sassuolo settembre 23

Meno squadre, più competitività

Vedendo Sassuolo Inter di ieri, e soprattutto guardandola non solo con gli occhi di quello che dice “l’Inter deve asfaltarli”, ma anche con quello che conosce bene la storia dei neroverdi e cosa sia la serie B, ho provato una certa rassegnazione per un ulteriore aumento del gap tecnico tra la serie A e la serie B. E’ un trend in crescita, quasi irrefrenabile, che non sta facendo assolutamente bene al calcio italiano.

Partiamo da un primo dato di fatto: l’Inter ieri ha giocato alla grande. Sta acquisendo una solidità che nel recente passato era pura utopia, basti pensare che negli ultimi due campionati fece zero punti contro Siena e Novara, entrambe poi retrocesse alla fine dei rispettivi campionati. Quindi il Sassuolo ha trovato un’altra Inter. Detto questo, mi rendo conto viene difficile ragionare con una platea che ride solamente nominando la parola “Sas-suo-lo”, e che l’ha già candidata a ruolo di squadra materasso però, è bene sottolinearlo, la squadra di Di Francesco gioca questa serie A meritatamente, dopo un anno di calcio spettacolo, dominando lo scorso torneo cadetto dalla prima di campionato (ebbe solo una flessione nell’ultimo mese, a promozione di fatto raggiunta), e mostrando una forza di collettivo e una solidità invidiabili. Vedendo il Sassuolo giocare lo scorso anno, veniva automatico dire “è una squadra di categoria superiore”. In questo mercato, a differenza di quanto fece il Novara post promozione in A, si è rinforzato ulteriormente, mantenendo l’ossatura dello scorso anno ed aggiungendo giocatori tipo Floro Flores, Schelotto, Ziegler e Acerbi che non saranno utili se punti allo scudetto, ma in categoria ci stanno eccome. Eppure, la sensazione avuta vedendoli già tre volte quest’anno, è quella di una squadra inadeguata per un campionato come quello della massima serie. Mi si può far notare che Livorno e Verona, altre due che arrivano dalla B, hanno già rispettivamente 7 e 6 punti, ed è vero. Però ricordo che il Pescara lo scorso campionato al giro di boa ne aveva 20, in perfetta media salvezza, poi nel ritorno naufragò. I conti facciamoli alla fine.

Come dicevo, c’è un gap tecnico (ma anche fisico) medio tra le due categorie che si sta allargando sempre di più. E se notate bene, anche all’interno della stessa serie A, si sta creando un divario tra cinque e sei squadre e il resto che è sempre più importante. Tutto ciò causa due problemi: diminuzione della competitività e peggioramento dello spettacolo (a meno che siete del partito che dice che vedere sette goal è spettacolo puro).

Problema numero uno: ci sono troppe squadre. 20 in A e 22 in B è follia. Questo porta inevitabilmente ogni anno ad un numero di partite esorbitante, con conseguenti cali e turnover che abbassano il livello medio generale. Ci fosse una super serie A da 16 squadre e una sorta di A2 a 18, aumenterebbe lo spettacolo e la qualità dei campionati, anche perchè aumentando il livello della serie B si riuscirebbe a far si che le squadre promosse siano competitive. Fortunatamente in Lega Pro (2 gironi in Lega pro 1 e 3 in Lega Pro 2 è cosa da ricovero in ospedale psichiatrico) se ne sono accorti e unificheranno le categorie, e questo è un bene.

Problema numero due: divario finanziario troppo importante. Chiariamoci subito: il problema non è che l’Inter ha l’indonesiano, il Milan Berlusconi, la Juve gli Agnelli e il Napoli De Laurentiis. Meno male che c’è ancora chi investe milioni nel calcio. Il problema vero è che le tre squadre che vengono promosse in A si trovano un budget formato da diritti televisivi, introiti, ridistribuzioni e proventi che è meno della metà rispetto ad altre formazioni che in A lotteranno con loro per non retrocedere. Se il Sassuolo incassa 10, e un Chievo del caso ne incassa 22, voi capite che le carte in tavola sono differenti. Fateci caso, guardate le squadre che salgono in A e che poi si salvano, vedrete che sono solo formazioni già storicamente in A, ma che comunque hanno investito ingenti milioni (guardate la Samp cosa ha speso lo scorso anno di ritorno dalla B). Le altre non hanno mediamente scampo.

Problema numero tre: divario di stipendi troppo elevato, destinato ad aumentare col tetto salariale della B. Questo significa che, sempre per usare l’esempio del Sassuolo, gran parte del budget verrà impiegato per adeguare i contratti dei giocatori, visto che sicuramente il giorno dopo la promozione i procuratori busseranno alla porta della Società per l’aumento. Occorre rivedere il concetto di tetto salariale come sostenevo qui, e magari estenderlo alla A.

In realtà il discorso è più complesso e comunque è inevitabile che esistano squadre più forti ed altre scarse, ma personalmente penso che se si lavorasse su questi tre punti, magari non assisteremmo più ad un Sassuolo Inter 0-7, ma vedremmo campionati più livellati e tecnicamente più elevati. L’esempio Spagna, con 2 top team che danno 30 punti a quelle che si piazzano in Europa League, non può essere un modello vincente da copiare.

Io penso che Sassuolo e Livorno siano spacciate quest’anno. Lo dicono i bilanci. Hanno investito meno, e hanno un monte ingaggi più basso delle altre. E penso che il Verona ce l’avrà dura. Ma si sa, io di calcio non ci capisco una mazza, per cui, fossi in voi, un cippino alla Snai  sulla loro salvezza ce lo metterei

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