Più fatti, meno marchette.

Quando in edicola questa mattina il Barba stava già tirando Santi e Madonne perchè ieri non è riuscito ad acquistare i biglietti per Brescia (generici problemi tecnici), e Pippo segnalava di un’intervista al Presidente del Coni Malagò che denuncia gli enormi problemi, burocratici e non, che i tifosi devono affrontare per acquistare i biglietti, mi son detto “era ora!“. Quante volte ne abbiamo parlato qui sul blog delle follie partorite dalla burocrazia italiana sul tema biglietti, e leggere addirittura il Presidente del Coni esporsi in prima persona poteva rappresentare un primo passo verso un miglioramento. Poteva. Perchè leggendo l’intervista sono rimasto un po’ deluso.

Parte bene:

“Bisogna far sì che in un paese civile chi vuole andare allo stadio con suo figlio non debba avere tutte le complessità burocratiche che esistono – aggiunge-. Questo non vuol dire che dobbiamo tornare a non sapere chi entra negli stadi, ma tutte queste restrizioni e complessità devono finire”.
Compresi i biglietti nominativi introdotti nel 2005. “Si è voluto fare un provvedimento in un momento in cui c’erano oggettivamente molte difficoltà – ricorda il numero uno del Coni -. E, non so se necessariamente, si è passati da un estremo all’altro. Adesso secondo me non può essere che questa regola vada avanti all’infinito”.

C’è poco da commentare, ha fatto centro.Tralasciando il discorso tessera del tifoso (che poi lo so che un integralista mi ribatterebbe sul fatto che invece la questione sta tutta lì, ma vabbè), assistere ad una partita di calcio, in particolar modo ad una della massima serie, è quasi sempre possibile solo dopo pianificazione preventiva di qualche giorno e acquisto in prevendita dei biglietti. Svegliatevi una volta a mezzogiorno della Domenica, realizzate che vi è venuta voglia di andare a San Siro a vedere l’Inter (o all’Olimpico a vedere la Lazio se preferite), perchè “una partita all’anno me la voglio andare a vedere, non fa nemmeno freddo” , e ditemi a che minuto dopo l’inizio riuscite ad entrare, posto che ci riusciate e non desistiate prima. E’ il sistema che non funziona. Quindi che facciamo?

Occorre ammodernarsi, dando magari impulso alla proposta di legge sugli stadi. “Si sposa in pieno con il mio auspicio che più prima che poi si riesca a chiudere la partita sulla legge sugli impianti – conclude Malagò -. Con gli stadi nuovi, tutto questo quasi automaticamente si risolve”.

Non c’è niente da fare. Un uomo che è seduto su una poltrona di potere, e che probabilmente negli ultimi 20 anni non si è mai acquistato un biglietto, non può farsi portatore di una proposta di cambiamento che sia sensata e che vada a “rompere” un sistema voluto ed implementato da chi certamente non paga di tasca sua per andare allo stadio. Sarò particolarmente prevenuto io, ma nelle parole di Malagò, che sfrutta il disagio dei tifosi, leggo la solita intervista marchetta per mettere pressione all’ambiente politico affinchè approvi una legge sugli stadi, per la quale gravitano interessi clamorosamente più importanti e redditizi di qualche decina di migliaia di tifosi in Italia. Attraverso queste poche righe mi piacerebbe che Malagò spiegasse come uno stadio di proprietà risolverebbe la burocrazia dei tifosi, se questa è causata da una serie di leggi e, soprattutto, da soggetti e organismi (quali l’Osservatorio) che sono indipendenti dallo stadio stesso. Mi piacerebbe che Malagò venisse a conoscenza della storia di Stefano di 4 anni, figlio di un abbonato del Novara, che nell’ultimo Juventus Novara del campionato di serie A 2011/2012 (quindi in uno stadio di proprietà), residente nel Vco, quindi fuori dalla provincia di Novara, stia ancora attendendo dopo due anni e mezzo una risposta ufficiale da qualcuno, in merito alla domanda “mio figlio di 4 anni entra regolarmente al Silvio Piola gratis in quanto di età inferiore ai 6 anni e quindi non ha necessità della tessera del tifoso, risiede in una provincia diversa da quella di Novara e quindi il CAMS ha vietato la vendita dei biglietti a casa nostra, io e mia moglie abbiamo regolare tessera del tifoso, possiamo far entrare nostro figlio nel settore ospiti?”. Mi piacerebbe che Malagò chiedesse alle Società di calcio di tornare a gestire la vendita dei biglietti per le trasferte, nei limiti e con le norme stabilite dalla legge, ma che non si debbano cercare ristoranti, tabaccherie, farmacie e agenzie viaggi in città differenti dalla propria per acquistarli. Mi piacerebbe che Malagò facesse proposte serie ed argomentate e non un populistico:

“non vuol dire che dobbiamo tornare a non sapere chi entra negli stadi, ma tutte queste restrizioni e complessità devono finire”

perchè sostenere che si debba continuare a schedare chi entra in uno stadio ma contemporaneamente togliere il nominativo dai biglietti è un po’ come dire che io vorrei percepire ancora il mio stipendio ma non lavorare più. Mettiamo un microchip sottopelle ad ogni tifoso?

Non cambierà mai nulla. Otterranno questa legge negli stadi prima o poi, avremo magari due o tre stadi di proprietà in più. Quando poi le Società si accorgeranno che non guadagneranno di più, quando Galliani si renderà conto che con lo stadio di proprietà il suo Milan continuerà a non essere competitivo rispetto alle inglesi e alle spagnole (strano che Malagò non abbia sostenuto nell’intervista che in Europa non vinciamo più perchè non abbiamo gli stadi di proprietà) e quando la televisione avrà rubato gli ultimi irriducibili, arriverà qualche Sociologo a spiegarci che, in fin dei conti, è solo un problema culturale. Che “in Italia non c’è la cultura dello stadio”

Insomma, la colpa è sempre dei tifosi.

stadiovuoto