foto (6) dicembre 02

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Una storia di famosi e di pirla.

A volte il vincitore è semplicemente un sognatore che non ha mai mollato

Ed eccoci all’ultimo del mio triplete di trasferte consecutive su un boeing 737 della Ryanair, questa volta a Palermo. Quando è stato ora di prenotare i voli, ero certo del fatto che, delle tre mete, questa sarebbe stata quella un po’ meno avventurosa e caratteristica, proprio perchè saremmo andati in una città molto grossa e, calcisticamente parlando, con la serie A ormai tatuata sulla pelle, e avendo vissuto la nostra serie A con tantissimi viaggi in città e contro squadre simili al Palermo, immaginavo già a cosa sarei andato in contro. Quando ti muovi per tifare il Novara Calcio, e vai in un luogo che è abituato a scontrarsi contro le big del calcio italiano e che ha visto anche un discreto numero di famosi giocatori vestire la loro maglia, vieni visto come un pirla. Sì, fatemi mettere da parte l’orgoglio per un attimo e lasciatemi dire cose che non ammetterei mai dentro a nessuno stadio del pianeta, ma non trovo altre parole per spiegare bene il concetto. Fai loro quasi tenerezza, salvo poi chiarirti subito che non hai scampo. Sei la vittima sacrificale, devi perdere perchè tu sei il Novara, non sei nessuno e loro invece sono famosi. Concetto diffuso abbastanza idiota, ma questa è la convinzione generale che respiri nell’aria.

Arrivati a Palermo, e in coda davanti al box del noleggio auto, non puoi non percepire subito di essere in un luogo con lo stile di vita completamente differente al tuo. Un’ora abbondante per ritirare un van di 9 posti già pagato e prenotato, perchè l’addetta è più lenta di un bradipo stanco. Tanto per dire, ogni giorno, per andare in ufficio, transito a piedi davanti un negozio di noleggio auto, proprio della stessa azienda che ho utilizzato a Palermo. Bene, il suo collega di Milano, in quei 30 secondi che impiego per passargli davanti, ogni giorno lo vedo consegnare dalle 3 alle 5 macchine. Questa non ce la faceva. Possiamo poi discutere del fatto che fosse l’impiegato di Milano ad essere soggetto a infarto ed esaurimento nervoso, e non quella di Palermo, ma il dato di fatto non cambia: un’ora persa. Ci mettiamo finalmente in viaggio per raggiungere Palermo, e dopo poco transitiamo da Capaci. E’ impossibile parlare quando passi in quel punto dell’autostrada che è saltata in aria insieme a Falcone, passi in silenzio e pensi a quel giorno. Una grande lapide ricorda i nomi dei morti, e quando il nostro van la supera, di istinto guardo sulla montagna alla mia destra, quasi a cercare idealmente qualcuno lì in alto che aspettava le auto passare e che ha azionato il detonatore.

Arriviamo a Mondello, che è quel posto dove tutti i Palermitani (e non solo) in estate vanno a fare il bagno. Per intenderci, è quella spiaggia che il Tg5 ti mostra ad Ottobre, quando stai cenando e il termosifone di casa tua si è già acceso, e una giornalista inviata intervista qualche tuo coetaneo che ti percula facendoti notare che lui ha appena fatto il bagno e te invece sei lì come un pirla a cucinarti il brodino caldo. L’inverno però è arrivato anche lì, e in spiaggia troviamo solo qualche pescatore di polipi e merluzzi, e il solito cane randagio. Il siciliano è cordiale, non c’è niente da fare. Ci squadrano tutti, ma se entri in un bar ti fanno sentire il benvenuto, non come a casa tua che ti rompono le palle se paghi un caffè con una banconota da 10 euro perchè non hanno il resto, e sembra dai loro fastidio. E’ ora di pranzo, tavolata collettiva col proprietario del ristorante e il cameriere che confermano la mia teoria iniziale: “miiiiinchia da Novara venite? il Palermo non sbaglia due partite di fila, mi dispiace perdete”.

Alle 13,30 usciamo dal ristorante e troviamo la “scorta” della polizia ad attenderci. A quell’ora allo stadio non c’era ancora nessuno e, probabilmente, se avessimo raggiunto autonomamente l’impianto nessuno si sarebbe accorto di noi. Eppure la questura locale, evidentemente molto discreta, ha tanto insistito per avvisare il mondo del nostro arrivo scortandoci in auto con lampeggianti blu accesi e sirena, e obbligo nostro di seguirli (2 van da 9 posti l’uno) con le quattro frecce accese. Pure mia suocera a 1500 km di distanza ci ha sentiti arrivare allo stadio. Stiamo per entrare e anche le forze dell’ordine confermano nuovamente il mio sentore di essere considerato un pirla, perchè al momento dell’esibizione delle solite nostre pezze, ti senti dire “quella non è una bandiera, avete chiesto l’autorizzazione?” e quando insisiti facendo loro notare che è entrata ovunque ti rispondono “guardi che a Novara esistono le stesse leggi di Palermo, oppure da voi sono diverse? Sentite, noi siamo abituati ai Catanesi, ai Romani agli Juventini, cosa volete fare, piantare casini voi?”.

Inizia la partita e, da prassi, appare subito evidente di come questa superiorità mentale che hanno in queste città non sia altro che un’idiozia priva di fondamento. Lo stadio è vuoto, la curva, nonostante una decina di anni continuativi di serie A con comparsate in Europa League, non trasmette per nulla calore, e il resto dello stadio meno ancora. La loro squadra non è nulla di chè eppure perdiamo, pure nei minuti di recupero. Lo stadio ci saluta a suon di gesti affettuosi e, le forze dell’ordine ci riportano in aeroporto. Quando ti devi imbarcare con le compagnie low cost, gli addetti ti rompono le palle su tutto quando fiutano che possono fregarti qualche soldo in più. Puoi portare un bagaglio solo a mano, ma se supera di un millimetro la grandezza stabilita devi pagare il supplemento. Ma a Palermo, se acquisti i cannoli nella pasticceria che dicono loro all’interno dell’aeroporto, miracolosamente nessuno ti dice nulla. Infatti mi spogliano per passare nel metal detector, controllano la grandezza dello zaino, ma nessuno mi dice nulla dei due sacchetti pieni di cannoli e cassate.

Arriviamo nel gelo di Bergamo. Di giorno ha pure un po’ nevicato. Quando lascio sotto casa l’ultimo dei miei compagni di viaggio, e rimango da solo in auto mentre rincaso, ho pensato al senso di tutto questo. 3000 km in un giorno, quasi 8000 km in un mese, per portare a casa un misero punticino, e aver dovuto pure giustificare il fatto che si siano rifiutate le magliette offerte da alcuni giocatori. Perchè, dovete sapere, funziona così al giorno d’oggi: i giocatori si offendono quando ritengono che la curva non ha fatto il proprio dovere, e qualcuno rimasto ovviamente con le pantofole sul divano di casa ti fa pure la morale su qualche forum o sito internet. Faccio una carezza al mio gatto che mi attendeva dietro la porta, una doccia calda, e prima di mettermi nel letto riguardo il mio zaino. Un pezzo della mia sciarpa esce fuori; la prendo e l’appoggio sulla solita mensa. Il senso di tutta questa lucida follia in giro per l’Italia sta tutto qui, nel desiderio e bisogno di sentirsi sempre e comunque protagonista di una bella storia. E onorare la propria maglia, la propria città e la propria sciarpa con cuore e passione, senza mollare mai, è la storia più bella che ci sia.