citta marzo 02

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Cittadella, maledetta Cittadella

Quando vai in trasferta, seppur spesso non ti rendi conto nemmeno delle bellezze o bruttezze del luogo che ti ospita perchè ti portano al settore ospiti e ti riportano in autostrada quanto prima, la linea di demarcazione tra quella percezione di trovarsi in un bel posto oppure in un posto di merda è molto sottile. Basta uscire dallo stadio con 6 goal fatti per poi dire “Cittadella è un Paese di 20.000 anime molto simile ai villaggi che trovi in Lapponia. Sono solo casettine colorate, tutte coi giardinetti dentro a delle mura medioevali. Appunto una “cittadella”. Cosa che, magari quando non diluvia e non sei in ritardo per una partita, meriterebbe pure una visitina” , oppure prendere il pareggio al 95′ esimo su punizione, dopo una lavata epica, per dire “che posto di merda”. Dopo Varese, che rimane inarrivabile, dal punto di vista meteorologico Cittadella è sicuramente il secondo posto più infame, visto che vanta anche un rinvio per neve anni fa, in uno di quegli anni in cui l’Italia calcistica che conta non aveva ancora conosciuto l’esistenza di queste due squadre.

Cittadella Novara nasce così, al solito ritrovo, dentro l’auto perchè fuori pioveva talmente tanto che non si vedeva nemmeno se il bus fosse già arrivato nel piazzale. Uno zaino pieno di viveri, forse troppi per tre ore di bus da percorrere, e qualche amico in meno del solito, perchè c’è chi lavora, chi è malato, chi non ha piu soldi, chi è sfavato per la classifica e chi lo è perchè semplicemente ha i cazzi suoi, e il mio umore un po’ meno euforico del solito. La classifica a Marzo non mente mai. Quest’anno è un anno di merda, solo che non è come quando fai un anno di merda in A e retrocedi, che per una squadra come il Novara cambia poco o nulla, anzi forse ci sta pure meglio, se retrocedi in lega pro finisce pure che sparisci. Insomma, io sono tra quelli che pensa ancora di centrare i playoff e mi prendo i vaffanculo dagli amici, però diciamo che fa un po’ brutto questo pericoloso pensiero della lega pro, e la cosa si riflette inevitabilmente sul gruppo. Pure nella corsa a beccarsi i posti migliori risulto meno brillante del solito, tant’è che io e Danilo ci dobbiamo beccare due posti in mezzo a due dei più grandi cagacazzo della storia dell’umanità. Il primo, che per pudore ometto il nome e soprannome ma chi frequenta le nostre trasferte lo riconosce subito, è uno di quelli capace di portarsi dietro le cotolette surgelate e andare dalla signorina in autogrill chiedendole di riscaldargliele nel microonde. Il secondo, anzi la seconda, è la classica signora over 70 un po’ pazza, stile “velona” di striscia la notizia, capace di non tacere un minuto nemmeno se le spari. Non ci sono più gli organizzatori di una volta che, di diritto, avevano il posto in prima fila. Adesso becchi pure tanti vaffanculo e ti siedi pure te dove c’è posto, ma vabbè.

Arriviamo a questa fantomatica Cittadella alle 14 circa. Sono stato in stadi in tutta Italia, molti nel profondo sud, senza contare quelli in Europa che sono un discorso a parte. Ovunque gli stadi sono segnalati bene, ora c’è l’obbligo pure di segnalare il parcheggio ospiti da fuori città. Cittadella è un mondo a parte. Ti ritrovi in mezzo a questo Paese, deserto, circondato da mura. Piove pure, tutto grigio. Un depresso grave non avrebbe dubbi a suicidarsi. La Polizia non esiste, non ti vengono a prendere, non ti cercano, non sono interessati a sapere se stai arrivando in 10.000 cattivi o in 15 a fare scampagnata. Nessuno in giro con sciarpe e bandiere, nessuna bancarella di sciarpe, nessun venditore di bibite. “Abbiamo sbagliato città, dai” esclama qualcuno. Giri intorno a queste cazzo di mura come un pirla, forse due o tre volte, poi alla fine vedi uno vestito di giallo che non si capisce se è uno steward o un vigile urbano. La risposta è la numero 2. “ma chi siete voi?”, “siamo i tifosi del Novara”…”ma dovete andare a vedere la partita?”; “No siamo venuti a mangiare “ esclama polemicamente uno di noi. “Beh di qui non passate, fate il giro e girate a destra, voi siete di là”. Un bus con su 54 persone vaga per un Paese deserto di (pare) 20.000 anime, girando faticosamente per viettine strette in mezzo a villette con giardini stile inglese. Più che uno scenario di una partita di calcio di serie B sembra quello di qualche telefilm anni 70 che trasmettono alle 4 del mattino su superpippa channel, ma ormai ci siamo. C’è una transenna, un’auto parcheggiata. Esce un vigile “chi siete voi?”, “siamo i tifosi del Novara”, “ah si prego”. 

