Una storia di pazzi con la mente aperta

Lavorare in un’altra città, ed essere pendolare ogni giorno che nasce, sostengo che alla lunga apre la mente, perchè ti mette nelle condizioni di ragionare sui concetti di comodità, tempo e distanza da una prospettiva totalmente differente di chi lavora a 10 minuti dalla propria abitazione. Dopo quasi vent’anni di pendolarismo, mi rendo conto di essere diventato totalmente impermeabile a una serie di ostacoli mentali che molte persone si costruiscono, non sempre per colpa dell’indole da ciabattaro, ma perchè il cervello umano e il corpo si adattano allo stile e ritmi di vita che sono abituati a sostenere. Tutto questo, associato ad un’innata dose di pazzia, mi hanno portato addirittura a pensare sia normale partire alle tre di notte col solito bus preistorico, per raggiungere Castellammare di Stabia ad oltre 850 km di distanza, e risalirici subito dopo la partita per rientrare a casa. Una notte e mezza sul bus, con temperature che variano da polari a equatoriali a seconda del posto occupato, non possono essere un problema per un vero pendolare, perchè, in fin dei conti, “mica devo guidare io. Ho finalmente tanto di quel tempo per dormire e riposarmi sul bus, è la volta che posso farmi una bella dormitina”.

Ore 3 puntuali si parte. La città paradossalmente è meno deserta del solito, perchè negli angoli di strada è pieno di gruppi di amici che hanno fatto serata in qualche locale. Qualche bar è ancora aperto e qualche trans è ancora nel pieno svolgimento dell’attività. Siamo tutti molto carichi e nessuno ha intenzione di dormire, forse perchè l’adrenalina che abbiamo in corpo ci rende tutti un po’ euforici, ma dopo poco si spengono le luci e Morfeo ci accoglie tra le sue braccia. Vengo svegliato solo dalla prima sosta forzata degli autisti che si scambiano tra di loro il posto di guida; non è più notte e apprendo di essere nell’autogrill dopo Bologna. Ormai eravamo tutti nuovamente svegli, e quindi era l’occasione giusta per far partire le danze dei banchetti. Si parte con lo Scarda che tira fuori dagli zaini due teglie di tiramisù preparati dalla moglie, forchettine e piattini. Da buon intenditore, non mi getto sui piatti ma miro alle due teglie solo apparentemente finite, perchè con un buon cucchiaio e tanta voglia di grattare, si riesce ad assaporare il top. Ormai si è rotto il ghiaccio e, finito il dolce,  l’ala Nord del pullman estrae un tagliere, pane e, nell’ordine, maialino da affettare, salame di cervo, maionese al gusto cipolla e tris di formaggi, che col gusto mascarpone ancora in bocca sono la morte loro. Il tutto bagnato da vino e borghetti. Il tempo vola, durante il quale realizziamo che le tifoserie non rischiano di dividersi solo per questioni serie quali la tessera del tifoso, la mentalità e l’ideologia politica, ma possono anche dividersi sul numero delle soste per poter fare plinplin perchè, più si beve e più si deve espellere, e i pit stop nelle piazzole di sosta non si contano più. Vallo a far capire a chi invece non scappa mai. Se un giorno, invece del solito” scapoli Vs. ammogliati”, qualcuno organizzasse un incontro  “prostate sane Vs. prostate infiammate” finirebbe in rissa.

