Avellino, maledetta Avellino

1700 Km in 28 ore, 12 ore di giorno attraversando la penisola a suon di mozzarelle di bufala, soppressa, pane, pizza, fiaschi di vino, e una notte tentando di dormire con un climatizzatore del bus tarato per raggiungere le temperature esterne della Siberia a Gennaio. Prendersi del rimbambito da una buona fetta di popolazione mondiale per andare a vedere una partita di calcio nel profondo sud, e perdere due a uno dopo una discutibile prestazione dei tuoi giocatori. Questa la sintesi del mio week end calcistico, inutile a dirsi, uno dei più belli della mia vita.

Dobbiamo fare 1700 Km, ti aspetti un bus ultramoderno, invece realizzi subito che non viaggerai sui soliti torpedoni trentennali, ma solo su uno che ne avrà solo 20. Poco male, ho imparato con l’esperienza che i bus sono come gli aerei da trasporto: devi avere paura solo da nuovissimi e poi quando muoiono definitivamente. Per tutta la vita residua in mezzo, e per l’infinito numero di km che percorreranno, vai tranquillo. Il problema è non esserci sopra quando morirà definitivamente, ma qualche “medico” esperto di motori compagno di viaggio ha certificato, ascoltando il rumore del motore, il buono stato di salute generale, quindi tutti tranquilli. Bene, parte l’avventura. Da buon polentone del nord, ho girato per quasi tutta Europa e ho visto diversi luoghi oltreoceano, ma ho visto poco il Sud Italia, e quel poco, l’ho raggiunto sempre in aereo. Per cui sono partito portandomi dietro tutto il bagaglio di luoghi comuni che un “Piemontese falso e cortese” come me può vantare: “chissà che strade di merda dopo Roma, chissà che città del cazzo Avellino, non giriamo là che ci rapinano, i tifosi ci faranno il culo, ecc ecc.”.  Tutte cazzate. Enormi cazzate. Arrivi ad Avellino con tre corsie (più quella di emergenza) nuove che sono una meraviglia, sosti a Caserta in un autogrill nuovo e luccicante, con bagni pulitissimi, a differenza di certi che incontri nel profondo nord e nei quali ti puoi prendere qualsiasi malattia venerea a caso, e il viaggio è pure piacevole perchè vedi dal finestrino qualche luogo davvero notevole, a differenza delle centinaia di capannoni industriali che ti accompagnano quando sei sulla A4.

Dopo 12 ore di pullman, alcune delle quali spesi in Autogrill o ad irrigare con la pipì la vegetazione adiacente alle piazzole di sosta (è una legge della natura, se bevi poi fai plin plin, lo dice anche la Chiabotto), arrivi ad Avellino. Non ti aspetti certo il luogo più bello d’Italia (e infatti non lo è), ma non trovi nemmeno un luogo così brutto come immaginavi alla partenza. Ci sono solo 2 segnali evidenti che ti fanno capire di essere in profondo Sud: la totale avversione al casco dei motociclisti, e una jeep bianca con bandiere del Vaticano che trasporta un quadro di 2 metri con su la Madonna. Per il resto, fa pure più freddo di quando sei partito. Alla prima rotonda c’è il comitato di benvenuto della Polizia che, dopo un tour fatto ad hoc per tirarla per le lunghe e durante il quale hai immaginato si giocasse a Salerno invece che ad Avellino, ti scorta nel parcheggio ospiti: un rettangolo delimitato da una cancellata e un manto asfaltato da poco. Il maresciallo capo, ti aspetta col sorriso e ti dice “Signori c’è un bar tabaccheria, chennesò, se volete comprare le sigarette lì trovate tutto”. Tabaccheria dentro il parcheggio ospiti? Comprare sigarette quando tutte le volte che devi entrare in uno stadio devi imboscare gli accendini? Vabbè, entriamo.

Sono sempre stato orgoglioso della mia novaresità. Andare in trasferta e fare il primo coro secco “Novara, Novara Novara…” è una delle cose più belle che si possono fare. Ripaga di ore di viaggio. Però, inutile negarlo e non ammettere ciò che è evidente, un conto è farsi un’ora di bus e cantarlo a Bergamo o Brescia, e un conto è lanciare il coro quando sei in meridione. E’ un po’ come dormire sulla propria utilitaria o dentro un cinque stelle di lusso, se hai sonno dormi comunque, ma in albergo è più appagante. E così è stato per me, il nome della mia città lo scandisco ovunque, ma farlo in Campania, dove la maggior parte della gente del posto non sa nemmeno dove sia la tua città, è tutta un’altra cosa. Loro grande curva. Da loro vedi come normalità tutte quelle cose che da te ti porterebbero ad ottenere un Daspo. Tamburi, fumogeni e tutto ciò che potevi fare entrare negli anni 90 lì ci entra ancora senza problemi. Ed è bello che sia così.

E poi c’è la partita. Sei favorito (sulla carta), loro non hanno i campioni che hai te. Ho smesso da tempo di scrivere sul giuoco del calcio dal punto di vista tecnico. Non ci capisco una mazza io di trequartisti, regole del fuorigioco e diagonali. Capisco però perfettamente quando si gioca bene e quando si gioca male, e così, in una scala di valori che va dall’orgasmo alla diarrea, diciamo che siamo andati vicini a dover assumere la pasticca di Imodium. I ragazzi, per lunghi tratti, hanno fatto cagare. Inutile girarci intorno.

Due minuti dopo la fine sei gìà sul bus, il maresciallo capo dice “se non andate via subito, dovete rimanere qui fino a notte inoltrata perchè passano le macchine (!!) dove uscire voi”. Ok, il pullman è già lì coi motori accesi e si parte. “Meno male che siamo vicini a casa e torniamo in fretta” dico io ridendo, e nonostante tutto si ride tutti ancora. Fanno bene queste trasferte, ti “costruiscono” come tifoso. Perchè è facile fare un’ora di pullman e magari vincere. Un po’ meno farsene 12, veder perdere (male) e doverne rifare subito altre 12 per tornare nel tuo lettino di casa mentre, dal tuo aifon, leggi su internet le sentenze già emesse di tanti tifosi della tua città che stanno anche pensando “pensa te quei coglioni, sono andati fino ad Avellino per veder perdere, non hanno un cazzo da fare si vede”.

Alle dieci del mattino ero a casa. Come promesso tonico e fresco come una rosa (beh in realtà per esserlo ho fatto una doccia, ma sono solo particolari, dai concedetemelo). Alle undici meno un quarto stavo già spingendo il carrello al supermercato, e stavo facendo la mia spesa, come una Domenica normale. Questo per dire che non si muore ad alzare il culo e fare qualche trasferta un po’ più lunga dei 25Km di Vercelli. E’ la testa che comanda tutto, e quando hai la compagnia giusta e la passione, non hai limiti.

Perso 2 a 1? Machissenefrega, a me sembra di aver vinto la Champions League.

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Sono uno di questi qui.

(foto trovata su diversi profili di Facebook)