sales settembre 17

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Il mio concetto di mentalità

In questi tempi di crisi e di vacche magre è molto gettonato il tema degli aiuti e delle sovvenzioni, sotto forma di sconti ed incentivi, da parte delle Società per l’acquisto di abbonamenti e di biglietti. In realtà è una questione abbastanza antica, ma le difficoltà ad arrivare a fine mese la fanno diventare di attualità.

Più volte mi è capitato in passato di confrontarmi con esponenti di Società di calcio, che concordano sempre sull’importanza e necessità di venire incontro ai tifosi, salvo poi scontrarsi con due problematiche fondamentali: le esigenze di bilancio, e le leggi attuali che, di fatto, proibiscono alle Società stesse di “sovvenzionare” i tifosi. La mia riflessione di oggi vuole partire proprio da questo ultimo punto, il più delicato: “sovvenzionare i tifosi”. Non dico fosse all’ordine del giorno, ma nelle trasferte di 15-20 anni fa, dove non esisteva biglietto nominativo, non esistevano controlli, vincoli ed imposizioni, era molto probabile che qualche gruppo di tifosi riuscisse ad ottenere il biglietto gratis, se non addirittura il bus pagato. Si diceva fosse interesse delle Società avere i propri tifosi al seguito, e quindi che queste dovessero venire incontro ai propri tifosi. Sono passati i tempi, ma certi usi e costumi no. Sarei falso ed ipocrita se sostenessi che al giorno d’oggi, in termini assoluti, non girassero più biglietti gratis. La differenza è che mentre prima veniva fatto alla luce del sole, oggi è più nascosto, quindi molto più selettivo e certamente non è più una prassi consolidata. Probabilmente molte Società non regalano più nulla. Senza pretesa di fare la morale a nessuno o voler passare per ipocrita, sono sempre stato un po’ scettico verso il concetto di “sovvenzione al tifoso”. Questo perchè per me l’essere tifoso prevede una dimensione personale basata sulla passione, sulla motivazione e sull’amore di una maglia che non può essere oggetto di compravendita da parte di nessun esponente della Società. Mi rendo però conto che, seppur sono ben lontano dal vivere nel lusso, sono ancora fortunatamente nelle condizioni di potermi permettere un abbonamento e diverse trasferte all’anno. Molti no, e un aiuto può solo far piacere. Ammetto anche che, in passato, ho usufruito anche io di aiuti, o che, per esempio, se qualcuno mi avesse detto “ti sei sbattuto per Avellino, i 15 euro di biglietto stadio te l’offriamo noi come ringraziamento” avrei accettato e ringraziato. Ma ci sono due differenze fondamentali: per prima cosa non sarebbe stata una richiesta partita dal sottoscritto, e soprattutto non mi avrebbe comprato. Perchè il problema sta anche proprio in questi termini: quanti tifosi, alla lunga, riescono a non farsi comprare?

Non mi sto riferendo a nessuna tifoseria in particolare, o forse mi riferisco a tutte, comunque secondo me c’è una linea di demarcazione molto stretta tra il chiedere un aiuto e approfittarsene dello stesso. E ciò che ti consente di oltrepassare o meno questa linea è una sola parola: mentalità. Troppe volte nella mia vita ho visto tifosi apparentemente molto accesi e motivati, che però son durati il tempo delle vacche grasse dei regali. Mi paghi il biglietto vengo e tifo, non paghi sto a casa. Se questo è dovuto a problemi economici, nulla da dire, ma so perfettamente che non è sempre così. Non ho mai accettato la presunzione del pretendere un regalo dalle Società perchè una tifoseria deve a mio avviso essere sempre autonoma e indipendente e soprattutto non ricattabile. Quando una tifoseria si mette nelle condizioni di sentirsi dire “non potete contestare perchè vi abbiamo sempre aiutato”, è una tifoseria che non merita rispetto.

Ribadisco che non sto sostenendo che Società e Gruppi organizzati non possano dialogare, collaborare e che le Società non debbano a prescindere venire incontro ai tifosi. Dico solo che ci sono modalità differenti ed accettabili. Una tifoseria deve chiedere e pretendere ad esempio campagne di abbonamenti a prezzo iper scontato per i settori popolari, oppure abbonamenti gratis o a basso costo a categorie di tifosi dimostrabili e ben identificabili (Varese e Pescara per esempio regalano abbonamenti a disoccupati) o ancora offerte di 3 x 2 stile supermercato e magari omaggi ai bambini. Tutto il resto è un plus non dovuto. Coreografie comprese.

Ritengo di essere una categoria di tifoso non ben definita, nel senso che mi colloco in quel limbo per cui non posso essere considerato “ultras”, o almeno non lo sono inteso come la definizione che potrebbe fare Wikipedia di questa parola, ma sicuramente mi colloco ben oltre il livello medio di passione di un tifoso praticante normale. E quindi ho un mio personalissimo concetto di “mentalità”, non necessariamente condivisibile o corretto, ma questo è ciò che mi guida. Concordo sempre con la massa che critica la penuria di aiuti, ma nessuno mi convincerà mai del fatto che una scarsa attenzione all’aspetto economico possa allontanare del tutto un tifoso. Fatico ad accettare l’argomentazione “il settore ospiti costa 17 euro, sono dei ladri, non vengo”, perchè invece se il costo fosse stato 14 euro avresti fatto la trasferta? Non si possono fare tutte, si devono fare delle scelte, nessuno discute questo. Ma un conto è fare una scelta ponderata in base alle proprie disponibilità, e un altro è usare la scusa del costo per stare sul divano. L’importante è non confondere mai i ruoli e gli obiettivi: una Società deve operare nel rispetto delle proprie disponibilità nell’interesse della squadra e a tutela della tifoseria, la squadra deve dare l’anima per onorare la maglia che indossa e i tifosi devono tifare incondizionatamente.

Il tifoso che critica e contesta ma è allo stadio grazie ad un accredito (e senza di quello sarebbe altrove a pensare ad altro) non è un tifoso che mi rappresenta.

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