Trapani, maledetta Trapani

Seconda delle tre trasferte consecutive dove appoggiamo le nostre regali chiappe su un volo Ryanair da Bergamo, ma questa volta i nostri prodi amici trasfertisti hanno acquisito una certa esperienza. Ritrovo, pratiche di saluti e abbracci al casello della A4 molto snelle, sparpagliamento sulle varie auto, partenza e, soprattutto, illuminazione divina che li porta a spendere 3 euro in piu ma a parcheggiare a Orio al Serio nel parking coperto, vicino all’ingresso, a differenza di quello più economico e scoperto distante anni luce. L’amico Scarda, compagno di tante trasferte, è al suo battesimo di volo, così come l’Antonio.  E alla veneranda età di 50 anni uno e 40 l’altro, capite che non è stato semplice farli volare a 10.000 metri di altezza. Fortunatamente per loro hanno un amico come me, che nel momento del bisogno è sempre pronto a dare una mano a tutti, nella fattispecie spiegando loro che su quel volo c’erano altri 40 tifosi del Novara, quasi un terzo della capienza dell’aereo e quasi la metà degli effettivi passeggeri. Schiantarsi al suolo insieme a così tanti altri concittadini tifosi sarebbe stato certamente onorevole. In città avrebbero proclamato una giornata di lutto cittadino, avrebbero sicuramente fatto anche un funerale simbolico in Duomo, e magari, se la spesa fosse stata sostenibile dal Comune, una targa ricordo allo stadio. Insomma, non bisognava avere paura, ma anzi era preferibile affrontare il viaggio con lo spirito di un pilota Kamikaze giapponese nella seconda guerra mondiale. L’onore e la gloria eterna ci avrebbe presto investito. Dopo questo aiuto, uno stava peggio, l’altro sudava freddo.

Atterriamo in un posto che appare subito stupendo, con un clima fantastico e un cielo azzurro che mi piace pensare fosse lì in onore dei nostri grandi Campioni che qualche ora dopo sarebbero scesi in campo.  La Tre prende meglio che a casa, e la sola pasticceria che troviamo aperta ci regala una colazione da urlo, addirittura più soddisfacente di una serata insieme a qualche coniglietta Playboy seduta sulle tue gambe in qualche night club. Nel sud italia, soprattutto in Sicilia, avranno anche qualche difetto, ma sanno mangiare e sanno cosa vuol dire cucinare i dolci. Usciamo dalla pasticceria completamente bianchi di zucchero a velo, che sembrava avessimo pippato un quantitativo industriale di coca, ma già appagati per questa trasferta ad oltre 1400 km di distanza da casa. E’ ancora troppo presto per andare a cercare una trattoria e allora, con le auto, purtroppo si decide di andare a spronare la quadra in albergo. Dico purtroppo perchè, personalmente, non me ne frega una mazza di andare a trovare la squadra in qualche ritiro di lusso dove, generalmente,  i receptionist nemmeno hanno la decenza di parlarti educatamente, ma la maggioranza vince e quindi si va in Hotel. Nella Hall troviamo Mister Aglietti. Vogliamo bene al nostro allenatore, lo scorso anno ci ha tolto dalla cacca e ci ha portato ai play off, anche se quest’anno è lui che si ritrova in brutte acque. Può piacere o no, ma su una cosa si è tutti d’accordo: è dotato di una dirompente simpatia uguale a quella del maggiordomo Lurch ne “La famiglia Addams”. Eppure, ieri il nostro Alfredo era in vena. Non che potesse o dovesse dire un granchè, ci mancherebbe, ma un leggero sorriso e una stretta di mano ad ognuno di noi ce l’ha regalata, ovviamente senza proferire parola. Immagino la fatica che gli è costata, quindi ho apprezzato.

E’ ora di mangiare. Erice, 800 metri s.l.m., ci aspetta. Per raggiungerla decidiamo di salire sulla funivia. E’ curioso il fatto che una cinquantina di Piemontesi, che abitano quasi ai piedi del Monte Rosa, siano dovuti andare fino a Trapani per salire su una funivia. Ero salito su qualche seggiovia, ma grossa e alta come questa mai. Ovviamente a metà strada si blocca, e inizia a dondolare drammaticamente nel vuoto. Per un attimo ho pensato alla paura dei miei due amici al battesimo del volo, ma alla fine ha prevalso la mia innata vena ottimista: ho visualizzato la scena del funerale in Duomo col Vescovo, della targa allo stadio, e questa volta anche di una diretta Sky. L’onore e la gloria eterna ci avrebbe presto investito, quindi con fiducia e qualche respiro ho fatalmente atteso la ripartenza. Sopra ci attendeva un posto magnifico e un pranzo fotonico a base di pasta alle sarde e cous cous trapanese. La pace dei sensi, vaffanculo al funerale, alla targa ricordo e alla diretta Sky.

Siamo dentro allo stadio. Volevo fortemente essere lì, Trapani non poteva mancare alla mia collezione di visite. Davanti a me si presenta uno scenario fantastico: in perfetto stile sud Italia, lo stadio si trova adiacente a dei condomini ovviamente affollati di tifosi. Striscioni e bandiere sui tetti e balconi sono chicche che qui nel profondo Nord difficilmente puoi vedere. La loro curva si popola solo dopo un ingresso collettivo accompagnato da rullo di tamburi e sbandieramento di vessilli, roba che potrebbero diventare una contrada nel prossimo Palio di Siena. Fantastico, da cultore dello stadio e della gentedastadio quale sono, essere lì dentro rappresenta già una grande vittoria. E poi c’è la partita. Ho smesso da tempo di scrivere resoconti e tabellini e non è certamente questa l’occasione migliore per ricominciare a farlo. Ma a prescindere da tutto, più che farmi incazzare quelli che si son fatti prendere a pallonate da una squadra che tecnicamente è il nulla, e di non aver mai dato la sensazione di essere superiore a loro, pativo per quelle inutili e insignificanti persone che sicuramente a casa ridevano pensando al mio faccione incazzato. “Ma come si fa ad andare fino a Trapani? Pazzi”. Ed immaginarli tutti lì, a godere per una cosa che, fondamentalmente, a loro nemmeno interessa nulla, è roba da ulcera.  Salito sul nostro nove posti ho abbassato il cappellino e ho staccato la spina. Certi gufi da divano non meritano nemmeno cinque minuti di notorietà nella gente di persone che, come me, erano lì incitando una città, prima di una squadra di calcio.

Si decolla, l’aereo è pieno. L’atterraggio non è dei migliori. Da buoni italiani quali siamo, oltre ad essere tutti CT della Nazionale di Calcio siamo anche tutti piloti di aereo, e ieri sera è parso evidente a tutti di come lo Schettino di turno della Ryanair avesse sbagliato atterraggio e che fosse arrivato troppo veloce. Botta incredibile al momento dell’atterraggio, lo Scarda che tutto sudato si tiene e urla “non si ferma, non si ferma”, e io che, per la seconda volta in poche ore, visualizzo il funerale collettivo in Duomo, la targa ricordo e la diretta di Sky. Ore 24 sono a casa, e come da copione il mio gatto mi aspetta dietro la porta. “Ho portato a casa la pelle anche oggi” gli dico. E io lo so che, in fondo in fondo, anche lui è orgoglioso di me.

Lurch Addams

il sorriso di Mister Aglietti ieri mattina quando ci salutava