Sempre carico, sempre pirla.

Non ricordo un periodo di stop al blog così lungo. Cinque settimane di voluta assenza, senza scrivere nessuna delle mie solite pippe mentali da “inutile invasato” come qualcuno mi ha tempo fa definito, nonostante avessi da raccontare di qualche viaggetto veloce sui monti per vedere partite. Poco male, fa bene staccare la spina ogni tanto. In questo periodo di mutismo e stitichezza artistica, per esempio ho incontrato e conosciuto Alessandro Bianchi, ex ala dell’Inter dei record di Trapattoni. Premesso che il ragazzo sembra abbia ancora 25 anni, poichè dotato di un fisico asciutto e lo sguardo da ragazzino, mi sono permesso di fargli notare, dopo averlo visto giocare in spiaggia, che se tornasse adesso nell’Inter molto probabilmente giocherebbe ancora, e panchinerebbe qualcuno che ora indossa la maglia nerazzurra. Ovviamente non ha confermato, ma il suo ghigno e l’occhio luccicante autorizza me a credere di aver fatto centro. Bianchi, insieme a qualche altro ragazzino che si chiamano Rizzitelli e Agostini, si sono inventati il footvolley, una versione di beach volley 2 contro 2, dove però si usano solo piedi, petto e testa. Rete alta 2 metri e 20, campo lungo 9 e palla che non deve mai cadere. Provate a voi a giocare sulla sabbia su un vero campo di footvolley e, posto che riusciate a scambiarvi la palla al volo per tre volte col vostro compagno, venite a raccontarmi se siete ancora in vita o stramazzati al suolo dalla fatica.

Nel frattempo c’è stato il sorteggio del campionato. Prima di questo importante momento, ho dichiarato agli amici di avere due trasferte come priorità per quest’anno: Trapani e Avellino. La prima meta è dovuta al fatto che, negli ultimi anni, ho più volte visto in tele i playoff dei Siciliani e, con tutto rispetto per i Trapanesi, mi è sembrato uno stadio molto singolare, posto in uno scenario e ambiente inverosimile rispetto alla normalità degli impianti del Nord Centro Italia e con una tifoseria accesa. Lì dentro ci devo entrare prima o poi è sempre stato il mio commento. La seconda, invece, perchè da sempre quando leggo il nome della squadra irpina l’associo al film eccezzziunale veramente, dove Franco e i suoi amici, per tentare di pagare un debito astronomico frutto di spese sostenute a fronte di un tredici milionario (falso), scommettono 20 milioni sulla vittoria dell’Avellino contro l’Inter. Per essere certi del risultato, affrontano il viaggio della speranza su un treno dove avrebbero dovuto trovare l’arbitro e corromperlo. Risultato finale Avellino Inter 0-5.

Ecco, siamo in tema di viaggi della speranza. Trapani e Avellino non sono trasferte facili. Sono distanti anni luce da dove abito io, ed eventuali anticipi o posticipi possono renderle off limits. Il sorteggio del calendario dice Avellino Novara alla prima di campionato. Trasferta improbabile, difficilissima da organizzare, quasi impossibile organizzarla quando stai partendo per il mare. In 5 settimane di assenza dal blog una cosa non è cambiata: sono sempre carico e sempre pirla. Perchè solo uno estremamente carico e inevitabilmente pirla può, da sotto l’ombrellone, organizzare una trasferta come questa. Decine di telefonate, centinaia di whatssappate, mail e via: trasferta organizzata in bus. Si parte al mattino di buon ora del Sabato, si vede la partita, e si torna di notte, in modo da essere presente a metà mattina della domenica, al caffè e alla spesa al centro commerciale fresco come una rosa. Queste cose si fanno solo così, se ci pensi troppo non le fai. O si o no, senza troppe pippe mentali. Cuscino dietro per la notte, zaino coi viveri, sciarpa e tanta folle passione.

Non so come finirà questa partita ma sono certo che il risultato sarà come sempre una sola delle componenti della giornata. Ci sono dieci ore di bus con altra gente come me, Bologna, Firenze, Roma e Napoli da attraversare, l’autogrill di Sandri da visitare per lasciargli la sciarpa del gruppo, risate, cantate, sonni ed ovviamente un bell’articolo da pubblicare sul blog a futura memoria. Ve l’ho detto: sempre carico, sempre pirla.