teoriaepratica ottobre 21

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Dalla teoria alla pratica

Il limite dei filosofi e degli studiosi è quello di essere dei grandissimi esperti di un qualcosa che, molto probabilmente, hanno sempre e solo letto su un libro e mai vissuto in prima persona. Il mondo è pieno di gente che ha la presunzione di insegnarti qualsiasi materia, dal lavoro alla medicina, senza aver mai lavorato un giorno o senza essere medici, e di considerarsi esperti solo perchè hanno studiato per anni tomi scritti da altra gente.

Siccome è già capitato che qualche brillante lettore di questo blog mi abbia dato del “poeta filosofo”, e chiaramente lo abbia fatto col piglio provocatorio di quello che sostiene che parlo tanto ma fatti zero, adesso vi racconto come si può  mettere in pratica ciò che ho scritto in un articolo di metà Luglio, precisamente su questo punto:

 Vi siete mai trovati faccia a faccia, magari in un allenamento, con un vostro giocatore che dimostra di essere legato più allo stipendio che alla maglia? Pensate che gli interessi qualcosa se su qualche forum scrivete che “è un brocco” oppure ve ne state a casa? E’ trovandovi davanti, guardandolo negli occhi, che capirete che tipo di uomo sia e se vuole/può svegliarsi. Non serve essere cattivi, non serve usare la violenza, perchè poi il sistema ci metterà un secondo a farti passare dalla parte del torto. Educazione e fermezza. Loro rappresentano temporaneamente quello che per voi, probabilmente, sarà una costante della vostra vita. E per quel periodo di tempo che lo faranno, dovranno capire che voi non vi fate prendere per il culo da nessuno, così come i vostri datori di lavoro pretendono da voi il massimo, loro devono capire che Voi siete i datori di lavoro e che pretendete il massimo. La vera protesta è andare a urlargliela davanti ai loro occhi.

Sabato non ero a Terni. Era il compleanno di mia moglie e ogni tanto devo fare il marito, prima che qualcun altro ci pensi a farlo per me. Ho assistito per televisione alla manita che una squadra che non vinceva da Agosto ha gentilmente dato all’altra, che invece ha sfoderato una prestazione degna di scapoli Vs. ammogliati. Il fatto è che la mia squadra è quella che ha fatto la figura di merda, e non l’altra. Il bicchiere era già abbastanza colmo e Sabato ha traboccato.

L’idea non è stata mia, ma appena mi è arrivata una wottsappata in cui mi si chiedeva di essere presente al ritorno della squadra a Novarello per pretendere chiarimenti ” a caldo”, non ho tentennato nemmeno un minuto ad aderire alla proposta e ad inoltrare il messaggio a tanta gente. Alle 23 ero già insieme ad un altro centinaio di persone davanti all’ingresso del centro sportivo, sulla strada che il pullman della squadra era obbligato a percorrere. La squadra non aveva tanta fretta di tornare alla base probabilmente, perchè se chi era a Terni è arrivato a casa più o meno a mezzanotte, ed è partito dalla città umbra più o meno alla stessa ora dei campioni, non si capisce il motivo del fatto che alle 2 di notte non fossero ancora rientrati. Ma Sabato notte, un’ottantina di tifosi arrotondati per eccesso, avrebbero aspettato anche le cinque del mattino. Io certamente non mi sarei spostato di lì prima di guardare in faccia gli autori della grande partita.

Novarello è nel mezzo della campagna Novarese; intorno a lei solo campi di pannocchie non ancora tagliate e risaie. In alcune il riso è già stato colto in altre no. Stare lì al buio, a metà Ottobre, con un’umidità devastante, è cosa da perfetti idioti o inguaribili romantici. Sarò un perfetto idiota o inguaribile romantico, ma dopo un po’ non sentivo nemmeno più il freddo. Quasi quasi si stava bene insieme a insetti strani, nebbiolina, marlboro, qualche birra finita subito. In quello scenario desolante, illuminato solo da qualche lampeggiante della polizia e da qualche steppaglia bruciata per scaldarsi, la mia mente ha prodotto i pensieri più disparati. Ti viene da chiederti che cazzo sei li a fare, di come tu possa aver abbandonato la famiglia alle 23 di sera per stare come un pirla a chiedere spiegazioni a undici viziati che corrono dietro ad un pallone. Ti chiedi che senso potesse avere beccare tutta quell’umidità, a te dotato di fisico da mezzoseghista, e che il giorno dopo ti avrebbe portato ad avere un mal di testa da cervicale devastante (cosa puntualmente avvenuta), e ti chiedi tanti altri perchè. La risposta è che quella è la tua testa, quello è il tuo mondo, quello è il tuo ideale. Sei lì perchè per te è la cosa che conta di più.

Dopo le due arriva il pullman della squadra. In quelle oltre tre ore hai avuto il tempo di decidere insieme agli altri chi dovesse parlare e cosa dire. Nessuno aveva intenzione di spaccare niente e di picchiare nessuno; in realtà a qualcuno sarebbe anche piaciuto farlo, ma sarebbe passato dalla parte del torto e si è adeguato. A tutti quelli che pensano che il solo modo di protestare sia quello di starsene a casa, mi sarebbe piaciuto che fossero stati lì fuori al buio con noi. Voi da casa, coprendo di insulti virtuali i giocatori avete la presunzione di fargli capire qualcosa, ma se foste stati li avreste cambiato idea. Perchè vedere un squadra a testa bassa farfugliare ovvie banalità di circostanza, vedere un Vostro idolo che ha il coraggio di dire “è un problema di testa, ci svegliamo alla mattina e non siamo sereni, e questa mancanza di tranquillità ce la trasciniamo in campo” e ascoltare un tuo fratello ribattergli “ma brutta testina di minchia, ma lo sai che il sogno di ogni bambino nel mondo è quello di fare il cantante, l’astronauta o il calciatore, e che te fai uno di questi tre mestieri e vieni pure pagato bene per farlo? e non sei sereno?” è qualcosa di molto più istruttivo e soprattutto più incisivo che ascoltare chi si nasconde dietro ad un populista “si meriterebbero uno stadio vuoto”, o che spera che i suoi smadonnamenti casalinghi arrivino a chi di dovere. In quel momento saranno stati anche famosi e pieni di soldi, ma in difficoltà erano loro e non noi.

Magari in cuor loro nulla è importato di questo chiarimento, magari si sono scocciati di aver preso freddo per tre quarti d’ora in piena notte. Ma magari Lunedì prossimo si sentiranno obbligati a giocare col cuore in mano. Il concetto che ho io di tifoso è proprio questo. La stima che posso avere di un calciatore e la fede nei confronti della maglia devono essere sempre rispettati da chi la indossa, e quando questo non accade qualcuno deve rendere conto alla vera tifoseria.

Volete sapere che cosa e come è stato detto ai giocatori? Mi dispiace, la prossima volta venite con me e lo vedrete. Scommetto però che abbiamo fatto centro.