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Il mio Presidente ideale

Siamo nei giorni più caldi del calciomercato di riparazione, l’ultima spiaggia per sperare di migliorare la propria squadra, investire o, più probabilmente, alleggerirsi di qualche paracarro che pesa sul bilancio. Non è mistero che sia un amante di questi periodi di contrattazioni frenetiche e palle non verificabili scritte dai giornalisti. In estate difficilmente mi addormento senza aver sentito una raffica di news e, anche a Gennaio, rimango sempre informato.

Penso che il calciomercato, piaccia o no, è un aspetto che condiziona inevitabilmente un tifoso di calcio. Anche inconsapevolmente. Perchè se è vero che il mio manuale del tifoso modello prevede la devozione ai due pilastri cardini,  “solo per la maglia” e “al di là del risultato”, è altresì vero che il mercato è lo strumento grazie al quale un tifoso può sognare. Se non consideriamo quella fetta di tifosi sempre motivati da quell’ideale che rappresenta il fulcro della propria vita, c’è solo una cosa che può tenere viva la fiamma della passione: l’entusiasmo. Tutto sta nel capire che tipo di tifosi si è. Ci sono quelli, che purtroppo rappresentano la maggioranza, che si gasano nei momenti in cui si vince e quelli invece che, con stati d’animo variabili, sono sempre presenti. Però è inutile girarci intorno: vincere è meglio che perdere. E la sola variabile che può dare speranze, e quindi entusiasmo, al tifoso di un futuro di vittorie è proprio il calciomercato. Per me, leggere l’ufficialità dell’acquisto di un giocatore sul sito internet della mia squadra è una cosa che mi gasa, a prescindere dalla forza del giocatore stesso. Ho sempre aspettative elevate e la speranza che sia il nuovo Messi perchè un nuovo acquisto genera sempre entusiasmo (a meno che non sia frutto di uno scambio con un tuo ex giocatore palesemente più forte).

Il fatto è che per comprare occorre spendere, e per spendere occorre avere i soldi. Il tifoso ha la particolarità di ragionare sempre coi soldi degli altri, di conseguenza, ma questo è giusto e normale, tende a non considerare l’aspetto economico un problema e questo lo rende spesso in torto quando esaspera l’argomentazione “i soldi li ha, che li spenda”. La storia del calcio parla di tante realtà che hanno raggiunto buoni livelli grazie però a gestioni societarie folli, che hanno inevitabilmente causato l’estinzione della stessa realtà. E’ chiaro che a tutti piacerebbe essere tifosi del Barcellona o del PSG, coi Presidenti che godono di credito illimitato e risorse infinite in grado di uccidere il mercato sovradimensionando le offerte ai giocatori. Soprattutto i tifosi del PSG che, diciamocela tutta, non han mai contato una mazza o quasi nel panorama mondiale, immagino che orgasmi multipli hanno raggiunto in questi anni che si sono trovati ad essere i più fortunati del pianeta. Però grazie a Dio può capitare di diventare anche un tifoso dell’Inter o del Milan, del Novara o della Pergolettese, ed ognuno deve fare i conti con la propria realtà. Posto quindi che è meglio essere al top, il tema che voglio affrontare è proprio quale è il Presidente ideale della propria squadra di calcio?

E’ una domanda che può sembrare Marzulliana e retorica, tuttavia non è a mio avviso così banale, perchè è anche grazie alla risposta che si può capire che tipo di tifosi siamo. A costo di sembrare ipocrita, dico che il mio modello di Presidente ideale non è assolutamente un magnate russo o indonesiano, perchè una delle caratteristiche che chiedo al mio Presidente è quella di avere una passione e un amore tatuato nel proprio DNA. Chi arriva dall’estero e compra a suon di milioni una squadra di calcio è inevitabilmente legato alla prospettiva di business che questa può generare. Il che vuol dire solamente una cosa: potranno anche volerci anni, ma la sua presenza sarà legata al fatto che questo guadagni soldi. Perchè una Società di calcio è un’azienda a tutti gli effetti, e se non crea un guadagno alla lunga salta. Una proprietà gestita invece col criterio del “buon padre di famiglia” è una Società che, probabilmente, è destinata ad avere una continuità nel tempo. Magari non potrà essere al livello delle top, ma come tifoso potrà garantirmi di esistere sempre ad un livello coerente con le possibilità di chi ci mette i soldi. Chiedete alle tifoserie che magari hanno recentemente visto la A e la B e adesso sono nei dilettanti se baratterebbero i loro due anni di popolarità con anni di presenza costante a livelli medi invece del totale anonimato attuale, e vediamo cosa rispondono.

