foto(1) novembre 02

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Kroton mon amour

“Anche questa volta ho portato a casa la pelle”. Questa è la frase con cui, solitamente, saluto il gatto quando rientro in piena notte da una trasferta più lunga del solito e, forse solo per puro caso oppure (mi piace pensarlo) perchè è curioso di sapere come è andata, me lo trovo puntuale dietro la porta di ingresso quasi ad attendermi. Non che rischi chissà che, però una trasferta durata complessivamente 21 ore, con volo e oltre 300km percorsi in auto, ti espone a una serie di eventi ed emozioni che raccontarle ad un gatto è roba che il mattino seguente ti ritrovi all’ospedale psichiatrico con un camice di forza addosso. “Anche questa volta ho portato a casa la pelle” mi sembra il giusto compromesso tra me e lui che soddisfa contemporaneamente la sua curiosità felina e la mia lucida follia di pensare che il mio gatto sia uno da gente da stadio come me. Voi lettori un po’ di sana curiosità felina ce l’avete di sicuro, e so che non vi basta sapere che ho portato a casa la pelle, per cui ecco un nuovo racconto sulla giornata di ieri: Kroton mon amour.

Il ricordo del viaggio da infarto per raggiungere Orio al Serio è ancora vivo in tutti noi, per cui si decide di partire con più margine di tempo rispetto all’ultima volta, ma non tantissimi in più anche perchè non abbiamo la neve ad ostacolarci. Siamo solo in due, altri due ci aspettano là e altri due ancora partono da Malpensa. Superiamo Milano, e la voglia di caffè si impossessa di noi: sosta all’autogrill. Alle 5 del mattino di una giornata festiva ti aspetti un autogrill deserto, invece lo trovi pieno di giovani semi agonizzanti vestiti da zombie e streghe: la malattia di Halloween si è impossessata dell’umanità italiana, ma non hai tempo per augurargli di imbattersi in qualche mostro vero quindi ti dirigi al bancone. Lì vedi un gruppo di ragazzi vestiti con una felpa uguale piena di loghi, sembravano un gruppo ultras. “Stiamo attenti, chi possono essere” dice il mio amico. Falso allarme, era la squadra campione d’Italia di trota da lago che stava andando a fare una gara di pesca. Ebbene sì, esistono anche loro.

Raggiungiamo Orio al Serio, solito casino per trovare parcheggio e solita frase fatta che in queste occasioni funziona sempre: “tutti a lamentarsi che non arrivano a fine mese, e poi non trovi parcheggio in aereoporto perchè son tutti via”. In effetti, tolti noi 4 diretti a Crotone, ti chiedi dove minchia andassero gli altri 200 sul tuo volo diretto a Lamezia Terme al primo di Novembre. Non riusciamo nemmeno a sederci tutti vicini, perchè l’aereo è stra pieno. Cerchiamo un buco qua è là e ci sediamo. Quando tutti siamo seduti, non si parte ancora perchè va in onda uno spettacolo gentilmente offerto da un manager di sta cippa e gli assistenti di volo: questo in sostanza si rifiutava di consegnare la borsetta col pc portatile, che non riusciva a sistemare nella cappelliera perchè piena di zaini, sostenendo che il pc contenesse dati importanti e che lui dovesse vigilare su di esso costantemente. Alla terza richiesta dello steward di prendere in carico la sua valigetta, il manager di sta cippa manda tutti nel panico chiamando la polizia e chiedendo di venire a risolvere il problema. A inizio campionato, se ricordate, scrissi che le due trasferte con priorità assoluta fossero Avellino e Trapani, per una serie di motivazioni. Ma anche Crotone era importante, perchè da piccolo giocavo la schedina col mio papà e mi trovavo questo Kroton scritto che non sapevo dove fosse. Seguendo una logica personale ma del tutto incontestabile, credevo che se il Novara giocasse a Novara, la Roma a Roma, l’Asti ad Asti, allora l’Atalanta avesse dovuto giocare ad Atalanta e il Kroton a Kroton. Pensavo quindi esistesse la città di Kroton e speravo, un giorno, di poterla visitare. Ecco, alla paura che il volo saltasse per colpa del manager di sta cippa, l’istinto ultras mio e del mio amico stava trasformandosi in istinti Killer. “Adesso vado a tirargli tre sberle a lui e a sto cazzo di pc” mi dice l’amico. Ma prima che si consumasse il dramma, arriva il Capitano Schettino della Ryanair che si offre di custodire personalmente la valigetta del manager di sta cippa direttamente nella cabina di pilotaggio. Il compromesso ha funzionato e, tra gli applausi ironici dei passeggeri, si decolla.