Lo stadio non è nemmeno tanto peggio di tanti altri visti in giro. Sei distante dal campo, tutto fatto di tubi innocenti e transenne, e freddo come un ghiacciaio. Piove, davvero tanto. Non è la prima lavata della mia vita che becco, e nemmeno sarà l’ultima, ma l’acqua di ieri ti dava l’idea di bagnare di più di tante altre. I K-way, le tele cerate stile soldato americano nel vietnam, i giubboti e gli ombrelli non servono a un cazzo. All’intervallo i miei jeans pesavano circa 15 kg in piu da quanto erano inzuppati. Ma una cosa bella Cittadella ce l’ha: il bar che vende il vin brulè. Caldo, dolce, fumante…ti ritrovi nel cesso del settore ospiti per ripararti un po’ dalla pioggia e finisci per berti un paio di bicchieri di quella bevanda che ti fa rinascere.

Siamo tutti nuovamente carichi, in campo un po’ meno perchè quello di scena al Tombolato non è una partita di calcio, ma una lotta nel fango. E quando poi nel fango ci lottano due squadre di merda, lo spettacolo è ancora più deprimente. Noi non molliamo mai, cantiamo solo noi, non smettiamo un minuto. Manca davvero poco alla fine, la Scardina e la Charlotte nel giro di un minuto mi chiedono entrambe: “ma quanto manca non ce la faccio più, sono congelata”. Forse 15 minuti mancavano. Un’eternità o poco a seconda dei punti di vista. Il tempo di alzare la testa e vedere uno di loro tirare, il nostro portiere non trattenere e poi fare fallo su uno di loro: rigore per il Cittadella. Rincorsa, tiro, goal, e i 20 tifosi locali che ci fanno gesti. Quelli sono momenti che la gente non può capire. Ti crolla il mondo addosso, perdi qualsiasi fede in Gesù, posto che ci sia, azzeri qualsiasi pensiero positivo. Ci sei solo te, il mondo che ti crolla, il tuo sentirti un’idiota, e la tua sciarpa fradicia. Eppure la meraviglia di essere un ultras è quello che se te stai vacillando, c’è sempre un tuo compagno che ti riporta sulla retta via. “dai crediamoci, siamo venuti fino a qua e non possiamo mollare adesso” urla Nando in transenna in evidente stato confusionale. In cinque minuti succede quello che può succedere solo nei film: due rigori per noi, due rincorse, due tiri, due goal. L’abbraccio con la tua gente, le urla, le risate, i salti, sono cose che Sky non può farti capire. E nemmeno le bestemmie. 95′ esimo: Lo Scarda mi guarda e sbuffa “oh ma cazzo è finita!” Charlotte mi guarda e dice “sto tremando, ma quando finisce, quando finisce, non sento più i piedi”, Nando sembra invece in preda ad un’apparizione della Madonna di Mudjugorie e continua far cantare tutti, farebbe cantare anche un pullman di suore indonesiane. Punizione per loro, rincorsa, tiro, goal 2-2, l’arbitro che fischia la fine senza nemmeno far ribattere da centrocampo.  “Ma vaffanculo, ma che squadra di merda, che posto di merda, Dio Madonna” è l’esclamazione collettiva del settore ospiti.

I risultati delle altre sono andati bene, con tre punti saremmo stati decisamente fuori dalla zona calda, ma va bene così. Ce lo facciamo andare bene, d’altronde in un anno di merda può succedere qualsiasi cosa, e quando la classifica migliora ti devi accontentare. Saliamo sul bus, il nostro solito bus. Quello da oltre 3 milioni di Km, quello coi sedili rotti e le giunture che non tengono. Piove dentro e il riscaldamento funziona male. Arriviamo a Novara ancora fradici, distrutti, infreddoliti e probabilmente ammalati. Ma ci sentiamo comunque invincibili. Abbiamo sfidato il tempo avverso, e abbiamo portato a casa la pelle. Di questa trasferta mi porterò dentro il vin brulè con gli amici, gli abbracci bagnati dopo i goal e il cielo più grigio di qualsiasi gradazione di grigio esistente. I vincitori di quella partita non sono stati il Cittadella e il Novara, ma noi tifosi.  Tiferemo anche per una squadra di merda, che ha giocato in un posto di merda e avremo anche smadonnato forse troppo. Ma siamo tornati a casa felici, e con la consapevolezza che a noi nessuno ci ammazza! In un anno di merda, scusate ma è tanta roba.