gemellati coi Riminesi, che seppur si trovano a pochi km di distanza non sono presenti con noi a tifare, ma qualche coro per loro, più che altro perchè fa incazzare i cesenati, lo abbiamo anche fatto ed è giusto così. Poi la curva del Cesena, da trent’anni, espone pure una pezza “Novara”, e questa cosa mi ha sempre fatto girare un po’ i coglioni perchè che a casa mia si tifi Juve, Milan e Inter è la normalità, ma che qualcuno mandi a cagare la squadra della sua città per il Cesena, è una cosa che mi procura travasi di bile. Ma ieri per la prima volta non l’ho vista, chissà che sia andato in pensione e adesso giri per la nostra città pensando ad altro. Certo, a questa mia considerazione spesso si replica con un “ma lui è di Cesena, si è trasferito qui per lavoro”, però rimane più forte di me, la mia reazione è sempre la stessa. Cesena si vede che è abituata ad anni di invasioni di tifoserie ospiti di serie A. Non ti controllano nulla, non aprono zaini, non guardano pezze e striscioni, non ti dicono niente. Gente che riesce a far entrare bottiglie di vetro e qualsiasi altro oggetto senza alcun tipo di problemi. In fin dei conti lo sappiamo bene che è così, perchè quando arrivano 80 coglioni Novaresi è facile contarti pure i punti neri che hai sul naso, un po’ più difficile quando ti arrivano 5000 juventini o romanisti fare lo stesso, per cui dentro tutti.

I brutti presagi del viaggio vincono sempre sugli ottimisti romantici: un rigore solare negato quando sei ancora sullo zero a zero, la solita difesa di burro e i locali che, senza far nulla di chè, ti rifilano due pere. Ennesima trasferta amara, ennesima sconfitta, classifica che torna ad essere pericolosa. Siamo però cambiati noi, sono cambiato io. Non è vero che ci si abitua in fretta alle vittorie e si diventa tifosi snob, o meglio non ci si abitua solo a quelle. Ci si abitua anche alle sconfitte. Siamo usciti ridendo felici e cantando, ma non perchè siamo completamente idioti, ma forse perchè ormai siamo diventati un gruppo che davvero non guarda più solo al risultato, ma alla giornata di tifo che viviamo tutti insieme.  Stai in compagnia, ti diverti, mangi, bevi, ridi e ti sfoghi, a prescindere da cosa faccia in campo chi disonora spesso la tua maglia e la tua città. Portiamo la novaresità in giro per lo stivale molto più di chi indossa una maglia azzurra con uno stemma sul petto, il cui orgoglio di indossarla probabilmente è, nei più, rasente allo zero, a differenza nostra che per lei e per la città ci faremmo ammazzare.

Ma si, Cesena sarà anche maledetta, ma in fin dei conti non è nemmeno un problema. Da queste parti ci tornerò in estate e mi ci divertirò, e nonostante la sconfitta, anche ieri la Romagna mi ha fatto divertire e va bene così. Sole e spiaggia in estate sono una certezza, venire invece qui a perdere è stato solo un episodio. Presto o tardi in questo stadio ci ritornerò ancora, e come finirà ve lo racconterò in un altro articolo.