Arriviamo a Castellammare. La cosa che mi colpisce immediatamente non è tanto il numero di poliziotti e camionette che ci attendono all’uscita della tangenziale, quanto il numero di polizia ad ogni angolo di strada nel percorso fino all’ingresso del settore ospiti. La tifoseria del Novara, di fatto, non ha quasi nessun precedente con gli stabiesi; nessuna rivalità e nessun diverbio nei precedenti dello scorso campionato. A mio avviso, il numero di scorta e la tensione della Digos locale è ingiustificata rispetto al contesto della nostra partita di Sabato. Probabilmente hanno avvertito tensioni derivate dalla contestazione della loro curva contro la squadra, oppure sono ancora scottati dai problemi avuti coi Nocerini e coi Veronesi, fatto è che c’era un commando armato. Di stadi, anche in meridione, ne ho visti tanti, e devo però ammettere che, se proprio si vuole scegliere un nemico, andare a cercare scontri a Castellammare non è la cosa più saggia. Lo stadio è in una posizione infelice, e lo si raggiunge attraversando la città per vie strette e lunghe, a contatto coi tifosi locali. Dal settore ospiti non hai vie di fuga, insomma da lì non ci esci. L’approccio col Commissario di turno è illuminante, perchè ti fa capire come probabilmente siano abituati ad affrontare problematiche ben più gravi di una quarantina di Novaresi in trasferta. Le pezze non vengono quasi controllate, “ueeee ho detto striscioni…questi non sono striscioni eddai giovani…”, le bandiere entrano tutte e, cosa che ricorderò a lungo, dentro veniamo accolti dal loro capo di turno che, con cadenza e tono da Napoletano doc ci dice “tutto bene? Sono contento, io vi ho trattati da persone civili quali sono certo che voi siate, non ho motivi per crearvi problemi, e sono certo non li creerete a me. Faccio il Commissario a Scampia, è ridicolo che debba sprecare forze e uomini per 4 coglioni di Novara che vengono allo stadio….ma attenzione eh…lo dico col massimo rispetto vostro eh, non fraintendete. Qui non succede mai nulla, solo coi Veronesi abbiamo avuto problemi…se qualcuno vi crea problemi gli faccio un culo così perchè qui deve funzionare tutto bene”.

Alla fine, dopo atroci sofferenze e vari rischi di capitolare, vinciamo la partita. Vincere in trasferta è bello, vincere quando sei così lontano da casa è stupendo, farlo col goal del tuo capitano proprio sotto la tua curva, attaccata alla porta, e lui che viene a festeggiare guardandoti uno per uno negli occhi e indicandoti col dito uno per uno, è paradisiaco. Lo stadio adesso è una bolgia, ma non ce l’avevano con noi ma con la loro squadra. Non facciamo in tempo a gustarci la contestazione perchè l’esercito presente ci porta immediatamente sul pullman e ci scorta in tangenziale. Dieci minuti dopo la fine della partita eravamo già catapultati a diversi km fuori dalla città; credo sia il record per una realtà come l’Italia, abituata a tenere i tifosi ospiti nel settore anche per diverse ore. Il bus arriva a Roma Sud al coro di “la gente come noi non molla mai”, dove si ferma un paio d’ore in una trattoria appena fuori l’uscita di Valmontone. Trattoria di tifosi Laziali,  credo non sia la normalità per una città come Roma, ma la cosa si sposava perfettamente col nostro essere “anormali” per aver affrontato un viaggio come questo. Roma Novara è stato un viaggio infinito, a causa di una deviazione forzata di oltre 80 km in mezzo agli Appennini dovuta alla chiusura dell’autostrada, e a qualche sosta carburante. Ma eravamo talmente stanchi che il sonno non ci ha quasi fatto accorgere di nulla. Alle sette del mattino entravamo in una Novara imbiancata dal ghiaccio notturno e deserta.

Non ho mai negato di essere un malato e un pazzo, ma credo fortemente al fatto che sia la testa a comandare il tutto. Tante volte la gente a priori non si regala giornate come questa perchè cerca motivazioni assurde e trova scuse improbabili quanto gli asini che volano, solo perchè il loro cervello non è capace di farli andare fuori quei canoni di “normalità” radicata. Conosco persone che, per esempio, non mancano mai a trasferte di 300km, ma a priori rifiutano di farla di 800km, senza un motivo logico, ma solo perchè “si parte troppo presto e si torna troppo tardi” o “è massacrante” perchè per una volta non possono dormire 8 ore nel loro letto o devono organizzarsi cambiando il giorno della spesa all’ipercoop. E’ questa mentalità che combatto. Combatto chi vive perennemente stimando i pazzi come me, vivendo però tristi perchè non hanno mai fatto una pazzia del genere. E non l’hanno mai fatta solo perchè è la ragione che gli impone di non farlo. Volete farvi 9 ore + 9 ore di bus perchè ne avete voglia, sapete che vi divertirete e non avete reali impedimenti? Bene, fatelo e fregatevene se vi etichetteranno come un “malato di mente” come fanno con me. Rispondete solo alla vostra coscienza e al vostro cuore, e non a chi vive giudicando gli altri con la certezza di essere migliore perchè “lavora tutta la settimana e nel week end deve riposarsi e fare tante altre cose”.

Questa è stata la storia di una quarantina di pazzi, con la mente aperta, ma pur sempre pazzi. Ma soprattutto felici.