No al reato di discriminazione territoriale (Ultras d’Italia ricompattatevi)

Come sapete non mi piace definirmi Ultras. Allo stadio, quando gioco in casa non sto in curva, per cui non ho nemmeno i requisiti e i titoli per spacciarmi come tale. Ciò non toglie che abbia preso più volte posizione sui temi quali la tessera del tifoso, perchè ritengo siano materia non solo degli Ultras in quanto tali, ma di chiunque sia una persona da stadio e che faccia parte di questo mondo.

Ho prima pensato di impostare l’articolo argomentando il mio più totale dissenso verso la norma sulla discriminazione territoriale, che ha già chiuso le curve di Milan, Inter, Lazio, Roma e adesso chiuderà nuovamente quella del Milan, in virtù di cori considerati “razzisti” nei confronti dei Napoletani e cantati da un imprecisato numero di “Ultras” (perchè nell’immaginario collettivo basta stare in curva per essere considerati tali). Ce ne sarebbe da scrivere per ore e ore della nuova forma di repressione adottata dallo Stato Italiano, che sta solamente colpendo masse di tifosi che si vedono costrette a non entrare allo stadio, ma lo lascio fare a chi Ultras lo è veramente. Poi mi è stato inoltrato il comunicato della Curva Nord dell’Inter relativamente alla nuova squalifica della curva milanista, e allora ho deciso di condividere con voi un altro tipo di ragionamento.

Mi è piaciuto il comunicato, seppur sono scettico sull’effettiva utilità. Nel senso che si sostiene che, siccome è assurdo considerare un determinato fatto un “reato” (reato è parola grossa, ma poichè parliamo di un comportamento che una norma precisa stabilisce essere proibito, la parola “reato” è quella che più rende l’idea), si chiede che tutte le curve compiano questo “reato” come forma di protesta. Il fatto possa essere personalmente scettico non vuol dire che l’auspicio della Curva Nord di Milano sia sbagliato a livello concettuale. Occorre solo considerare il fatto che l’eventuale conseguenza (chiusura delle curve) sia totalmente inefficace agli occhi della massa, e provochi solo quello che qualcuno in realtà vuole.

Ma a prescindere da queste mie considerazioni, penso che la Curva dell’Inter con questo comunicato abbia aperto la strada ad una grande occasione per i movimenti ultras in Italia: ricompattarsi dopo un’evidente spaccatura sul tema della tessera del tifoso che, come ho scritto più volte, è stata per me il motivo principale della sconfitta degli Ultras stessi nella battaglia contro le Istituzioni nei confronti della Fidelity card e i biglietti nominativi. Nel momento in cui la maggior parte delle tifoserie italiane hanno deciso di tesserarsi, i duri e puri hanno smesso di essere un campione numericamente importante e pericoloso per il sistema, tale da portarlo a prendere in considerazione la possibilità di cambiamenti.

Non so quale forma di protesta sia più efficace o in che termini combattere questa nuova battaglia, so solo che il movimento Ultras in Italia non può permettersi di perdere anche questa sull’abolizione del reato di discriminazione territoriale, e soprattutto non può più spaccarsi ora. Un movimento Ultras importante e coeso può essere la sola risposta concreta ad un Paese che sta facendo di tutto per combattere lo stadio. Se perdono gli Ultras, perdono anche i tifosi come me, che vivono per lo stadio.

Questa è la mia speranza, forse utopica. Ma non impossibile. Stanno distruggendo la nostra passione, non possiamo stare sempre a guardare, non possiamo dividerci sempre.

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