Il detto chi si accontenta gode  è una grandissima verità, però è anche vero che non si può sempre vivere di solo pane. Per cui è legittimo ambire a qualcosa di meglio, soprattutto se è nelle possibilità del Presidente di turno. Ed è per questo motivo che ho parlato del calciomercato. Il risultato di una partita è quello che conta, e se negativo è implacabile nell’umore di un tifoso, che però ha comunque sempre un’altra partita. Il mercato no, seppur si parla tutto l’anno di trattative, in realtà è aperto tre mesi all’anno, e solo in quei momenti può arrivare qualcuno. Ecco, il mio Presidente ideale è proprio quello che, poste le garanzie che ho spiegato prima, è in grado di far sognare i tifosi. E’ quello che, senza vendere fumo negli occhi e senza mettere a rischio l’esistenza del club, riesce sempre a mantenere un livello di entusiasmo nella Piazza mediamente alto. E’ quello che se magari cede un giocatore forte per realizzare una plusvalenza, lo rimpiazza con un altro potenzialmente dello stesso livello, e se invece ha sbagliato, corre ai ripari immediatamente. E’ quello che dialoga con la tifoseria in maniera schietta ed onesta, e che non lascia mai il dubbio che sia lì esclusivamente per i propri interessi. Per esempio, se penso oggi alle tifoserie delle milanesi, vedo due tifoserie tristi e incazzate, ma non tanto per i risultati quanto per la mancanza di prospettive. Le Società FC Internazionale e AC Milan (faccio questi esempi ma potrei citarne altri) sono due Società che, in questo momento, mi danno l’idea di non essere in grado di scaldare i cuori dei propri tifosi, ed è la cosa peggiore che possa esserci. Secondo voi, ad un interista oggi, da più fastidio arrivare ottavi in campionato oppure assistere ad un totale non mercato della propria Società? Credo il secondo punto, perchè se fossero arrivati quattro acquisti, ora il tifoso medio avrebbe almeno motivo di sperare in un miglioramento. Ed inutile far notare che i tifosi di Milan e Inter sono più fortunati di quelli della Pergolettese, perchè ognuno è tarato con la propria realtà. E’ come far notare ad un impiegato che si lamenta dello stipendio di 1200 euro al mese che esistono anche i precari. Questo converrà sul fatto, ma rimarrà comunque della sua idea, perchè la sua realtà è quella.

Ho parlato di Presidenti ideali, pur essendo conscio del fatto che è proprio uno degli elementi che vanno e vengono, a differenza della maglia che rimane in eterno. Non lego la mia presenza allo stadio al risultato, ciò non toglie che un mondo ideale dei sogni esista anche per me, e il mio Presidente ideale di una squadra appartenente a questo mondo ve l’ho descritto.  Ogni sera, per raggiungere la stazione e tornarmene a Novara, passo davanti all’albergo sede del calciomercato, e in questi giorni vedo spesso procuratori e giornalisti famosi che, qualche ora dopo, rivedo in tv a raccontarmi la loro giornata. Alla fine il tutto si riconduce al fatto che passo i miei week end a sostenere una maglietta indossata, degnamente o indegnamente,  da qualcuno che è stato oggetto proprio di quel calciomercato che in tanti odiano. Rispetto quindi questa istituzione, che può regalare gioie e dolori, ma che comunque mi fa compagnia soprattutto nelle lunghe estati senza stadio.

E per voi, quale è il vostro Presidente ideale?