A difesa dei “miei” daspati (i daspati non sono criminali)

Sono uno libero. Non scrivo sotto dettatura, non scrivo per far piacere a qualcuno, racconto emozioni e pensieri personali. Spesso racconto storie. Vere, storie realmente vissute in prima persona. Stasera vorrei scrivere della storia di 5 o 6 amici. Alcuni nemmeno si conoscono fra di loro, anzi frequentano pure curve diverse. Quali curve non importa. Mi interessano solo due cose: sono amici miei e sono gente come me. Ma stasera non posso dilungarmi coi soliti racconti precisi e puntuali. Certe cose non si possono dire, o comunque non è compito mio raccontarle ma, semmai, dei diretti interessati. Storie di daspo, di diffide piovute dal cielo in queste ultime settimane e, in un caso, piovuta insieme a dieci mesi di reclusione.

Questo blog non è apertamente contro la Polizia, le Questure e le forze dell’Ordine. Non lo è quanto meno a livello pregiudiziale e filosofico. Se devo criticarli lo faccio punto e basta, esattamente come posso criticare un giocatore o uno chef di un ristorante, ma la cosa finisce lì. Non sono quindi nemmeno uno che a priori difende il daspato, perchè nella mia vita ne ho viste tante, e dico che se uno, cinghia in mano, affronta un celerino, non è che poi possa lamentarsi se per 3 anni non potrà mettere piede dentro ad un impianto sportivo ma lo farà in un Commissariato a firmare. Ma queste persone le conosco. Bene. Alcune sono cresciute sugli spalti con me, uno addirittura posso dirlo di averlo visto quasi nascere. Conosco le loro storie, ero presente quando sono successi i fatti che gli vengono contestati e per i quali sono stati condannati.

Questa non è più giustizia, non è più prevenzione; questo Stato sta combattendo la passione della gente con forme sempre più simili a quelle utilizzate nei regimi. Persone a cui viene improvvisamente cambiata la vita, rovinata la fedina penale con conseguenti problemi. Ragazzi che magari abitano in paesini, dove la gente mormora e non si fa mai i cazzi suoi, e che si vedono la polizia coi lampeggianti fuori casa a consegnarti un provvedimento. Persone che si sono trovate nel posto sbagliato al momento sbagliato, e che hanno la colpa solo di essere conosciute poichè sempre presenti in casa e in trasferta. Tifosi che hanno pagato solo il fatto che quel giorno qualcuno dovesse pagare per forza, e che ora hanno addirittura paura a dire di essere daspati, perchè la massa stupida e idiota associa la parola “daspo” a “delinquente”.

Io ho paura. Non mi vergogno ad ammetterlo. Per me andare allo stadio è tutto. Non riuscirei a concepire la ma vita fuori da un impianto sportivo. Faccio tante trasferte, organizzo attivamente trasferte e gruppi di tifosi. Sono conosciuto. La Questura della mia città ci metterebbe dieci secondi a riconoscermi in una foto. Ma non ho mai dato nessun motivo valido alle forze dell’ordine di occuparsi di me. Non ho mai creato problemi anzi, quando la massa di gente che abbiamo portato in trasferta è stata elevata, ho collaborato pure con loro. Eppure troppa gente, e non per sentito dire ma perchè ne sono testimone, è stata daspata perchè faceva parte del mucchietto preso a caso. In quel mucchietto potevo esserci io, anzi c’ero di sicuro. Non prenderò mai una diffida perchè mi beccano fare invasione, scavalcare un tornello o menarmi con un poliziotto, su questo ne sono certo. Ma non sono più certo di nient’altro.

Vi chiedo un favore cari lettori. Non prendete questo articolo come una “marchetta” ai no tessera, agli ultras o a qualche amico. Se non capite piuttosto non giudicate. Io sono veramente scioccato e spaventato per una situazione che vedo espandersi a macchia d’olio e per la quale non posso fare molto, se non quello di starmene a casa sul divano. Ma questo non succederà mai.

Amici miei, per quel che conta, io sono con Voi. Lo so che non siete criminali, non lo dovete certo venire a raccontare a me.

nostadio