Violenza, mentalità, bla bla bla

 

Impossibile rimanere indifferenti a questi quattro minuti di video, dove più che una rissa da stadio, si assiste ad una vera e propria guerriglia urbana, contornata da scene di delirio collettivo e spari della polizia a casaccio stile far west. Premesso che ignoro le ragioni di tutto questo, ovvero se la causa scatenante fosse una vecchia ruggine oppure qualche specifico fatto, vedendo ieri sera queste immagini al telegiornale ho avuto serie difficoltà a rispondere a una banalissima domanda di mia moglie: “ma come hanno fatto questi, indisturbati, a correre per mezzo stadio e arrivare fino all’altra curva?“. La domanda è molto semplice e lecita, perchè è la prima cosa che ho pensato anche io vedendo quelle corse nelle praterie di quei gradoni, e la risposta può solamente essere una sola: stadio inadeguato ad ospitare una partita evidentemente a rischio,  oltretutto in un Paese che da tempo ha superato il livello di guardia relativamente ai pericoli di ordine pubblico.

In realtà, il discorso è molto più ampio, e la mancanza di vere divisioni di quello stadio non può essere la sola causa, perchè è come sostenere che la colpa di un incidente provocato da chi si è messo alla guida ubriaco è del manto stradale, quando evidentemente la colpa va ricercata in chi ha guidato sbronzo. Però l’importanza della divisione delle tifoserie all’interno di uno stadio è un tema fondamentale che nessun Paese al mondo può permettersi di sottovalutare. A prescindere dal drammatico numero di morti, penso siamo tutti d’accordo nel sostenere che una nuova Heysel, intesa come una carica di una tifoseria dentro lo stadio verso quella rivale, non possa ad oggi più succedere, soprattutto in una finale di Champions League. Gli standard di sicurezza previsti dalla Fifa e dall’Uefa rendono, di fatto, impossibili i contatti massivi tra tifoserie all’interno di qualsiasi impianto sportivo, quindi è fortunatamente impensabile oggi rivedere quel tipo di scene. Ovviamente il discorso cambia se si considera invece tutto quello che può succedere fuori dagli impianti sportivi e nelle città che ospitano certi eventi, ma tutto questo rientra in una problematica generale di ordine pubblico nelle piazze che le forze dell’ordine devono garantire non solo in occasione di una partita ma, per esempio, nelle manifestazioni.

Ritornando alla rissa nel video, sbaglia, a mio avviso, chi alimenta dubbi e preoccupazioni in vista degli imminenti mondiali di calcio per due motivi fondamentali. Il primo motivo è appunto dovuto alla sicurezza degli impianti (posto che reggano strutturalmente of course). Le partite si giocheranno in impianti strepitosi e rispettosi delle più stringenti norme di sicurezza. Il cretino esagitato in cerca di rogne lo si potrà trovare sempre (ma questo pericolo lo si corre anche andando dal panettiere), ma i flussi di tifosi verranno certamente gestiti e veicolati in maniera organizzata. Insomma chi avrà la fortuna di assistere ad una partita si godrà un bello spettacolo. Il secondo motivo è che, apparentemente, la rabbia del popolo brasiliano “povero” è una rabbia sostanzialmente mirata ai governanti brasiliani. Non è una rabbia da “hooligan ubriaco”. La recente Confederation Cup dimostra che la polizia dovrà si affrontare e gestire problematiche di ordine pubblico causate dai locali, ma che queste saranno tutte esterne agli impianti. Inoltre, nel video è evidente come quella follia collettiva non fosse mirata alla distruzione fine a se stessa, in nome di una protesta, bensì fosse proprio una vera rissa ultras poi degenerata.

Non sono belle immagini. Non approvo, a livello generale,  cariche di questo genere negli stadi perchè credo che, chi si identifica nei movimenti ultras e la viva ancora old style, debba mantenere anche in uno scontro una certa etica e mentalità. Caricare “alla cieca” in un impianto vuol dire inevitabilmente colpire anche chi non centra nulla, e io sono della vecchia scuola di pensiero che pensa che, chi proprio vuole giocare ancora a fare il guerriero, debba prendersela sempre e solo con un suo simile. Non siamo più negli anni ’70 o ’80, sono finiti i tempi di certi scontri, di certe mentalità e di certi ragionamenti. Lo fai una volta, e allo stadio ci torni, se ti va bene, dopo 5 anni. E poi probabilmente dovrai pure difenderti in un processo penale. Esistono invece rivalità storiche, questo sì, che possono portare ancora a scontri, ma in generale uno stile di vita alla “io odio tutti” o alla “scontri e violenza”, sia ormai solo una favoletta e un concetto privo di riscontro pratico che tanti ormai paventano solo per darsi un tono, in un social network o su una maglietta da indossare.

Probabilmente l’Europa è più avanti da questo punto di vista rispetto all’America del Sud. Un certo tipo di mentalità e certi scontri avvengono in altri luoghi, ben lontani dallo stadio, e spesso la massa nemmeno ne viene a conoscenza. Non sto dicendo che lo stadio sia un luogo di educande, ma dico che scene come quelle viste in Brasile rappresentano le eccezioni di un sistema che, ribadisco, è cambiato e sta cambiando. Meglio o peggio decidetelo voi.