Lanciano, maledetta Lanciano

Lanciano è una di quelle trasferte strane, che a inizio campionato cerchi col pennarello blu e gli metti vicino un punto interrogativo. Non hai praticamente mai affrontato questa formazione, se non lo scorso anno a Santo Stefano, diventando quindi off limits, e la curiosità di visitare questa città è sicuramente più marcata dell’appeal che può avere la partita. A inizio anno Lanciano è una di quelle trasferte che pensi sia inutile, anzi “tre punti facili”, e invece sei mesi dopo scopri che loro si giocano la A e te devi salvarti. Lanciano Novara è quella trasferta che la gente ti chiede “ma dove è Lanciano?”, e te, ignorantello quasi quarantenne che si rifiuta sempre e comunque di fare una figuraccia in geografia, rispondi genericamente “mah, in centro Italia”, sperando che l’interlocutore non rilanci con un “si, ma centro Italia dove?”. E’ una brutta cosa essere ignoranti in geografia come me, ma negli anni ho capito che basta avere dei riferimenti ben precisi. Se rispondi “vicino a Pescara” è probabile che sei al riparo da qualsiasi contro domanda, ma se ti sbagli a dire “in provincia di Chieti”, stai certo che qualcuno ti umilierà dimostrandoti che non sai nemmeno dove stai andando a vedere la partita. E così, all’alba di ieri, col cielo ancora buio ma illuminato da una luna piena come quella che mostrano nei film horror dei lupi mannari, inizia la trasferta.

Due autisti, di cui uno è il “Claudio”, lo storico Schettino della nostra compagnia. E’ di Milano, tifa Milan fino nel buco del culo, ma un po’ gli stiamo simpatici visto che ha visto tutta la nostra ascesa fino alla massima serie e poi il ritorno in B. Sa più cose della tifoseria del Novara lui che un medio cittadino. E’ l’amicone un po’ scemo, nel senso che ride sempre, e fa cose per le quali rischierebbe il posto di lavoro, tipo guidare tenendo con una mano il cellulare e con l’altra l’iPad per vedere tramite SkyGo la partita e intanto girarsi per parlare con noi. E poi adora la musica da disco e quella metal. Quando gli parte l’embolo, mette a tutto volume Disco Radio e il bus diventa una discoteca che nemmeno il Celebrità di Trecate può eguagliare. Al primo posto come sempre il “Clem”. Per me rappresenta il mito vivente, l’emblema dell’essere uno da “gente da stadio”. 85 anni, portati benissimo. Mai  un raffreddore o un malanno lo hanno portato a disertare una trasferta. Che sia a 20 km di distanza o a 1500 km il Clem è presente. Con la sua borsa Luis Vuitton, le sue birre e le sue sigarette, sempre a seguito del Novara calcio. Alle 8 del mattino aveva già bevuto due birre, ma non con la sete dell’ubriacone, bensì con la classe del vero cultore del doppio malto. Il Claudio lo chiama “il Presidente”, come forma di rispetto per la sua età. Dopo un’ora di tragitto Claudio decide che ora di ascoltare i Pink Floyd. The Wall a tutto volume. “Presidente ascolti che roba questi, non è mica Bobby Solo eh”, e il Clem diligente ascolta. “Presidente se vede il video qui ci sono i martelli che camminano sa? Tanta roba, senta che musica” e il Clem annuisce attento. Il Novara Calcio manda i suoi giocatori in giro per le scuole a parlare di valori positivi dello sport e a farsi un po’ di pubblicità; ecco io manderei invece il Clem a parlare con questi giovani che ignorano l’esistenza dello stadio. Secondo me avrebbero da imparare molto di più sentendogli raccontare qualche avventura.

