subbuteo-stadio-1 marzo 17

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Differenze tra chi ama lo stadio e il calcio

Era un po’ di tempo che volevo condividere questo pensiero, a mio avviso fondamentale, per capire meglio la “gente da stadio”, o almeno nell’accezione che ho io di questo termine, perchè mi accorgo sempre di più di quanto sia facile sintetizzare, sbagliando, con la frase “malato di calcio” tutto ciò che ruota intorno alla passione dello stadio. Lo spunto per questa riflessione mi è stato dato da un collega Venerdì scorso (chi mi segue su Twitter ricorderà un paio di considerazioni su questo episodio ndRett.), e il fatto sia stato ispirato dalla classica persona che mai è entrata in uno stadio e mai ci entrerà è irrilevante, perchè quello che sostengo essere un errore concettuale viene spesso commesso anche da chi lo stadio lo frequenta. La domanda è stata: “ma tu che vivi solo di calcio, mi sai dire chi era Giuseppe Moro detto Bepi?”; “No, non so chi sia”. “Non ci credo, parli solo di calcio e non sai rispondermi?”

In questa domanda c’è il primo errore concettuale: descrivere uno come me come una persona che “vive solo di calcio e parla solo di calcio”. Il calcio è uno sport, o meglio un gioco. Lo stadio invece è il luogo dove si gioca una partita e dove gli spettatori si recano per vederla. La parte più passionale di questi si chiamano “tifosi”. Nei vari livelli di tifosi, ci sono quelli più accesi che possono arrivare a concepire la propria esistenza in funzione di quelle due ore settimanali allo stadio, tra cui il sottoscritto. Quelli come me NON parlano di calcio, ma di STADIO. E la differenza è abissale. Il vero “malato di calcio” è quello capace di vedersi anche 5 partite in un giorno solo alla tv. Inizia con l’anticipo all’ora di pranzo e termina col posticipo serale. E’ un tuttologo, conosce alla perfezione migliaia di partite passate, sa le formazioni di tutte le squadre, gli orari degli incontri, conosce la storia di tutte le principali formazioni e si vedrebbe pure un’amichevole tra due formazioni di quarta serie afgana. E’ calcio dipendente, dagli due porte ed un pallone ed è l’uomo più felice al mondo. La “gente da stadio” invece, non necessariamente lo farebbe, anzi  mai butterebbe una giornata a vedersi 5 partite in tv, perchè semplicemente si romperebbe le palle a vedere giocare squadre per le quali non ha nessun tipo di interesse. Conosco miei simili, allo stadio con me, che non conoscono nemmeno tutti i nomi dei propri giocatori, perchè la cosa non è fondamentale: non gioca infatti il giocatore XY ma un “giocatore della propria squadra” la cui maglia è il vero oggetto della propria  passione.

Il secondo errore concettuale, a mio avviso ancora più grave, che la massa commette lo riassumo in questa ipotetica domanda che sicuramente vi avranno fatto: “ma cazzo, vedi partite di calcio da quando sei nato, non capisci che con la difesa a zona non possiamo giocare?” L’errore è quello di dare per scontato che uno della gente da stadio capisca anche di tecnica di calcio. Non è un mistero che non abbia mai giocato a calcio a livelli discreti e, nonostante collabori con lo staff tecnico di una squadra di terza categoria (gli Orange ndRett.), non capisco molto di schieramenti, moduli e capacità tecniche. Ma proprio perche “vedo partite da quando sono nato”, capisco perfettamente se si sta giocando bene oppure no. Non voglio essere ipocrita; vedere giocare campioni e squadre che praticano un buon calcio è meglio che vedere dei perfetti scarponi, ma questo non dovrebbe minimamente influenzare la passione, a differenza purtroppo degli esteti del calcio che, molte volte, rifiutano uno spettacolo indecente proprio perchè l’oggetto della loro passione è il calcio e non la maglia. Se così non fosse, le squadre che hanno vinto di più nel mondo non avrebbero più tifosi come invece è dimostrato hanno. A prescindere dalla Nazione di appartenenza.

Il terzo errore concettuale che viene commesso lo riassumo anche qui con una ipotetica considerazione che avrete sicuramente sentito da qualche parte: “chi ama il calcio non può riconoscersi in questi delinquenti tifosi”. L’errore sta nel fatto di considerare i tifosi una componente quasi marginale del calcio stesso, anzi un problema, e che se non ci fossero i tifosi, o parte di essi, il calcio stesso sarebbe migliore. Questo è il classico ragionamento che potrebbe fare il vero malato di calcio da 5 partite in tv al giorno, con gazzetta dello sport sempre aperta, che concepisce il calcio inteso come 90 minuti di partita e nemmeno si accorge se dietro alla porta c’è una coreografia o un settore vuoto. La differenza è che io sostengo esattamente il contrario: senza i tifosi il calcio non avrebbe motivo di esistere, perchè sarebbe ricondotto solo a 22 milionari che corrono dietro ad un pallone, e l’interesse per questo durerebbe il giusto: zero.

Mi rendo conto che questo messaggio che voglio far passare possa sembrare incoerente ed assurdo, ma onestamente non mi ritengo un amante del calcio. Mi piace la competitività del calcio, e dello sport in generale, e per questo mi piace vedere una partita combattuta e maschia. Anche da bambino, seppur mi divertivo a farlo, non è mai stata una mia priorità giocare in un campetto o in cortile per giornate intere, non ho mai apprezzato l’arte del prepararsi una borsa e dell’avere cura dei propri scarpini, non ho mai portato io il pallone perchè non ne ho mai posseduto uno decente, mentre già da piccolo avrei passato ore a vedere gente che giocava bene. Anche adesso, che collaboro con una squadra di terza categoria, adoro allenare i portieri e mi emoziona appunto il concetto di competitività, non il gioco in quanto tale. E coerentemente con questo non avrei dubbi nell’abbandonare il calcio qualora si giocasse sempre a porte chiuse. Non cambierei mai una partita di Lega pro e grande spettacolo sugli spalti con una partita di Champios League di due squadre con scarse tifoserie, perchè per me lo spettacolo è una curva che fa coreografie, non Messi in campo.

Come dico sempre, prendete il senso di quanto scrivo come una grossa estremizzazione di un concetto, e non come verità assoluta. In realtà si può far parte della “gente da stadio” e passare anche la giornata a vedere partite in tv, giocare a calcio a livelli discreti ed essere grandi conoscitori del calcio in generale. Ma senza ombra di dubbio sono due mondi che possono anche essere distanti anni luce. Per questo mi sento nel diritto di specificare sempre che io non vado a vedere la partita, ma vado allo stadio. Sono i dettagli che fanno la differenza, lo diceva anche Mourinho. E non mi pare fosse un pirla.