I pazzi e visionari (la rosa che non retrocede)

Questa storia parla di un gruppo di pazzi e visionari tifosi del Novara Calcio. E’ una storia vera, fatta da persone vere, ma voi, con un po’ di fantasia, potete cancellare la parola Novara e metterci quella della vostra squadra, perchè ogni tifoseria ha dei pazzi e visionari come quelli protagonisti di questo racconto. Io mi limiterò solamente ad omettere i nomi originali, e a romanzarla un po’, sperando di riuscire a trasmettervi quel messaggio di positività che ogni vero tifoso dovrebbe avere.

Tutto ebbe inizio nel Novembre 2012, nel piazzale dell’antistadio. Ugo, il primo protagonista di questa storia, era lì solo. Mancava ancora un’oretta all’inizio della partita, e lui, che è un po’ l’amicone di tutti, quello che ha sempre un sorriso e una parola buona per chiunque, era un po’ più cupo del solito. Il suo sigarillo si spegneva in continuazione e le parole non gli venivano fuori dalla bocca. Arriva Fausto, altra brava persona, con la sua bandiera ancora fatta sù. Non è uno che spende tante parole, e quelle che usa sono sempre pronunciate con un pizzico di timidezza e con un filo di voce, che se c’è confusione intorno non capisci. Subito dopo arriva anche “quello del lago”, il più scorbutico dei tre, ma solo in apparenza. Sembra uno di quegli allenatori di baseball che vedi nei film americani: tuta, scarpe da ginnastica, sempre pronto alla discussione e alla critica contro i tifosotti, che se non vinci spariscono e sembra godano nel dire “lo avevo detto io”. E poi c’è “l’americano”. Lui è un amico virtuale. Abita davvero dall’altra parte dell’oceano. Personalmente sono uno dei pochi ad averlo conosciuto in una delle rare occasioni che ha fatto ritorno in città, per cui posso testimoniare che esiste davvero. L’americano è un nick su un computer, ma è uno che lo prendi subito in simpatia, perchè quello che scrive non è mai banale, e soprattutto gli viene dal cuore. La squadra di calcio è forse il solo filo conduttore tra la sua vita attuale e le sue origini, che non vuole dimenticare. Ugo, Fausto, quello del lago e l’americano sono i 4 protagonisti principali.

Tutti e 4 erano tesi quella sera, in cuor loro provavano brutte sensazioni. La squadra era reduce da una brutta retrocessione e anche in questo campionato stava andando male. La Dirigenza era già al secondo esonero e sembrava in difficoltà. Tutto andava a rotoli, eppure, fisicamente o virtualmente, varcarono quel tornello pieni di speranza. Persero 1 a 0. I ragazzi non giocarono male, e il pareggio era il risultato più giusto contro una compagine molto più quotata e che stava in cima alla classifica. La classifica della squadra dei nostri 4 amici diceva invece penultimo posto, e quota salvezza lontanissima.

Fausto è quasi in lacrime. Scuote la testa; vorrebbe replicare alle migliaia di persone rassegnate che uscivano dallo stadio vomitando i loro “siamo ridicoli”, ma il suo carattere non glielo permette. Mi vede e mi dice “così è tutto più difficile. Bisognerebbe esaltare un po’ di più le cose positive, dare un messaggio di positività, lasciare da parte tutte le cose negative e concentrarci su quelle belle per uscirne tutti insieme”. Quello del lago è il più deciso “non si molla un cazzo” e Ugo, piuttosto abbattuto, pensa già alla prossima trasferta. La città ha invece emesso la sua sentenza: fallimento e sicura retrocessione. L’americano lancia abbracci virtuali. Darebbe la vita per essere lì a soffrire coi suoi amici, per abbracciarli, ma la distanza è troppa. “Io sono sempre con voi, appoggio qualsiasi Vostra iniziativa”. Già, iniziativa. Qualcosa si doveva pur fare. Ma cosa? Avessero potuto avrebbero giocato loro. Ma il loro compito era solo quello di tifare. La squadra non regalava più emozioni di cui era stata capace di regalare pochi mesi prima e la città li stava abbandonando, allora i nostri 4 amici decisero di svegliare la città mettendoci la faccia. Dissero: “noi non retrocediamo. E se la squadra retrocederà sul campo, noi ne usciremo comunque vincenti a testa alta”. Non esistevano più i se e i ma, e nessuna sfumatura. O Bianco o nero, o dentro o fuori. Chi ci credeva fermamente era chiamato ad esporsi col proprio nome e a difendere questa presa di posizione fino all’ultimo minuto di recupero. Da 4 diventarono subito 5, poi 6, 10, 20, 100. Era nata “la rosa che non retrocede”. Un gruppo di pazzi e visionari che, contro ogni logica ed evidenza, decise di crederci fino alla fine. Nacque così, nel piazzale dell’antistadio, e subito fu accolta dal comune sentire di tutti : dallo “stupore” di quelle sconfitte novembrine e dal “rigore” di non voler lasciare cadere la bandiera. La “Rosa che non retrocede” era il sogno di colorare di azzurro il mondo del pallone, e la propria firma sulla bandiera era il modo di raccontarne l’amore, non disgiunto dalla meraviglia e dell’onore di farne parte, che essa crea.

Nelle partite successive fu una processione continua di pazzi e visionari che firmarono la bandiera della propria squadra. Nel frattempo i ragazzi in campo iniziarono a vincere e a giocare bene. Partita dopo partita la classifica migliorò, e Ugo, Fausto, quello del lago e l’americano diventarono l’emblema di quella parte di tifoseria che ci ha sempre creduto, e che ha contribuito a risvegliare i cuori di una città caduta in letargo.

Questa storia era un po’ di tempo che volevo raccontarvela. Il campionato non è ancora finito, la squadra, da rischio retrocessione, rischia ora una promozione. Tutto può succedere, ma credo che comunque andrà a finire sarà solamente un dettaglio che verrà ricordato dalla statistica e dalla storia. Ieri Ugo, Fausto, quello del lago e l’americano hanno rivisto, dopo mesi, una sconfitta. Ed è per questo motivo che ho scelto proprio questo momento per pubblicare questo racconto. Era facile farlo dopo una vittoria, ma farlo dopo una sconfitta, per portarlo come esempio a chi si abbatte, a chi non ci crede, a chi non lotta e soffre insieme ai propri giocatori fino a quando la matematica non decreta la sua sentenza, sia il mio modo per ringraziare questi quattro amici, e gli oltre altri 200 tifosi, che ci hanno messo la faccia nei momenti difficili firmando quella bandiera.

La rosa che non retrocede ha vinto. Comunque finirà questa stagione.