derby dicembre 23

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Il derby dell’amarezza (rispetto a chi fa coreo)

Vincere il Derby è qualcosa di divino, e vincerlo con un goal come quello di Palacio sotto la curva Nord è semplicemente fantastico. Ma il Derby di Milano di ieri sera ai miei occhi è stato una partita finta, che serve solo per aumentare di una unità il contatore degli scontri diretti e delle vittorie dell’Inter, perchè giocata in una cornice di pubblico irreale e silenziosa  a causa di una delle settimane più scandalose e repressive nei confronti delle curve mai messe in atto dalle Istituzioni. Che il 2013 fosse l’anno in cui si è cercato di dare il colpo di grazia ai movimenti Ultras con un’inasprimento della repressione era già chiaro, ma che si potesse arrivare ai livelli toccati in questa ultima settimana francamente non lo avrei mai pensato.

Non voglio eccedere nel populismo, parola ultimamente abusata nella vita quotidiana degli italiani, tuttavia credo fermamente che, in qualsiasi campo, per poter far funzionare bene qualsiasi cosa, ci vogliono le persone giuste al posto giusto, ovvero individui che abbiano familiarità e competenze specifiche della materia che sono chiamati a trattare. Come ho più volte scritto, le Istituzioni chiamate ad affrontare le problematiche derivanti dal mondo di tifosi sono composte da persone che, probabilmente, non sono mai andate una volta allo stadio in vita loro se non con un invito in tribuna, e sono altamente influenzabili dalle indicazioni, più o meno subliminali, del Governante di turno. Nel momento in cui in Italia arriva da qualcuno l’indicazione di adottare la “tolleranza zero”, casualmente aumentano i daspo, i controlli negli stadi si fanno sempre più stringenti e le curve vengono chiuse. In Italia si riesce pure a fare tutto questo con una gran classe. Si inseriscono norme discutibili, non facilmente interpretabili e poi si da mandato ad un Magistrato con un curriculum di tutto rispetto ed una carriera impeccabile di giudicare chi non rispetta le regole. Mi riferisco ovviamente a Gianpaolo Tosel, colui che avrebbe voluto chiudere la Curva Nord prima del derby. Voglio essere però chiaro: il problema non è Tosel in quanto tale, il problema è aver messo un profilo come lui a ricoprire un ruolo delicato come il Giudice sportivo, perchè  un Magistrato di oltre 70 anni ha inevitabilmente nel suo DNA l’essere integralista nei confronti del Diritto. Se la legge dice che devi andare a 50 Km/h e tu vieni beccato ad andare a 55 km/h, un Magistrato come lui non può non sanzionarti. Se ne frega del fatto che la strada era libera e che eri in discesa, lui ti sanziona.  Di conseguenza, se viene inserita l’assurda norma della discriminazione territoriale, e qualcuno gli segnala che allo stadio un imprecisato numero di persone avrebbe cantato cori discriminatori, lui se ne frega se c’è il derby la domenica successiva, ti chiude la curva.

Ma la vera follia non è tanto il fatto che Tosel abbia fatto chiudere la curva prima del derby (ha appunto applicato una legge; assurda ma esistente), ma è la palese incoerenza nata dalla sospensione della chiusura dovuta essenzialmente da un concreto rischio di ordine pubblico segnalato in primis dal Questore (non giriamoci intorno, il rischio corso è stato enorme) e dall’atto di forza della Digos che ha vietato la coreografia della curva milanista e l’ingresso degli striscioni e delle bandiere in Curva Sud. Ma come, le forze dell’Ordine fanno pressione per far si che non venga chiusa una curva e, contemporaneamente, creano loro stessi un problema di ordine pubblico vietando l’ingresso di bandiere e striscioni che da sempre entrano? E l’integralista e integerrimo Tosel,  accetta senza problemi di piegarsi alle pressioni esterne di Questori e Società andando di fatto contro quel Diritto che lui è chiamato a far rispettare?

In rete non ho trovato articoli molto dettagliati sull’accaduto.  Sono tutti più meno articoli fotocopia (riporto questo e questo come esempio) e a mio avviso hanno anche diverse inesattezze perchè, per esempio, mi risulta che per poter fare una coreografia non si debba solo richiedere l’autorizzazione alla propria Società, ma la richiesta debba anche arrivare in Questura che deve poi autorizzarla una volta appurato che è fatta con materiale non infiammabile e che non contenga frasi ingiuriose, ma immagino che l’iter burocratico richiesto sia stato seguito alla lettera. Insomma, non parliamo di 200 bandierine da fare entrare, parliamo di coreografie di decine e decine di metri e centinaia di metri quadri. Vere opere d’arte che ogni derby deliziano l’occhio dei tifosi. Viene difficile credere che, proprio per questa coreografia, qualcuno non abbia operato correttamente. E se anche fosse successo col materiale della coreografia, non trova apparente giustificazione la totale chiusura della Digos nei confronti dei normali striscioni e bandiere. E’ evidente che si è voluto colpire la Curva Sud di Milano forse come ritorsione al fatto che si è dichiarata solidale con la Curva Nord.

Mi piacerebbe parlare adesso col Questore di Milano, col Governo del Calcio e con le Istituzioni  e chiedere loro se, dopo i fatti di ieri, si sentono ancora di poter garantire l’ordine pubblico esattamente come prima di questa partita. Mi piacerebbe sapere se sono davvero convinti di aver operato correttamente e nell’interesse del pubblico pagante. Un derby, prima di essere una partita, è uno spettacolo sugli spalti. E’ l’essenza del calcio. Il risultato di una partita è destinato ad entrare prima o poi nel dimenticatoio, ma le coreografie di uno stadio in festa fanno il giro del mondo, non a caso,  quando fanno gli spot pubblicitari su calcio, chissà come mai non riprendono mai le immagini della tribuna colme di politicanti e portoghesi, ma riprendono le curve colorate. Vietare questo spettacolo nella sola partita dell’anno in grado di fare un tutto esaurito, vuol dire dare un ennesimo colpo mortale a chi è andato allo stadio anche per assistere ad uno spettacolo. Non solo si è dato la certezza di assistere all’incontro solo due giorni prima del match a chi aveva prenotato voli e alberghi magari da mesi, ma gli si è anche negato lo spettacolo degli spalti.

Da cultore dello stadio e frequentatore di una curva sono molto amareggiato per quello che è successo. Non arrivo a chiedere che la massa possa essere lontanamente solidale con ragazzi che, per oltre tre mesi, hanno lavorato di notte per realizzare uno spettacolo che molti ritengono sia sempre dovuto, perchè so che è utopia. Ma credo che sono quegli stessi tifosi che, pur non vivendo la realtà di una curva e per una settimana hanno riempito la rete di insulti e giudizi scandalosi su chi ha raggiunto Napoli per sostenere la squadra, dovrebbero essere i primi a protestare contro le Istituzioni per questo vergognoso episodio, ma sono certo che adesso avranno altro a cui pensare. Sono sempre tutti bravi, tutti più tifosi degli altri e con la cameretta piena di poster con le coreografie della propria curva. Che ovviamente fanno altri.

Abbiate rispetto di chi vi colora una curva e uno stadio. Queste persone sono sempre meno.