Lanciano è inarrivabile. Forse è solo un fatto psicologico, perchè Avellino e Castellammare erano più distanti, eppure forse perchè sai di essere nel profondo sud, sei meglio disposto a farti tante ore di viaggio. Lanciano ti frega; questa cosa che sta “in centro Italia” è una grande fregatura, perchè in bus meno di 8 ore (soste comprese) non ce le metti. Non arrivi più. Superi i posti fighi tipo Milano Marittima e Rimini che è una meraviglia, poi vai sempre più giù, e lo scenario in autostrada è di un mare e una spiaggia che fanno sempre più cagare alla tua sinistra, e delle meravigliose colline alla tua destra. La cosa più bella che incontri è lo stadio della Sambenedettese, quando ormai non manca moltissimo alla meta. Sei allo stremo delle forze ma finalmente ecco l’uscita di Lanciano! Spero che nessun Lancianese (o come si chiamano non so) si offenderà leggendo questo articolo, ma l’impressione che si ha della città arrivandoci è una sola: “posto di merda”. Città piena di salite e discese, case vecchie, posto sicuramente non curato. Lo stadio poi è semplicemente inarrivabile. Se non ci fosse stata la polizia a portarci probabilmente saremmo ancora lì a girare. Il parcheggio ospiti, peraltro inesistente, è una stradina privata che culmina con l’ingresso dell’obitorio dell’ospedale. Roba che scendi dal bus e leggi il cartello “obitorio”. Entrati dentro l’ennesimo stadio velodromo, dove però la visuale non è malaccio, dobbiamo affrontare la follia di tre steward particolarmente rompipalle. Sistemi le tue pezze e questi vengono a dirti : “MI RACCOMANDO METTETE GLI STRISCIONI TUTTI ALLA STESSA ALTEZZA E LIVELLO O VE LI TOGLIAMO” E perche? “perchè cinque centimetri più su e le telecamere della Digos non possono riprendervi”. Non possono riprenderci? Io mi chiedo il senso di questa follia contro i tifosi. A Lanciano eravamo 40 coglioni, tutti identificati con nome cognome e tessera del tifoso. Eravamo i soliti 40 che andiamo sempre e comunque in giro per tutta Italia, di noi sanno anche quante volte andiamo al cesso e con che marca di carta igienica ci puliamo. Ma perchè deve arrivare uno con una pettorina gialla a creare le condizioni per una discussione? Ma hanno idea cosa possa rappresentare una pezza di un metro quadro per un coglione come me che con orgoglio la porta in giro per lo stivale? “se non è allo stesso livello ve li togliamo” la sola cosa che sanno dirti.

A me i tifosi del Lanciano piacciono. Fanno un buon tifo, seguono molto la squadra in trasferta, sono colorati e soprattutto non rompono le palle agli ospiti. Del Lanciano odio invece il marito della Presidente, nota per essere una discreta gnocca, che nel Lanciano fa il centravanti panchinaro. Mi sta sui coglioni perchè, lo scorso anno, quando nel Rettilineo abbiamo fatto amicizia con lui dedicandogli amorevoli scambi di parole dolci, ci disse “mica sono un coglione, mi son scelto la moglie figa e coi soldi io”; questo per inquadrare l’elemento. E poi con noi la mette sempre, cosa da non sottovalutare. Facendo fede alla sua nomea, allo scadere la mette: Lanciano 2 Novara 1 tutti a casa. I Santi, le Madonne e i Dii che ho tirato ieri li so solamente io, anche perchè l’idea di rifarmi 8 ore al contrario invaso dai pensieri negativi e cupi mi ha ammazzato. Eppure la vita di un ultras di una squadra che lotta per non retrocedere in lega pro è questa. In un anno di merda, mangi merda fino alla fine. Certo, le soddisfazioni finali sono impagabili, ma nel mentre abbassi la testa e torni sul tuo bus.

Sosta cena all’autogrill di Senigallia. Azzanni un mega panino da Burger King quando succede quello che non ti aspetti: arriva la squadra. Se dopo Siena l’incontro con loro era stato cercato, ieri no, del tutto casuale. Però onestamente non avevo più voglia di spendere una parola. Sono francamente stanco di dirgli le stesse cose e di sentirmi la stessa giustificazione uscire fuori dalla bocca di quei tre o quattro che hanno le palle di metterci la faccia. Ma cosa vuoi dirgli di più che non è già stato detto in faccia in uno degli incontri post sconfitta? Ma cosa devono dirti di diverso del solito “ce l’abbiamo messa tutta, oggi abbiamo giocato, eppure gira male”, ma cosa ti aspetti ti dicano giocatori che dopo sette mesi di campionato, e un curriculum di A e B, permettono sistematicamente ad un giocatore avversario di prendere il pallone, farsi 50 metri di campo, entrare in area e segnare, senza che nessuno spenda un cartellino giallo? Niente. Tre cori goliardici, una pacca sulle spalle a Mister Aglietti visibilmente ancora in modalità Santi Madonne e Dii che volano, e via verso Novara.

Torno a casa comunque felice, perchè insieme agli amici abbiamo portato a casa una nuova esperienza e, comunque, una bella giornata da ricordare. Una carezza al gatto, un’ultima birra solo sul divano pensando alle risate in compagnia allontanano gli ultimi pensieri negativi che mi accompagnavano sul bus. Domani è un altro giorno e, soprattutto, sabato una nuova partita. Non vedo l’ora.