foto(2) gennaio 19

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Varese, maledetta Varese

La sola cosa positiva del rinvio di Varese Novara lo scorso 26 Dicembre, è stata che ci ha regalato una settimana in meno di assurdo riposo invernale, a differenza di tutte le altre tifoserie cadette che oggi si sono probabilmente rotte le palle nelle proprie abitazioni. In Italia fnziona così, la serie A e la Lega Pro giocano già da due settimane mentre la serie B gioca a Natale, Capodanno e poi si ferma quasi un mese perchè fa freddo e bisogna avere rispetto dei tifosi e i giocatori si devono riposare e cazzi e mazzi. Per noi invece, che venti giorni di assenza allo stadio son sembrati qualcosa come venticinque anni a spaccare pietra in un carcere di massima sicurezza nel Nebraska, oggi si ripartiva con quello che la gente e i media chiamano “derby del Ticino”, cosa che se lo chiedi ad un vero tifoso del Novara o del Varese, questo ti manda a cagare in 3 secondi primi perchè di derby proprio non ne vuole sentire parlare. I rispettivi derby sono ben altri.

Quando un tifoso del Novara deve andare a Varese, ultimamente gli prende male per una settimana di fila, perchè il recente passato dimostra che è una partita sfigata. Se va bene fa un freddo della madonna, altrimenti diluvia. Ma voi comuni mortali non potete capire il significato della parola diluvio almeno che non avete assisitito a qualche Varese Novara o eravate già al mondo ai tempi dell’arca di Noè. Bombe d’acqua nel vero senso della parola. Così è stato il 26 Dicembre (il 27 a Varese il clima era già ovviamente più simile a quello di Aprile avanzato) e così è stato in questi ultimi giorni. Con la diferenza che nessuno aveva voglia di fare il terzo viaggio a vuoto in tre anni, e quindi l’ansia collettiva ha colpito una città. In realtà Varese Novara, è anche la giornata di quello che affettuosamente chiamo il Commissario Montalbano. Essendo promotore di trasferte ed essendo membro del Direttivo di una tifoseria organizzata, so che è la normalità avere a che fare con esponenti della Digos. Ormai li conosco praticamente tutti e può capitare che chiamino me o qualche altro socio per avere informazioni sui numeri dell’esodo di turno. Succede così con tutte le tifoserie. Ma quando c’è Varese Novara dalle mie parti vanno in tensione, e decidono di scortarci da casa nostra fino a Varese. Ti aspetti uno di quelli noti e invece no. E’ il giorno del Commissario Montalbano. Per tutto il campionato non si occupa della tifoseria novarese, tranne per questa partita, dove lui, proprio lui e sempre lui è il sorteggiato dalla Questura per organizzare la scorta.

Alle 9 del mattino il piazzale dello stadio si popola di gente e arrivano i tre pullman. Pochi minuti prima una fiat Punto della Polizia era già parcheggiata vicino alle nostre auto, ma nessun poliziotto era ancora uscito. Entrano i bus nel parcheggio, si apre la portiera della Punto ed esce lui, col foglio in mano pieno di informazioni. Diligente nello svoglimento delle sue funzioni, inizia con un rigoroso appello con i tre autisti, e subito è chiamato a gestire una problematica insormontabile: il nome di uno dei tre autisti era differente. “E no, qui non va bene, non può capitare una cosa simile” esclama. “Eh lo so, ma il mio collega si è ammalato e lo hanno sostituito con me” risponde l’alunno autista. Il Commissario Montalbano, visibilmente contrariato, prende nota del nuovo numero di telefono e accetta questo cambiamento. Un gruppo di tifosi al seguito con noi è solito trovarsi vicino alla loro sede, a pochi metri dal nostro ritrovo; è infatti usanza consolidata negli anni che uno dei bus passi a prenderli e poi raggiunga gli altri. Come può aver preso questa cosa Montalbano? “ah no, non va bene, il flusso deve essere convogliato tutto qui altrimenti è un problema”. Dieci minuti di contrattazione e accetta che uno dei bus vada a prenderli a patto che fosse scortato da una pattuglia. Pochi minuti e il bus è di ritorno. Si parte, siamo in tangenziale a Novara e mi viene chiesto di fare un pit stop volante per far salire tre dei nostri in ritardo, che stavano raggiungendo l’ingresso dell’autostrada Novara Est. Chiamo il Commissario Montalbano per comunicargli la sosta volante e questo inizia a sbraitarmi al telefono “no, non me ne frega nulla, dovevate dirmelo prima io non mi fermo”. Altri dieci minuti di estenuante contrattazione e alla fine facciamo questa benedetta sosta volante. Ci fanno uscire a Rho, e qui inizia lo spettacolo. Ogni rotonda la percorriamo mediamente tre volte perchè la Punto di Montalbano non sapeva la strada. Giriamo per la periferia di Milano perdendoci ad ogni svincolo fino a quando tocchiamo l’apoteosi quando la Punto prende una strada, il primo bus un’altra, il secondo una sopraelevata e il terzo si pianta in mezzo ad una rotonda non sapendo più cosa fare. Se non fosse che Sky, mica il solito amico minchione via whattsapp, per ben due volte pubblica l’ultima ora con “Varese Novara rinviata” e quindi fossimo già tutti predisposti per andare a mangiare da qualche parte, ci sarebbe stato da piantare giù un casino epocale, ma la tranquillità faceva da padrona. Dopo poco vediamo sbucare i due bus e la Punto con il lampeggiante blu. Si avvicinano a noi e il pilota di Montalbano, con cadenza tipicamente Napoletana, ci dice “scusateci eh…ci siamo un po’ confusi..Varese..Arese…abbiamo perso la bussola eheheheheh”.

