Pullman, maledetti pullman (Ciao Andrea)

Dovrei scrivere dell’ultima trasferta dell’anno, ma l’incidente successo questa mattina al pullman dei tifosi Bresciani con la morte del giovane ragazzo impone una riflessione immediata. Il tema dei pullman per i tifosi è un argomento che mi sta particolarmente a cuore, perchè mi vede coinvolto in prima persona in numerose organizzazioni di trasferte. Il problema dei bus per i tifosi è un problema serissimo, che tocca aspetti quali la sicurezza personale sui quali non bisogna scherzare mai. Non si sanno ancora bene le cause e la dinamica dell’incidente, per cui non è nemmeno scontato che la denuncia che vorrei lanciare in questo spazio sia coerente con quanto successo in quel dannato momento in cui il pullman si è ribaltato e, magari,  non sia colpa solo del fato. Ma appunto, prescindendo da questo fatto, è ora che se ne parli.

Da un punto di vista della comodità, non è assolutamente paragonabile la tranquillità del poter effettuare una trasferta organizzata rispetto ad una coi mezzi propri. Si abbassano notevolmente i costi, si riduce tantissimo l’eventualità di scontri e problemi con le tifoserie avversarie perché si viene scortati direttamente fino all’ingresso del settore ospiti e riportati a fine partita in autostrada, e ci si può permettere di vivere una giornata in totale relax, perchè non si è costretti a vivere lo stress dell’affrontare un viaggio di ritorno rischiando pure multe ed autovelox e guidare con qualsiasi condizione atmosferica o stradale. Tutto questo si può riassumere con una sola parola: sicurezza.

Bene, datevi da fare allora; presentatevi come responsabile di un qualsiasi gruppo di tifosi ad una qualsiasi compagnia di trasporti e chiedete qualche preventivo per una trasferta. Che succede? Succede che prenderete una serie infinita di pali in faccia. Vi troveranno qualsiasi scusa, dalla banalissima “abbiamo tutti i veicoli occupati, ci dispiace” alla sempre gettonatissima ma onesta “non diamo pullman ai tifosi, ci dispiace, perchè lo rompete tutto”. E non pensate che sia sprovveduto, perchè in occasione di una trasferta passata e particolarmente seguita, a fronte dell’ennesimo rifiuto di una compagnia con una flotta di bus dichiarata in oltre 60 unità, ho fatto chiamare la stessa compagnia dalla mia collega spacciandosi per “Luisa, capa animatrice della fantomatica Parrocchia di San Faustino di Novara che voleva organizzare due bus per Caravaggio”. In due minuti esatti aveva via email il preventivo. E quindi, un pirla visionario come me, che crede nel potere dell’aggregazione di un gruppo come può fare? Si rivolge a determinate compagnie. Dio benedica queste compagnie che consentono ai terribili tifosi di andare in trasferta, ma non è che lo fanno perché hanno scritto CARITAS sui loro bus. Sono due anni che giriamo l’Italia con tre pullman che hanno circa 30 anni di età, e oltre 1,5 milioni, ribadisco milioni, di km nei loro motori e vengono guidati da autisti abbastanza particolari, talvolta di nazionalità indefinita, e che difficilmente rilasciano la fattura a fronte di un preventivo in linea con le migliori. Prendere o lasciare. Vedete, ne parlavo proprio oggi coi miei amici del Gruppo Sezione, compagni di tantissime trasferte, magari l’incidente del pullman bresciano ha cause totalmente accidentali, però viene da pensarci sù. Se la tifoseria del Novara ha problemi a recepire pullman, chissà quella Bresciana, o Veronese o di qualsiasi altra tifoseria più calda. Immagino che anche loro viaggeranno su delle carrette a 4 ruote abbastanza datate, guidate da autisti poco esperti e non abili a gestire un pullman con 50 tifosi che, magari, non parlano a bassa voce e che devono tornare a notte fonda. Autisti magari obbligati, oppure volontari al fine di aumentare lo stipendio, a turni continuativi con poco margine di riposo. Deve scapparci il morto e la strage per poterne discutere oppure continuiamo con questa logica del tutelare i pensionati e gli Oratori a scapito dei tifosi?

Poi però succede che la crisi colpisce anche le compagnie fighe, quelle coi televisori che proiettano la visuale dell’autista per intenderci , che si accorgono che i soldi che pagano i tifosi valgono esattamente quelli di Luisacapa animatrice della fantomatica Parrocchia di San Faustino di Novara. Alcune di queste ti sparano preventivi maggiorati del 40% (che è un invito a farti dire no grazie) ed altri, come successo a me ieri, ti forniscono due bus ma, minacciando di non partire, ti fanno firmare un autocertificazione in base alla quale tu, giovane pirla capo gita, di impegni a garantire che: nessuno avrebbe rotto nulla, nessuno avrebbe tenuto un comportamento irriguardoso e provocatorio verso la tifoseria rivale, nessuno avrebbe urlato, nessuno avrebbe portato alcun tipo di bevande e cibarie a bordo, nessuno avrebbe sporcato e nessuno avrebbe fumato, previo pagamento di danni e multe. Ci mancava ci venisse chiesto di non respirare e poi le avevamo lette tutte. Dopo una contrattazione e discussione con gli autisti, vieni a sapere che “se bevete state male e noi dobbiamo pulire”. Certo, ma mi vuoi raccontare che nella tua carriera di autista passata a portare in estate i bambini delle parrocchie nei ritiri sui monti e i pensionati in gite culinarie nessuno ti abbia mai lasciato un ricordino dal proprio stomaco?

Come organizzatore di bus per i tifosi, rivendico il diritto di essere trattato come un qualsiasi cliente. Rivendico il diritto di avere pullman decenti, sicuri, guidati da autisti esperti, assumendomi la responsabilità di eventuali danni e di pagare qualora questi vengano causati da qualcuno, senza dove firmare assurde e umilianti autocertificazioni. Così come dovrebbe essere un normale contratto tra una compagnia di trasporti e i propri clienti trasportati. I tifosi sono prima di tutto essere umani. Persone che per lo più lavorano e faticano tutto il giorno. Non possono sempre pagare per tutti.

Ciao Andrea, giovane ultras, riposa in pace.

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