padronedelpallone marzo 06

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Io, Ultras – padrone del pallone

Vi parlo oggi di quello che ritengo il miglior libro attualmente in commercio (tra quelli da me letti) che parla del tema Ultras e stadio, un libro che ho letto diversi anni fa e che, periodicamente, lo riprendo: “Io, Ultras – padrone del pallone” di Andrea Arena. E’ più facile acquistarlo su Internet che trovarlo in una normale libreria, proprio perchè non ha avuto una diffusione capillare sul territorio, e la casa editrice che lo ha commercializzato non è certamente tra le più famose ed importanti.

“Io, Ultras – padrone del pallone” è un racconto, ambientato a Roma nell’anno in cui la Lazio di Cragnotti ha vinto il suo ultimo scudetto, e il protagonista è lui che, in prima persona, racconta la sua realtà, quella della Curva della Lazio, e le sue emozioni. Adoro questo libro perche, in generale, mi ci sono molto ritrovato. Sia dall’idea di non voler tanto aggiungere una lezione su cosa sia un Ultras e un movimento organizzato, ma di semplicemente raccontare il proprio punto di vista e certe dinamiche che lo vedono coinvolto in prima persona. Se mi viene concesso, penso sia un po’ quello che faccio io qui dentro, ed è forse per questo motivo che mi sono letteralmente innamorato di questo testo.

Due temi su tutti mi piace riportare qui, che vedono ulteriori similitudini in me. Il primo è quello che parla del rapporto contrastato con le proprie compagne che, caso vuole, sono sempre state distanti anni luce dal suo mondo e che talvolta lo portano addirittura ad odiarle. Il secondo, è quel sentimento di distacco e disapprovazione per la massa di tifosi che compare solo in caso di vittorie. Da lacrime le frasi finali di questo libro, che senza davvero nulla togliere all’autore, avrei potuto benissimo scrivere io da come mi ci ritrovo:

“Adesso siamo Campioni d’Italia, tutti stanno a godere e a Roma sono tutte feste e bandiere alla finestra. Lasciateli godere, ‘sti laziali. Lasciateli godere per qualche mese e poi torneranno da dove son venuti. La Domenica andranno al cinema oppure staranno con le loro pischelle. Mentre noi, invece andremo a Bergamo in 50, a Brescia in 30 e a Napoli in 40. Senza ‘na lira, senza la sicurezza di tornare a casa tutti interi, senza gli applausi di nessuno. Alla fine questa è la mia gente, non quella delle feste-scudetto con la porchetta in piazza, non quella che preferisce vedere la partita in televisione invece di andare allo Stadio che magari c’hanno pure sotto casa”.

Non tutti possono capire questo libro, o meglio, non tutti possono accettare che esistano persone che abbiano uno stile di vita modellato sul ritrovarsi in gruppo su dei gradoni di uno stadio. Come conclude Andrea Arena, e come spesso concludo anche io, nessuno di noi può garantire di avere una vita migliore di chi non fa parte di questo mondo. Anzi, spesso questa passione è proprio causa di fallimenti paralleli, lavorativi o coniugali. Ma su una cosa non ci sono dubbi: chi fa parte di questo mondo vivrà una vita vera.

Il libro si può acquistare volendo anche qui