Arriviamo alla barriera di Gallarate, le volanti della polizia che ci aspettavano ci fermano in attesa di news dal Franco Ossola. Nel frattempo veniamo bombardati da autentiche molotov di acqua dal cielo. Intanto, ogni persona seduta sui tre bus sta ricevendo almeno un messaggio di un amico, ovviamente con fonti sicurissime, con scritto: “ufficiale si gioca”; “ufficiale non si gioca”; “ufficiale non gioca Sansovini”; “Ufficiale gioca già Laner” (che nemmeno è stato ancora ufficializzato l’acquisto). Fortunatamente questo tam tam di minchionotizie finisce a breve. Si gioca e ci portano a Varese. Non si vede nulla, diluvio all’ennesima potenza. Entriamo poco prima dell’inizio e, dopo mezz’ora di gioco, appare ai nostri occhi un evento al limite delle leggi della fisica e della natura. Sotto un incessante diluvio arriva in meno di due minuti un nebbione incredibile, che scompare in neanche dieci minuti. La combinazione diluvio e nebbia da non farti vedere nemmeno la porta più vicina, è cosa che credo non aver mai visto in vita mia, e che scommetto possa risuccedere solo tra 250 anni, ovviamente in occasione di un Varese Novara. “Che posto di merda” è il commento unanime del settore ospiti.

Il campo è al limite dell’impraticabilità. Si gioca male, e quando c’è da giocare male, abbiamo pochi rivali nel far cagare. Non stiamo in piedi, non combiniamo nulla di chè eppure quell’atmosfera surreale regala ai nostri occhi uno scenario romantico che solo chi è appassionato di stadio può godere pienamente. Uno scenario e un’emozione che non ci faceva sentire nemmeno il freddo. Eravamo tutti fradici eppure nessuno smetteva di cantare. Agli amanti del calcio Inglese poteva sicuramente ricordare una cartolina scattata in qualche campo nella periferia di Londra in qualche big match di categorie inferiori. Bellissimo davvero. Questa magia svanisce quando, a un quarto d’ora dalla fine, ci fischiano rigore contro. “Ma vaffanculo, che squadra di merda” è il commento unanime del settore ospiti. Questa però è una partita troppo romantica. E allora vi racconto un breve anedotto, romantico. Ieri sera ho partecipato ad una festa organizzata da un gruppo della curva nord di Novara, durante la quale è stata fatta un’asta di beneficienza. Uno degli oggetti in asta erano i pantaloncini indossati da alcuni giocatori del Novara nella trasferta di Castellammare di Stabia, vinta 2 a 1, e tirati dal campo ai tifosi in trasferta al termine della partita. Mi sono aggiudicato i pantaloncini del portiere, voluti da me fortemente perchè, parere personale, il portiere del Novara Calcio è un gran bravo ragazzo e poi mi saluta sempre con affetto quando lo trovo in giro. Calcio di rigore, penso a lui in campo, ai miei pantaloncini a casa col numero 1 sopra, a quanto è romantica la scena di lui che, come fa sempre,  mi dice “eccolo, grande” quando gli mostro i pantaloncini vinti. Tempo di visualizzare questa scena e Thomas Kosicky indovina l’angolo e para il rigore, e io mi catapulto verso quelli di Varese a scambiare benedizioni e gesti di pace. 90 esimo, diluvia, è quasi finita, quando un ex giovane di scuola Inter trova l’euro goal della domenica. Varese Novara 1-0. Fu così che tutto il mio romanticismo andò a puttane. “Ma vaffanculo, che squadra di merda, che posto di merda” è il commento unanime del settore ospiti. Ma l’amore trionfa sempre su tutto, diceva la mia catechista, palla al centro, i Varesini che ancora festeggiano, sulla fascia si invola un giovane cresciuto nel vivaio novarese che la mette in mezzo per un altro giovane anch’egli cresciuto dal vivaio che la mette nell’angolino imparabile. Azione confezionata da due novaresi doc, ed io che mi catapulto attaccato alla ringhiera a scambiare segni di pace coi tifosi del Varese. Trionfo del romanticismo.

Usciamo dallo stadio, il Commissario Montalbano ci aspetta sorridendo e noi raggiungiamo Novara velocemente. Varese è diventata senza dubbi meno posto di merda rispetto a quanto è sembrato pochi minuti prima. Perchè quando c’è uno stadio, una gradinata, una partita sentita dalle tifoserie, un campaccio e un tempo da lupi, e tu sei lì fino alla fine a tifare (e magari non perdi) tutto diventa più bello. Anzi, romantico.