L’aereo atterra in contemporanea con quello da malpensa con dentro gli altri due amici. Baci e abbracci, altra frase di rito che va sempre bene tipo “non abbiamo proprio un cazzo da fare per stare qui” e ci dirigiamo alla Europecar, dove un baldo giovane di Catanzaro lido ci racconta che loro odiano i Crotonesi e quindi sperava in una nostra vittoria. Ci consegna le chiavi di una Panda ultimo modello e si parte: quattro pirla su una panda nel mezzo della Calabria. Come ho detto tante volte, ho girato l’Europa e mezzo mondo, ma ho visto pochissimo del Sud Italia. E’ incredibile per me la contraddizione di parte del nostro meridione e nella fattispecie della Calabria: ti presenta degli scenari da urlo, con spiagge bellissime, scogli, mare azzurro il tutto contornato dal nulla più assoluto. Case diroccate, molte della quali sembra si siano dimenticati di costruirgli il tetto e di finirle con una mano di colore. Tutte chiuse e disabitate, forse perchè si popolano solo in estate, ristoranti chiusi, aziende diroccate ormai chiuse. Ogni tanto incroci qualche villa nuova e un paio di centri commerciali nuovi, e basta. Anzi, una cosa, avvicinandoci a Crotone, si rende palese: il randagismo dei cani. Decine e decine di branchi di cani randagi in giro nei paesi e sulle strade. Non sembrano particolarmente aggressivi, ma sicuramente non se la passano benissimo ora che il turismo è praticamente nullo. Scollini l’ennesima montagna, ti fai l’ennesimo segno della croce sperando che il pandino regga e non si fermi, e raggiungi uno dei posti più belli che tu abbia mai visto: il castello Aragonese a Le Castella, dove abbiamo consumato un pranzo fotonico. In quel momento la partita è solo un particolare, perchè personalmente non ero più in grado di intendere e di volere. Avevo raggiunto la pace dei sensi. Ma il dovere ci chiama, Crotone ci attende.

Lo stadio non è nemmeno malaccio. Ho visto di peggio nel ricco nord. E attaccato all’Ospedale che sovrasta l’impianto, e la leggenda narra che, quando gioca il Crotone, metà della popolazione venga colta da improbabile malore e si voglia far ricoverare per assistere gratis al match. Nel parcheggio ospiti ci attendevano i nostri amici che hanno attraversato l’Italia con due camper. 18 novaresi in totale pronti a sfidare i Calabresi. Si entra, si tifa e si beve, anche perchè l’nduja si faceva sentire. Al 75′ vai in vantaggio, proprio sotto il nostro settore. Fabio Lazzari, con un gran tiro, la mette e corre a festeggiare verso di noi, puntandoci ad uno a uno col dito e urlando “è per voi, ve lo meritate”. Questi sono i momenti che ripagano i sacrifici e la stanchezza di un lungo viaggio, questi sono i momenti che mi regalano più soddisfazioni perchè finalmente ti senti ripagato e capisci l’importanza che hai per un giocatore. Ovviamente, poichè il mondo è ingiusto e pieno di sofferenze, due minuti dopo prendi il solito goal da pirla che ti riporta alla realtà, ma alla fine un punto lo porti a casa e va bene così.

Ryanair costerà anche poco, ma ovviamente ti dà qualcosa in meno degli altri. In aereoporto vediamo la squadra partire per Linate senza problemi, gli amici per Malpensa pure, mentre noi, sfigati low cost su Bergamo, il delirio. Gente che doveva andare a Bologna e si ritrovava in coda con noi, assenza di hostess, ritardo ingiustificato. Alle 22,30 si parte. Abbiamo conquistato la prima fila, posti 1 e 2 praticamente dietro il pilota. Tra lui e noi solo una Hostess giovane, dai tratti somatici ispanici, che per tutto il viaggio mi ha pestato il piede (scusandosi) con un bel 39 di piede appoggiato su un tacco 8. Atterriamo, e mentre raggiungiamo a piedi l’auto vediamo la hostess Hispanica, vestita di un assurdo cappotto di ordinanza Ryanair che la faceva assomigliare a Mary Poppins, che slega il lucchetto della sua bici e ci saluta.

Un’altra storia è finita così, tra i sorrisi, la stanchezza, l’orgoglio di aver onorato la nostra città fino in Calabria. Ho portato a casa la pelle un’altra volta. Una cosa sola rimarrà per sempre incompiuta, a una sola domanda non troveremo mai risposta: ma dove cazzo abitava la hostess ispanica per raggiungere l’aereoporto di Bergamo in bicicletta?